«NIENTE CIBO
PER RICATTI»

23 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Salsa, Pomodoro e Michelino: dietro questi nomi di fascicoli di apparenti «analisi sui rischi» nei vari Paesi, la divisione security di Pirelli-Telecom, coordinata da Giuliano Tavaroli, nascondeva «vere e proprie attività di spionaggio industriale contro gruppi competitors nel settore delle gomme (Michelin, Goodyear, Continental) realizzate grazie a controlli abusivi su materiali cartacei di scarto delle aziende».

Per capire più chiaramente a quali scarti si riferiscano i pm Napoleone-Civardi-Piacente, bisogna rifarsi ai verbali dell’investigatore privato (ed ex agente del Sisde nell’ex Jugoslavia sino al 1997) Mario Bernardini, in agosto messosi a collaborare con la Procura che per questo il 12 settembre ha revocato la richiesta di arrestarlo formulata in luglio. È lui (continuatore del lavoro ambiguo a lungo commissionato da Tavaroli all’investigatore privato Emanuele Cipriani) ad ammettere d’aver svolto «attività di analisi degli scarti dei cestini della spazzatura delle aziende competitors di Pirelli, oppure delle aziende fornitrici di Pirelli».

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OPERAZIONE FIASCO A volte lo spionaggio era un investimento sul futuro. Come quando nel febbraio 2002 una lettera anonima ricevuta in Tim sul conto di un dirigente gli attribuiva «connessioni “poco trasparenti”» con Regino Brachetti, braccio destro di Mastella. Tanto basta alla security del gruppo di Tronchetti per chiedere all’investigatore privato Cipriani di scandagliare le persone e verificare la dritta. Ma nel maggio del 2002 Cipriani, nel suo segreto archivio Zeta su dvd, nella pratica decrittata dai carabinieri del Nucleo operativo di Milano e denominata operazione Fiasco, inserisce la conclusione: «Riscontrati collegamenti non oggettivi». Niente cibo per ricatti.

Oggi, 4 anni dopo, mentre il segretario dell’Udeur Mastella è ministro della Giustizia, Brachetti (già capo della sua segreteria politica) è assessore della Regione Lazio per Affari istituzionali, enti locali e sicurezza.
HACKER SUL GIORNALISTA CORSERA Bernardini riferisce tre nuovi particolari sullo spionaggio ordito ai danni del giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti (di cui storpia a memoria il cognome in «Muccini»), radiografato nel dossier denominato Mucca pazza. Bernardini afferma che questa attività «è stata svolta da Fabio Ghioni», l’allora responsabile della sicurezza informatica in Telecom (ora indagato).

Aggiunge che «ulteriore lavoro, sempre da parte di Ghioni» e battezzato operazione Clarabella, «è stato svolto sulla Casiraghi, sorella del (secondo, ndr) marito di Carolina di Monaco, che si sospettava essere la fonte per articoli particolarmente dannosi sul gruppo Telecom Pirelli»: in realtà, solo perché la professionista, già sindaco di Pirelli e di Telecom per le minoranze, e oggi sindaco di Banca Intesa, è collaboratrice del Corsera e de Il Mondo per le analisi finanziarie su società nelle quali non ha incarichi. Ma soprattutto Bernardini rivela che «mi risulta il giornalista non fosse soltanto pedinato e seguito nei suoi spostamenti, ma anche intercettato da un punto di vista telematico»: non al telefono, ma nel contenuto del suo computer o della sua posta elettronica.

LIVOLSI E MONDADORI Ghioni, quando il 10 luglio ai pm dice di non aver mai parlato a un giornalista di «elenchi di intercettati, ma solo di persone controllate tramite i tabulati estratti» illegalmente dal sistema aziendale «Radar», aggiunge che, «per quanto posso ricordare, vi era anche Livolsi, e ora ricordo c’erano anche dei numeri riconducibili al management di Mondadori», la prima casa editrice italiana. L’oggi banchiere d’affari Ubaldo Livolsi, già stretto collaboratore di Berlusconi e artefice della quotazione in Borsa di Mediaset, un anno fa consulente di Ricucci nella tentata scalata alla Rcs, parrebbe essere stato “attenzionato” nella fase in cui era advisor per la quotazione di Brasil Telecom in Italia.

GIACALONE E BISIGNANI «Ghioni ha lavorato anche sull’investigazione nei confronti di Davide Giacalone», ex segretario (indagato in Mani pulite) dell’ex ministro delle Comunicazioni Oscar Mammì, e oggi editorialista del quotidiano Libero e autore di un libro critico su Telecom, che la security del gruppo riteneva ispirato dagli avversari brasiliani di Tronchetti. «Io — aggiunge inoltre Bernardini — non ho raccolto informazioni su esponenti politici a eccezione di Squattriti (non si capisce quale, uno è stato il primo marito di Afef, la moglie di Tronchetti, ndr) e Bisignani» (dovrebbe essere Giovanni, l’ex amministratore delegato di Alitalia, ndr).

E se Bisignani da solo è stato analizzato «per problemi legati a una cordata di ex dc che intendeva osteggiare la famiglia di Tronchetti Provera», lo stesso Bisignani con Giacalone sarebbe stato radiografato in un altro contesto: «Ho effettuato — dice Bernardini — bonifici per circa 400 mila euro ad A.V., ex sindacalista dell’Alitalia molto introdotto negli ambienti romani, per l’acquisizione di notizie quando io ho avuto modo di investigare sul conto di Gnutti, Nola, Giacalone, Bisignani».

VODAFONE E WIND Anche i gruppi concorrenti di Telecom sarebbero stati aggrediti. Almeno secondo quando Bernardini ricorda gli fu detto da Ghioni: «Mi ha sempre riferito di avere la possibilità di accesso anche a dati sensibili di altri gestori come Vodafone e Wind».

VIOLATE DUE PROCURE «Nell’ambito del mio lavoro — afferma poi Bernardini —, ho appreso che alcuni tabulati uscivano dalle Procure». Chiacchiere? Certezza in almeno un caso: quando, «attraverso l’accertamento incrociato in Telecom, risultò un provvedimento di acquisizione da parte delle Procure di Pesaro e Ancona».

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