Wall Street in ribasso mentre Powell (Fed) parla di ‘futuri rialzi tassi’. Tonfo petrolio fino a -7%

22 Giugno 2022, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street sotto pressione, con gli investitori che ascoltano le dichiarazioni che il numero uno della Fed, Jerome Powell, sta rilasciando nel corso di un’audizione al Congresso Usa.

Powell conferma “il forte impegno” della banca centrale americana a far scendere l’inflazione, che viaggia ai valori record degli ultimi 40 anni, sottolineando che “l’intensità delle future strette monetarie dipenderà dai dati”.

Alle 15.45 ora italiana, il Dow Jones scende di 279,52 punti (-0,92%), a 30.250 punti circa; lo S&P 500 arretra dello 0,67% a 3.729 punti, mentre il Nasdaq perde lo 0,45% a 11.024,91.

Pur in flessione, Wall Street migliora rispetto ai minimi di seduta precedentemente stimati, durante le contrattazioni del premercato.

La paura di una recessione negli Stati Uniti, insieme all’attesa dell’annuncio del presidente Usa Joe Biden su una possibile sospensione della tassa federale sulla benzina, fa crollare i prezzi del petrolio.

Il Brent affonda fino a un minimo intraday di $108,21, in calo di oltre -6% sotto quota $108, mentre il WTI scivola fino a quasi -7%, attorno ai $102,71 al barile.

Oggi Biden incontrerà i dirigenti di sette colossi petroliferi Usa. L’incontro avviene dopo le forti critiche che Biden ha lanciato contro i giganti, che sono stati accusati di non contribuire a far scendere i prezzi della benzina.

L’attacco è stato rivolto in particolare contro il gigante americano Exxon, che, quest’anno, ha detto Biden, “ha guadagnato più soldi di Dio”.

Oggi, secondo una fonte contattata dall’agenzia di stampa Reuters, Joe Biden potrebbe annunciare la sospensione temporanea della tassa federale sulla benzina di 18,4 centesimi al gallone. Lo stesso presidente degli Stati Uniti aveva detto lunedì scorso di star considerando una pausa nell’imposizione della tassa.

La paura di un hard landing è prezzata anche dai Treasuries, con i tassi decennali che scendono al 3,141%.

Occhio intanto alla nota degli economisti di Citigroup, che intravedono una probabilità vicina al 50% di una recessione globale, sulla scia dei rialzi dei tassi che le banche centrali hanno lanciato (come la Fed e la Bank of England) o stanno per lanciare (come la Bce), nella loro lotta contro l’inflazione. Citato anche il rallentamento delle spese per consumi.

“La storia indica che la disinflazione comporta spesso costi significativi per la crescita, e ora noi intravediamo una probabilità di una recessione vicina al 50% -hanno scritto gli economisti di Citigroup, stando a una nota riportata da Bloomberg – E’ possibile che le banche centrali riescano a orchestrare atterraggi soft o più soft, così come emerge nelle loro previsioni (e nelle nostre), ma affinché ciò avvenga è necessario che gli shock dell’offerta diminuiscano e che la domanda rimanga resiliente”.

L’outlook di Citigroup è di una crescita del Pil globale pari a +3% nel 2022 e del 2,8% l’anno prossimo.

Non tutti sono tuttavia convinti di una recessione in stile hard landing, né di una recessione.

E’ il caso degli economisti di UBS, che hanno scritto in una nota ai clienti di “non intravedere una recessione Usa o una recessione globale né nel 2022 che nel 2023, nel nostro scenario di base”. Allo stesso tempo, “è chiaro che i rischi di un hard landing stanno aumentando”.

In ogni caso, “anche se l’economia dovesse scivolare in una condizione di recessione, si dovrebbe trattare di una recessione leggera, vista la solidità dei bilanci delle banche e dei consumi”.