Wall Street in balìa paura Fed, tassi Treasuries a un passo dal 3%. Morgan Stanley: ‘azioni non più hedge contro l’inflazione’

2 Maggio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street sotto pressione, nella prima seduta di maggio, e dopo il tonfo di aprile, che ha visto il Nasdaq crollare del 13,26% concludendo il mese peggiore dall’ottobre del 2008.
Netflix ha perso il 49% nel mese di aprile, Amazon e Meta hanno lasciato sul terreno rispettivamente il 24% e il 10,8%.

L’indice Dow Jones ha perso il 4,9%, e lo S&P 500 è affondato dell’8,8%: entrambi gli indici hanno riportato il mese peggiore dal marzo del 2020, quando in tutto il mondo è risuonato l’allarme sulla pandemia Covid-19.

L’ultima sessione di aprile ha confermato la forte fase di sell off: lo S&P 500 è sceso del 3,63% lo scorso venerdì, riportando la seduta peggiore dal giugno del 2020 e chiudendo la sua quarta settimana consecutiva in territorio negativo, per la prima volta dal settembre del 2020. Quarta settimana consecutiva in rosso anche per il Nasdaq, crollato venerdì scorso del 4,2%.

Permane a Wall Street l’incertezza, dopo un iniziale balzo dei futures sugli indici, che è andato sfumando nel corso delle ore. Il Dow Jones scende di oltre 100 (-0,32%) a 32.873 punti, lo S&P 500 perde lo 0,25%, a 4121 e il Nasdaq è ingessato attorno a 12.334. Gli indici Usa viaggiano vicini ai minimi dell’anno.

Sotto pressione ancora l’hi tech, con i titoli Amazon, Tesla e Apple in calo anche nella sessione odierna.

“Con l’inflazione così alta e la crescita degli utili che sta rallentando in modo rapido, le azioni non rappresentano più quell’hedge contro l’inflazione su cui molti investitori avevano contato”, ha scritto in una nota ai clienti Michael Wilson, equity strategist di Morgan Stanley.

Di più delle 280 società scambiate sullo S&P 500 che hanno finora riportato gli utili, l’80% ha battuto le attese degli analisti sugli utili, mentre il 73% ha fatto meglio dell’outlook sul fatturato.

Massima cautela in vista del Fomc, il braccio monetario della Fed guidata da Jerome Powell, che si riunirà nella giornata di domani per decidere il da farsi sui tassi, facendo poi il grande annuncio dopodomani, mercoledì 4 maggio:

il consensus degli analisti è per un ennesimo rialzo dei tassi, dopo quello del 16 marzo, in cui il costo del denaro made in Usa è stato alzato per la prima volta dal 2018. La stretta, di 1/4 di punto percentuale, ha portato i tassi al nuovo range compreso tra lo 0,25% e lo 0,50%.

Il lavoro da falco della Fed è tuttavia appena iniziato: a fronte di un’inflazione che scotta sempre di più, arrivata a balzare di oltre +8% su base annua, Powell & Co hanno fatto capire di non avere alcuna intenzione di rimanere con le mani in mano. Il consensus è d’ccordo su un stretta monetaria di 50 punti base.

Nell’attesa, i tassi sui Treasuries tornano a superare la soglia del 2,90%, e schizzano al nuovo record degli ultimi tre anni, oltre il 2,96%, ormai a un passo dalla soglia del 3%; a Wall Street la speranza è che la banca centrale non sia troppo brusca nel comunicare la normalizzazione della sua politica monetaria in quanto, se la borsa Usa si è lasciata alle spalle un mese da incubo, è anche per il timore che una politica troppo restrittiva da parte di Jerome Powell & Co possa finire per far schiantare i fondamentali dell’economia Usa contro il muro della recessione, in un processo noto con l’espressione “hard landing”.

Tra i titoli positivi, bene Activision Blizzard (ATVI), che sale del 3% circa dopo che Warren Buffett ha riferito nel corso dell’assemblea annuale degli azionisti di aver aumentato la partecipazione nel produttore di videogame. Berkshire detiene al momento il 9,5% del capitale di Activision. Nel mese di gennaio, Microsoft ha annunciato l’intenzione di acquistare il gruppo per un valore di $95 per azione.