NON ESISTONO PIU’ BARRIERE ALLE SCHIFEZZE

15 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Che cosa avrebbe detto Enrico Berlinguer del cotechino emiliano in Polinesia? La domanda vi sembrerà surreale, ma proverò a dimostrarvi che non è così. Dunque, molti ricorderanno che lo scomparso leader del Pci era uomo di vita sobria. E più volte aveva invitato gli italiani all’austerità. Dagli spalti delle Botteghe Oscure, ‘re Enrico’ vedeva che, nel nostro paese, troppi vivevano da cicale. E aveva tentato di fare della formica uno dei simboli della moralità comunista. Senza grandi risultati, bisogna ammettere.

Adesso leggo sul ‘Giornale’ dell’8 agosto, una notizia sino a oggi mai smentita. La Regione Emilia-Romagna, la rossa per eccellenza, dove immagino che Berlinguer sia sempre un’icona venerata, ha sponsorizzato una trasmissione televisiva della Rete Tre Rai. È ‘Velisti per caso’, dei bolognesi Susy Blady e Patrizio Roversi. Prima di veleggiare per mari esotici (Cuba, Polinesia, Caraibi, Tahiti) la coppia ha ottenuto uno stanziamento regionale di 516 mila euro, un miliardo di vecchie lire. Sì, un bel miliardozzo, immagino già versato dall’Azienda di Promozione Turistica della Regione Emilia-Romagna.

Come mai? Lo scopo era, e forse ancora è, di fare della barca Adriatica di Susy e Patrizio “un consolato galleggiante dell’Emilia-Romagna, per esportare i colori, ma soprattutto i sapori della tradizione emiliana”. I Velisti per caso hanno giustificato così il miliardo: “Saremo i messaggeri dell’Emilia-Romagna intorno al mondo”. E in quanto tali, parleranno dovunque delle ricchezze della regione. Segue un elenco che cito alla rinfusa: Giuseppe Verdi, il parmigiano reggiano, Fellini, la Ferrari, la piadina, il cotechino, il prosciutto, i pedalò, i tortellini, gli asili nido, la Linea Gotica, Predappio, il Duce, il Pci e via enumerando.

Sarà contento, ‘re Enrico’? Chissà. Comunque, la storia del consolato galleggiante con un gettone miliardario è appena una delle tante che emergono da un’inchiesta giustamente martellante cominciata da ‘Libero’ di Vittorio Feltri e Renato Farina, a cui si è aggiunto ‘Il Giornale’ di Maurizio Belpietro, dal quale abbiamo tratto la vicenda di ‘Velisti per caso’, scritta da Massimiliano Lussana. È poi scesa in campo, ma svogliatamente, ‘l’Unità’. Diciamo due quotidiani e un quartino. Sufficienti però a mostrarci che Sprecopoli (l’immagine è mia) non è soltanto un cancro delle giunte di centro-sinistra, bensì un male che corrode gran parte degli enti locali italiani, oltrechè l’amministrazione statale.

Come era avvenuto con Affittopoli, il bubbone messo allo scoperto sempre da Feltri, anche Sprecopoli è un Vajont di nefandezze (etiche e di stile, se non giuridiche). Sono storie che lasciano sgomenti, che fa male leggere e turbano chi come il sottoscritto è rimasto tanto ingenuo da aggrapparsi a un’illusione. Quella che la sinistra sia migliore della destra, almeno per il rispetto da portare al denaro pubblico, ai soldi che i cittadini danno al fisco. La verità è un’altra: non esistono più barriere alle schifezze. E sinistra e destra si sono già omologate nell’impresa di spendere e spandere, con stupida arroganza.

Nel serraglio di Sprecopoli ce n’è per tutti. A cominciare dalla Regione Campania e dal suo governatore Antonio Bassolino. Un comitato di studiosi strapagati non si capisce bene per cosa. Un altro comitato per creare un’enoteca che valorizzi il vino regionale. Un lussuoso ufficio a New York affittato a 500 mila euro l’anno. Ma anche in altre regioni non si scherza. Le Marche pagano per avere un meteo locale e per una ricerca sulle fonti musicali regionali. La Sicilia ha stanziato 103 mila euro per far comporre l’inno della regione.

Quasi dovunque c’è una dilatazione folle degli uffici stampa. La sola Lombardia, del governatore Roberto Formigoni, spende per la comunicazione 7 milioni di euro all’anno, quasi 14 miliardi delle vecchie lire. La Toscana si limita a 4 milioni, 8 miliardi di lirette. Ma in compenso paga l’ex brigatista Giovanni Senzani perché indaghi sulle carceri. Il Comune di Firenze ha buttato 14 mila euro per uno studio sull’immagine del sindaco. Sempre a Firenze, una circoscrizione ha bruciato 8 mila euro per avere un ‘consigliere filosofico’. Anche a Roma (Comune e Regione) i consulenti dilagano. Sempre a Roma, la Provincia del margherito Enrico Gasbarra sgancia 72 mila euro l’anno per i suggerimenti di uno che se ne intende: Maurizio Costanzo, beneficiato anche dal Comune di Genova. E qui mi fermo, per non farvi soffocare dal disgusto.

Ormai siamo la Repubblica fondata sulle consulenze d’oro, pagate agli amici politici, ai clienti, a chi bisogna tener buono. E i sindaci e i presidenti che le pagano, poi piangono perché il governo affama gli enti locali. Caro Ulivo, vuoi un consiglio per il tuo mitico programma? Metti al primo punto il divieto assoluto per tutte le amministrazioni pubbliche di regalare quattrini a consulenti esterni. Saremo in tanti a baciarti in fronte.

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