NON E’ VERO
CHE TUTTI I TRENI
SONO PARTITI

30 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – L´ingegner Pasquale Pistorio è solito raccontare agli amici il seguente episodio. Quando decisi di studiare da ingegnere, mia madre si allarmò. E mi disse: se fai l´ingegnere non ti vedrò più, lavorerai sempre lontano dalla Sicilia. Oggi, prosegue Pistorio, posso dire che la Stm (azienda di cui è di fatto il padre fondatore e il leader indiscusso) da lavoro a tutti gli ingegneri della Sicilia. E, anzi, non bastano nemmeno: ne dobbiamo far arrivare da fuori. Insomma, progetto riuscito e ben oltre le aspettative.

Mi è venuto in mente questo episodio (e qualche altra cosa) perché in questi giorni fra molti imprenditori (in privato) circola uno slogan un po´ sinistro: «Questa volta, ragazzi, non ce la facciamo». Come a dire, in altre occasioni ci siamo salvati con la svalutazione della lira, con il lavoro al sabato e alla domenica nelle fabbriche del Nord Est (magari anche con un po´ di cinesi in cantina), con il made in Italy, ma adesso?

La Stm di Pistorio, se vogliamo, rappresenta il contrario rispetto alla paura di non farcela. E´ l´esempio che anche l´Italia, quando si mette di impegno, può fare cose importanti. L´azienda è attiva nel settore dei chip, è uno dei tre-quattro leader mondiali, ha stabilimenti quasi in ogni continente, e, fatte salve le avversità congiunturali, va bene.

La storia è resa ancora più interessante dal fatto che la Stm in origine era poco più di un baraccone di Stato, una delle tante creature cresciute un po´ di malavoglia dentro l´azienda telefonica pubblica degli anni Sessanta-Settanta. Quando si complimentano con Pistorio (che sta per lasciare per raggiunti limiti di età) per i grandi risultati raggiunti, lui naturalmente si schernisce. E spiega che il «miracolo Stm», un´azienda di alta tecnologia competitiva sui mercati mondiali, è dovuto all´incontrarsi di tre volontà: quella dell´azienda, quella dell´Università locale (siamo a Catania) e quella dei vari enti locali (dalla regione in giù). E´ stato il lavoro comune di questi tre soggetti, spiega, a rendere possibile il decollo della Stm, che altrimenti sarebbe affondata ancora prima di alzarsi in volo.

Nel conto vanno messe anche le qualità personali di Pistorio, che non sono piccole (oltre a essere bravo, è anche simpatico). Ma quello che qui importa segnalare è che la Stm è uno dei casi in cui «ce l´abbiamo fatta». Abbiamo fatto una cosa grossa, seria, che non sfigura affatto di fronte a giganti come l´americana Intel. La Stm dimostra che, volendo, possiamo anche dire qualcosa di serio e in settori che a prima vista uno darebbe per persi, per treni già partiti e lontani.

Il secondo caso che si può citare (è proprio cronaca di questi giorni) è la vicenda Agusta-Westland della Finmeccanica, che si è aggiudicata la fornitura di elicotteri alla marina militare americana (e quindi fornirà anche l´elicottero su cui si muove il presidente degli Stati Uniti). Anche in questo caso, come si può immaginare, siamo lontani da scarponi e maglioncini e siano risultati vincenti in una competizione non da poco. E´ inutile dire che anche questa azienda sta nel giro dell´industria pubblica.

Citati questi due casi, potrei andare avanti per altre tre pagine con l´elenco delle aziende italiane che sono leader mondiali di qualche cosa (Brembo per i freni, ad esempio, o Mapei per una certa chimica, non imponente, ma molto sofisticata). Ma mi piace restare su Stm e Finmeccanica perché qui siamo nella tecnologia avanzata, siamo in un´area in cui (secondo una certa sfiducia che gira per il paese) non dovremmo nemmeno essere. E invece ci siamo, e anche molto bene.

Conclusioni? Sono parecchie:

1 – Non è vero che «tutti i treni sono partiti», e quindi ci conviene giocare sul sicuro: cultura, ospitalità e un po´ di made in Italy. Possiamo fare anche cose importanti. I treni sono già partiti quando non si ha intenzione di prenderli.

2 – Non è vero che ci mancano le risorse per fare cose importanti. Stm e Agusta Westland stanno lì, appunto, a dimostrarlo. Le risorse si trovano. Come si trovano gli imprenditori di talento e con voglia di fare. E, forse, ci sono anche amministratori locali intelligenti e capaci di guardare al di là della costruzione di due case popolari e di una fontanella nelle piazza principale del paese.

Ma allora che cosa ci manca?

Potrei cavarmela sbrigativamente dicendo che ci manca uno Stato. Un soggetto pubblico, cioè, capace di capire in che direzione ci si può muovere e capace di mettere sul tavolo le risorse per arrivarci. O, ancora più sinteticamente, ci manca uno Stato (un governo) capace di credere che non siamo definitivamente condannati a fare lavori di seconda classe (avendo appaltato quelli di terza classe ai cinesi, ai rumeni e ai turchi).

Al di là di tutte le chiacchiere e dello sventolare dei tricolori, ci manca uno Stato capace di credere in un destino italiano che vada oltre la sopravvivenza e il tran tran quotidiano (un´agevolazione fiscale oggi, e una domani, e così arriviamo a sabato).

Copyright © La Repubblica per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved