No Tav: cambio strategia, ora vogliono proteste in tutta Italia

2 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Torino – E’ trascorsa tranquilla, senza manifestazioni in strada, né altri episodi di rilievo – secondo quanto si apprende dalla Questura di Torino – la notte in valle di Susa, dopo la manifestazione di ieri sera e l’occupazione, per circa tre ore, dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia da parte degli attivisti del movimento No Tav.

Dopo le operazioni di bonifica e la verifica delle condizioni di sicurezza, in particolare nella zona della galleria ‘Parontin’, dove ieri sera si è svolta la manifestazione No Tav, l’autostrada è interamente percorribile in entrambi i sensi di marcia.

MONTI CONVOCA RIUNIONE PER A P. CHIGI – Il Presidente del Consiglio Mario Monti – informa una nota di P. Chigi – ha convocato per oggi pomeriggio a Palazzo Chigi, al suo rientro da Bruxelles dove si trova per il Consiglio europeo, una riunione sui lavori per l’asse ferroviario TAV Torino-Lione, per verificarne lo stato di avanzamento nelle necessarie misure di sicurezza. La linea del governo sulla Tav resta la stessa? ”Si’ ”. Cosi’ il presidente del consiglio Mario Monti ha risposto ad una domanda dei giornalisti, al termine del consiglio europeo.

di Alfonso Di Leva (Ansa)

E ora ”blocchiamo tutto”: arriva nel cuore della notte, dopo una lunga giornata di tensioni, scontri e feriti, il cambio di strategia del Movimento No Tav per fermare il supertreno Torino-Lione: portare la protesta fuori dalla Val di Susa, a Torino, in Piemonte, in tutta Italia.

I leader del movimento, nell’assemblea di Bussoleno seguita alla rimozione dei blocchi sull’autostrada A32 (in serata rioccupata e poi liberata senza incidenti), allo sgombero dei manifestanti, indicano anche un’ora precisa: alle 18 ”blocchiamo tutto”. E cosi’ e’: la protesta dilaga da Trieste a Bologna, da Paola a Genova, da Bergamo a Roma, da Napoli a Milano. Manifestanti e simpatizzanti No Tav bloccano treni e stazioni (a Torino, Genova, Ancona e Paola), occupano strade (a Trieste e Torino) e tangenziali (a Torino e Bologna), invadono uffici e sedi di partito (quella del Pd a Roma), fanno decine di presidi, assemblee e cortei.

Le bandiere con il ”treno crociato”, simbolo della lotta No Tav, fra tensioni e blocchi, spuntano in tutta la penisola e si sovrappongono alle immagini di scontri e violenza che nella notte, per piu’ di un’ora, hanno trasformato lo svincolo di Chianocco dell’A32, prima, e le strade di Bussoleno, poi.

Sassaiole, barricate, incendi, lacrimogeni, manganellate e getti degli idranti hanno segnato il ritorno della legalita’ sull’autostrada. Il bilancio e’ ancora una volta pesante: un manifestante arrestato, 29 feriti fra le forze dell’ordine (nessuno grave), un numero imprecisato fra i No Tav, compreso il loro leader storico, Alberto Perino, che – dice – e’ stato manganellato e si e’ fratturato un gomito.

E poi le scene dell’irruzione della Polizia in una bar-trattoria (‘La rosa blu’ di Vernetto di Chianocco), con gli agenti che sfondano una porta a vetri alla ricerca di No Tav: il video finisce sul web e, in pochi minuti, si riaccende la polemica. ”E’ stata una caccia all’uomo, nella notte, per le vie di Bussoleno, invase dal fumo dei lacrimogeni”, dicono i No Tav. I danni saranno risarciti dalla Prefettura, risponde la Questura di Torino. Ma la violenza della notte lascia il segno e continua a preoccupare. A Roma, il Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri incontra il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, quello della Provincia di Torino, Antonio Saitta, e il sindaco del capoluogo, Piero Fassino.

Ci sono anche il capo della Polizia, Antonio Manganelli, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli. ”Qualsiasi possibilita’ di dialogo sulla Tav e’ subordinata alla cessazione di ogni forma di intimidazione, sopruso e violenza e all’isolamento di chi, individualmente o collettivamente, vi ricorra”, dice senza possibilita’ di equivoci il Viminale, insieme a Cota, Saitta e Fassino, aggiungendo che ”le forze dell’ordine agiranno con determinazione, equilibrio e responsabilita”.

La prima risposta che arriva dalle istituzioni del territorio e’ del sindaco di Venaus, Nilo Durbiano. ”Dialogo? Dal Governo – dice – finora sono arrivati solo diktat”. E cosi’ nell’assemblea del Movimento che si svolge in serata a Bussoleno, riemerge l’idea di uno sciopero generale della Valle di Susa contro la Tav e i suoi cantieri. L’assemblea si scioglie alle luci dei lampioni del paese: un corteo a piedi ne attraversa le strade, quasi a riconquistarle dopo le tensioni di ieri sera, e un altro, in macchina, risale la Valle di Susa. Perche’ la protesta dilaga in tutta Italia, ma il cuore resta sempre nella terra che vuole fermare il supertreno.

CANCELLIERI: PRIMA STOP VIOLENZE – “Qualsiasi possibilità di dialogo” sulla Tav “é subordinata alla cessazione di ogni forma di intimidazione, sopruso e violenza e all’isolamento di chi, individualmente o collettivamente, vi ricorra”. Lo rileva il Viminale, dopo la riunione del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri con le autorità locali e i vertici. La legalità è un valore primario per ogni società libera e per il suo rispetto le Forze dell’ordine agiranno con la determinazione, l’equilibrio e la responsabilità di cui hanno dato ampia prova anche in questi mesi”. E’ quanto afferma il Viminale nel comunicato congiunto al termine dell’incontro del ministro Cancellieri con le autorità locali e i vertici delle forze di polizia. “Ogni violazione della legalità – prosegue il Viminale – è un danno grave, anche economico, al Piemonte e all’Italia”. “Il Governo, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino e la città di Torino confermano il loro impegno per la realizzazione del ‘Corridoio mediterraneo’ di cui l’alta velocità in Valle di Susa è un tratto essenziale”. Lo rileva una nota del Viminale, al termine dell’incontro del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, con il vice ministro delle Infrastrutture, Mario Ciaccia, il presidente del Piemonte, Roberto Cota, il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, il sindaco di Torino, Piero Fassino, il capo della Polizia, Antonio Manganelli e il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli. “La violenza non sarà tollerata, non si può giustificare. Dopo di che, con i sindaci siamo pronti a qualsiasi tipo di dialogo, ma l’opera va avanti, non ci sono subbi su questo”. Così il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha commentato le contestazioni alla Tav, a margine di un convegno dell’Anci. Alle forze di polizia, ha proseguito il ministro, “dico bravi, hanno fatto cose molto importanti e mi ricordo sempre del carabiniere di ieri che ha veramente colpito tutti: la sua professionalità è l’emblema di queste forze dell’ordine che sono impegnate sul territorio”.

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Torino – I manifestanti No Tav hanno annunciato nuove azioni per oggi pomeriggio a partire dalle 18 dopo la notte di scontri in Val di Susa a Chianocco (Torino), presso lo svincolo autostradale dell’A32, dove alcuni rappresentanti del movimento da lunedì avevano stabilito un presidio ad oltranza con il blocco dell’A32 che collega Torino a Bardonecchia. Ora, però, l’autostrada risulta riaperta al traffico.

Ieri alle 21 sono partite le cariche della polizia dopo quattro ore di stallo, dopo che la trattativa per liberare l’area e’ fallita.

La Questura riferisce che cinque persone sono state fermate nella tarda serata di mercoledì: 4 di loro sono state rilasciate dopo essere state identificate, mentre un uomo di 32 anni è stato arrestato per i reati di resistenza, violenza, lesioni a pubblico ufficiale.

Sono in corso indagini volte ad individuare gli autori degli episodi di violenza verso le forze dell’ordine. Stando all’ultimo bilancio delle forze dell’ordine, cinque poliziotti e otto carabinieri sono rimasti feriti negli scontri. Impossibile stilare un bilancio dei feriti tra i No Tav, che lamentano cariche violentissime e che per oggi promeriggio hanno già promesso: “Blocchiamo tutto”.

Elogi al carabiniere rimasto impassibile davanti alle provocazioni di un estremista No Tav in Val di Susa (che gli dava della “pecorella”), sono stati espressi dal ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri in una intervista rilasciata a La Repubblica: “Il militare è stato veramente bravo, ha dimostrato professionalità e saldezza di nervi. Ho apprezzato molto la sua professionalità, quel suo non cedere minimamente a provocazioni anche pesanti, quel suo rimanere fermo. Encomiabile, ho telefonato al comandante generale dell’Arma Gallitelli per fargli i complimenti”.

Quanto al provocatore, per la Cancellieri “non bisognerebbe mai mancare di rispetto alle persone. Qui ce n’erano due, uno che manifestava, uno che faceva il suo lavoro, anche difficile. È stato bravo il carabiniere a non reagire”. Se l’avesse fatto “si sarebbero potute innescare violenze su violenze. Mi è tornata in mente la famosa descrizione di Pasolini. È stato elevato all’ennesima potenza fare un lavoro al servizio dello Stato. È mancato invece il rispetto verso un individuo. Un comportamento che non condivido, né giustifico in alcun modo”.

Dopo l’incidente occorso a uno dei fondatori del movimento, Luca Abba’, 37 anni – caduto da un traliccio e finito in coma – centinaia di persone in tutta Italia hanno risposto all’appello lanciato sui social network dai No Tav.

La stazione Termini di Roma, la Stazione di Bologna e quella di Palermo sono state bloccate nei giorni scorsi, ma ci sono state manifestazioni anche a Napoli, Venezia, Firenze, Pisa, Genova, Livorno, Mantova e in molte altre città. A Milano, un centinaio di manifestanti ha raggiunto Porta Venezia e ha lanciato dei fumogeni alla sede del quotidiano Libero.

I No Tav vogliono mantenere i blocchi almeno fino alla fine della settimana, quando potrebbero esserci nuovi cortei e manifestazioni di protesta, anche a Torino. Nei giorni feriali non è però semplice organizzare i turni per i presidi, perché molti manifestanti devono andare al lavoro o a scuola, e alcuni blocchi rischiano di rimanere sguarniti ed esposti alla possibilità di essere sgomberati con azioni a sorpresa delle forze dell’ordine.

L’obiettivo è cercare di ottenere un maggior seguito anche a livello nazionale, con manifestazioni in altre parti d’Italia contro la costruzione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità.

Dopo lo sgombero dell’autostrada le Forze Armate si sono date al saccheggio della auto. In seguito una caccia all’uomo porta a sfasciare la vetrata di un bar a Bussoleno:

PER SAPERNE DI PIU’

E’ da dieci anni che movimenti pro e contro il progetto si confrontano. Enti locali e governo hanno costituito anche un Osservatorio che si occupa principalmente degli aspetti tecnico-economici dell’opera. Da quando esiste, ha prodotto una serie di sette pubblicazioni, i “Quaderni”, ricca di analisi e informazioni sulla nuova linea e sul suo possibile impatto in Val di Susa.

A oggi non è ancora stato avviato alcun concreto lavoro di scavo. Da inizio anno, l’area della Maddalena è presidiata dall’esercito, non dalle forze dell’ordine, in seguito alla sua classificazione ad “area di interesse strategico nazionale” da parte del Parlamento.

Il movimento dei No Tav ha una composizione molto eterogenea e non può essere definito con poche parole. Comprende i valligiani della Val di Susa contrari per motivi ambientalisti o di opportunismo alla nuova linea ferroviaria, i sindaci e i rappresentanti delle istituzioni locali che non vogliono i cantieri sui loro territori, quelli che già in passato avevano protestato per i cantieri dell’alta velocità nel centro Italia, i militanti dei centri sociali e alcuni gruppi appartenenti agli ambienti anarchici.

I No Tav sono contrari alla costruzione di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità che metta in comunicazione Torino con Lione (Francia) attraverso la Val di Susa, nell’ambito del Progetto prioritario 6 dell’Unione Europea, per collegare trasversalmente l’Europa da ovest a est.

Il progetto della Tav prevede la creazione di diversi cantieri e lo scavo di gallerie in un’area della Val di Susa in cui viene indicata la presenza di uranio e amianto nelle rocce. L’uranio comporta la presenza del radon, un gas radioattivo più pesante dell’aria che deriva dal decadimento del metallo. Potrebbe accumularsi nei nuovi tunnel, dicono i detrattori del progetto, comportando seri rischi per la salute, ma nel progetto della tratta si parla di un “rischio quasi nullo”.

Sui costi effettivi del progetto ci sono da tempo forti contrasti, con le parti che si accusano ora di sottostimare ora di sovrastimare le cifre necessarie per l’opera. Le enormi quantità di denaro che arriveranno in Val di Susa potrebbero favorire meccanismi malavitosi e di corruzione, spiegano i No Tav. Le cronache giudiziarie dagli anni Novanta a oggi dimostrano che i cantieri per l’alta velocità sono stati sfruttati da politica e malavita per i propri affari. Uno dei punti di riferimento di questa impostazione è il libro “Corruzione ad alta velocità”, scritto a fine anni Novanta dall’ex giudice Ferdinando Imposimato.

Chi sostiene il progetto ricorda che, come già avvenuto nel caso di altre grandi opere, saranno intensificati i controlli per evitare fenomeni di corruzione.

Dieci anni di cantieri complicheranno la vita agli albergatori e all’industria del turismo in Val di Susa, dicono i No Tav. Questa impostazione è contestata dai sostenitori della nuova ferrovia: le località sciistiche non subiranno particolari disagi perché distanti dai cantieri e, a opera terminata, ci saranno molte più opportunità di collegamento per raggiungere le piste.