Wall Street: in attesa inflazione Usa futures resistono a rischio Italia. Piazza Affari crolla, Ftse Mib vicino a -4%

10 Giugno 2022, di Redazione Wall Street Italia

In attesa dei numeri relativi all’inflazione Usa, a Wall Street i futures sui principali indici azionari riportano un trend contrastato: quelli sul Dow Jones scendono dello 0,32%%, quelli sul Nasdaq sono piatti, mentre quelli sullo S&P 500 arretrano lo 0,22%.

La borsa Usa è reduce dal tonfo della vigilia, scatenato dal deterioramento del sentiment successivo alla carrellata di annunci arrivati dalla Bce.

Ieri lo S&P 500 ha perso il 2,38%, a 4.017,82; il Dow Jones Industrial Average è capitolato di 638,11 punti, o 1,94%, a 32,272.79 punti, mentre il Nasdaq Composite è arretrato del 2,75% a 11.754,23.

La Bce di Christine Lagarde ha annunciato la fine del piano di Quantitative easing APP a partire dal prossimo 1° luglio e un rialzo dei tassi di 25 punti base nella prossima riunione del 21 luglio, seguito da altre strette monetarie. A essere penalizzati sono stati gli asset direttamente interessati dagli annunci, ovvero l’azionario e i titoli di stato dell’area euro.

La Bce ha mostrato un volto indubbiamente più hawkish, non compensato tuttavia da un piano di intervento preciso messo a punto per stemperare il rialzo dei rendimenti dei bond sovrani che, dopo anni di assist incondizionati e straordinari, si sono trovati, di colpo, senza nessun appiglio a cui eventualmente aggrapparsi. Di qui, il boom dei tassi dei BTP a 10 anni, scattati fino a un passo dal 3,7%, al record dal 2014.

L’alta tensione sui mercati made in Italy rimane, con i tassi sui BTP ancora oltre la soglia del 3,6%, a fronte di uno spread BTP-Bund a 10 anni a 223 punti base.

Borsa di Milano osservata speciale, con il Ftse Mib che ora scivola di quasi -4%.

Ma nella sessione odierna, almeno per ora, il rischio Italia, che ha sicuramente contagiato Wall Street nella sessione di ieri, non sta infettando più di tanto l’azionario made in Usa.

A Wall Street gli investitori sono tutti concentrati sull’imminente pubblicazione del CPI Usa di maggio.

L’altroieri la Casa Bianca ha diramato un comunicato in cui ha affermato di prevedere che “i numeri sull’inflazione che saranno resi noti alla fine della settimana si confermeranno elevati”.

Si tratta di un momento cruciale: nel caso in cui l’indice dei prezzi al consumo salisse a un ritmo inferiore rispetto a quello di aprile, i mercati vedrebbero in qualche modo avallata la speranza che l’inflazione degli Stati Uniti abbia toccato il picco. Dal canto suo, la Fed di Jerome Powell potrebbe forse permettersi di essere meno aggressiva nel suo ciclo di rialzo dei tassi.

Nel mese di aprile, l’inflazione degli Stati Uniti misurata dall’indice dei prezzi al consumo è rallentata su base annua, salendo a un ritmo pari a +8,3%. Gli analisti avevano previsto una decelerazione più forte, al ritmo di crescita dell’8,1%.

Per il mese di maggio, le attese sono di un’inflazione in crescita su base annua ancora dell’8,3%, a fronte di una inflazione core in rallentamento dal 6,2% al 5,9%.

Su base mensile, si prevede una crescita dello 0,7% per l’inflazione headline, rispetto al +0,5% dell’inflazione core. Si tratta di numeri che rimangono elevati, confermando come l’inflazione Usa continui a crescere al ritmo record degli ultimi 40 anni. I tassi sui Treasuries Usa rimangono sempre al di sopra del 3%, ma sono al momento negativi, in calo al 3,027%.