Wall Street: tonfo futures Usa, Dow Jones in picchiata di oltre 500 punti, Nasdaq -2,45% con tassi Treasuries 10y al 3,17%

9 Maggio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Futures Usa accelerano al ribasso, dopo le violente oscillazioni della scorsa settimana a Wall Street, che hanno portato il Nasdaq Composite a perdere l’1,54% su base settimanale, e lo S&P 500 il Dow Jones cedere rispettivamente lo 0,21% e lo 0,24%.

Per il Dow Jones, si è trattato della quinta settimana consecutiva di ribassi, mentre gli altri due indici hanno concluso la loro quinta settimana consecutiva in territorio negativo. Protagonista lo shock negativo della borsa Usa della sessione di giovedì, che ha visto il Nasdaq crollare del 5%, dopo che alcuni dati sono tornati a rinfocolare il timore dell’inflazione e dunque, nuovamente, di interventi più aggressivi sui tassi da parte della Fed di Jerome Powell.

Alle 13 circa ora italiana, i futures sul Dow Jones affondano di oltre 540 punti (-1,64%) a 32.272 punti; i futures sullo S&P 500 perdono l’1,95% a 4.040, mentre i futures sul Nasdaq capitolano del 2,45% a quota 12.345 circa.

In premercato si mettono in evidenza soprattutto i cali dei titoli energetici, sulla scia della flessione dei prezzi del petrolio. Vendite in particolare sui titoli Marathon Petroleum e Schlumberger slipped 2.1%. Sotto pressione anche
Meta Platforms e Alphabet, così come gli altri titoli FAANG come Amazon, Apple e Netflix. Il timore scatenato dai dati Usa su ulteriori fiammate dell’inflazione continua a riflettersi anche sul mercato del reddito fisso, con i tassi decennali Usa che hanno oltrepassato anche la soglia del 3,10%, schizzando fino al 3,17%, dopo aver raggiunto e sorpassato la soglia del 3% per la prima volta dalla fine del 2018.

A

A riportare il pessimismo è stato il balzo del costo unitario del lavoro Usa nel primo trimestre dell’anno, ben oltre le attese.

Stando ai dati preliminari, il dato è volato dell’11,6%, oltre il +9,9% atteso dal consensus. In picchiata la produttività degli Stati Uniti che, nello stesso arco temporale, ha riportato il calo più forte dal 1947, scendendo del 7,5%, ben oltre il ribasso atteso pari a -5,4%. Il boom dei costi unitari del lavoro ha rinfocolato i timori sull’impennata dell’inflazione negli Stati Uniti.

Alle 7.45 circa ora italiana, l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo perde il 2,40% a 26.355 punti; i futures sul Dow Jones cedono più di 350 punti (-1,09%), a 32.458 punti; i futures sullo S&P 500 arretrano dell’1,13%, a 4.072,50, mentre i futures sul Nasdaq cedono l’1,08% a 12.562 punti. La borsa di Shanghai arretra dello 0,35%, la borsa di Sidney scivola dell’1,27%, quella di Seoul scende dell’1,28%.

In Asia, protagonista oggi i dati sulla bilancia commerciale della Cina, migliori delle attese.Nel mese di aprile le esportazioni cinesi denominate in dollari sono salite del 3,9% su base annua, meglio del +3,2% atteso dal consensus. Le importazioni denominate in dollari sono state invariate, meglio del calo atteso, pari a -3%. Il rallentamento della crescita dell’export è evidente, successivo al balzo di marzo, pari a +14,7%. La bilancia commerciale ha messo in evidenza un surplus commerciale pari a 51,12 miliardi di dollari, meglio dei 50,65 miliardi attesi e dei precedenti 47,38 miliardi.

Bene anche l’indice Pmi servizi del Giappone, stilato da Jibun Bank/Markit, che si è attestato a 50,7 punti, confermando la fase di espansione per la prima volta in quattro mesi.

Ma l’azionario cinese e mondiale sconta ancora le dichiarazioni del presidente cinese Xi Jinping, che ha reiterato nei giorni scorsi tutta l’intenzione della Cina di continuare a portare avanti la politica zero Covid, mentre il paese fa fronte all’ondata di contagi peggiore dal 2020. Le parole hanno confermato i timori sulle conseguenze che i lockdown imposti in diverse città cinesi avranno sull’economia del paese. Oggi la borsa di Hong Kong è chiusa per festività.