Wall Street solida alla vigilia del primo rialzo tassi Fed dal 2018, assist da tonfo petrolio. Nuovi sell su Alibaba e NIO

15 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street in solido rialzo dopo la diffussione del dato relativo all’inflazione degli Stati Uniti misurata dall’indice dei prezzi alla produzione. Poco prima delle 15 ora italiana, il Dow Jones balza di 300 punti circa (+0,89%), a 33.149 punti; lo S&P 500 avanza dell’1,05% a 4.207, mentre il Nasdaq mette a segno un rally dell’1,22% a quota 13.203.

L’indice è salito a febbraio su base annua del 10%, come da attese, allo stesso ritmo di gennaio (dato rivisto al rialzo dal +9,7% di gennaio precedentemente reso noto).

Su base mensile, l’indice PPI è salito dello 0,8%, meno del +0,9% stimato. Escludendo le componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni alimentari ed energetici, l’inflazione core è salita su base annua dell’8,4%, meno del +8,7% stimato. Su base mensile, il dato è salito dello 0,2%, decisamente meno del +0,6% previsto.

Escludendo anche la componente del commercio, oltre a quella dei prezzi dei beni alimentari ed energetici, il trend su base annua è stato di un rialzo del 6,6%, in rallentamento rispetto al +6,9% precedente; su base mensile, il rialzo è stato pari a +0,2%, a un ritmo decisamente inferiore rispetto al +0,8% di gennaio.

Il trend inferiore alle attese di alcune componenti del dato zavorra, alla vigilia della decisione della Fed, fa fare dietrofront ai tassi sui Treasuries Usa a 10 anni, che scendono al 2,09%, dopo aver testato nella sessione di ieri il 2,16%, valore più alto dal maggio del 2019, stando ai dati di Refinitiv.

Il dato è stato pubblicato alla vigilia della decisione sui tassi che sarà annunciata domani dal Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed guidata da Jerome Powell.

L’annuncio arriverà domani alle 19.15 ora italiana circa.

Gli analisti sono concordi nello stimare un primo rialzo dei tassi da parte della Fed dal 2018, di un quarto di punto percentuale.

In particolare François Rimeu, Senior Strategist di La Française AM, ha fatto notare che “il controllo dell’inflazione è la priorità assoluta” e che dunque “la Fed agirà”.

“Come ampiamente previsto, alla prossima riunione di politica monetaria della FED, il 15-16 marzo, il FOMC inizierà ad aumentare di un quarto di punto i tassi di interesse per tenere sotto controllo i prezzi – ha commentato Rimeu – Il rischio geopolitico ed economico non dovrebbe cambiare il contenuto del messaggio hawkish del presidente PowellIl FOMC alzerà il target range sui fondi federali allo 0,25-0,50% (aumento di 25 punti base), il primo aumento dal 2018. Considerando il rischio di una inflazione elevata persistente e di un mercato del lavoro forte, ci si aspetta che il presidente Powell annuncerà altri aumenti con la possibilità di arrivare a rialzi di 50 punti base se necessario, a seconda dei dati”.

Sui “dot plot”, Rimeu prevede che il Comitato mostrerà “una mediana con sei rialzi per il 2022 (1,625%) e tre ulteriori rialzi il prossimo anno (2,375%). C’è la possibilità che i dots del 2024 mostrino tassi più alti del tasso terminale (2,5%)”, si legge ancora nel commento del senior strategist.

Oggi Wall Street trova un assist rialzista nel tonfo dei prezzi del petrolio, che allontana i timori di ulteriori fiammate dell’inflazione. Il contratto WTI capitola dell’8%, a $94,55 al barile, dopo aver superato la soglia di $130 appena una settimana fa.

Tonfo anche per il Brent, arretrato di oltre il 7% a $98,46 al barile, anche in questo caso dunque sotto quota $100. Il calo dei prezzi del petrolio mette sotto pressione i titoli oil ed energetici: vendite su Occidental Petroleum, Schlumberger e Halliburton.

L’Energy Select Sector SPDR Fund rimane sotto pressione ed è orientato a chiudere in ribasso per la terza sessione consecutiva, riportando la seduta peggiore da novembre.

Bene invece i titoli delle compagnie aeree, che beneficiano della prospettiva di prezzi del carburante più bassi. Buy su
Delta Air Lines, United e Southwest.

Focus a Wall Street ancora sul trend del Nasdaq Golden Dragon China Index – indice che monitora il trend dei titoli delle società cinesi quotate a Wall Street – che ieri è crollato del 12%, a un valore inferiore del 75% rispetto al record storico testato nel febbraio del 2021 e al minimo in quasi nove anni.

All’indomani del tonfo del 5% circa oggi l’indice Hang Seng della borsa di Hong Kong è crollato di nuovo, soffrendo un tonfo del 5,72% a 18.415,08 punti. Zavorrati dalle vendite, per l’ennesima volta, i titoli minacciati dal delisting da Wall Street, scambiati sia a New York che sulla borsa di Hong Kong: Alibaba è precipitata a Hong Kong dell’11,93%, JD.com ha perso il 10,06%, NetEase il 7,68%. Il produttore cinese di auto elettriche (EV) NIO, anch’esso quotato sia a Hong Kong che a Wall Street, è scivolato sull’Hang Seng del 12,81%.

L’attenzione si sposta ora sul trend di questi titoli a Wall Street. Focus su Jd.com, che rimbalza in avvio di seduta di oltre il 3%. Le quotazioni del produttore di auto elettriche NIO scivolano tuttavia del 5%; così come Alibaba. Male di nuovo JD.com e

Attenzione anche a Tencent che, oltre a pagare il timore di un delisting da Wall Street, ha scontato le indiscrezioni del Wall Street Journal, secondo cui il gruppo sarebbe prossimo a essere colpito da una multa record per aver violato le norme sul riciclaggio del denaro sporco. Il quotidiano finanziario americano ha sottolineato in particolare che l’App WeChat Pay di Tencent avrebbe acconsentito al trasferimento di fondi per scopi illeciti, come il gioco d’azzardo. Tencent sarebbe finita nel mirino delle autorità cinesi, tra le altre cose, anche per non aver rivelato l’identità dei soggetti coinvolti nella transazione e l’origine dei fondi.