Wall Street: futures in ribasso con crisi Ucraina e ossessione inflazione. Fed: le nuove scommesse dei mercati

14 Febbraio 2022, di Redazione Wall Street Italia

La guerra fa tremare il mondo e i mercati. I venti di guerra soffiano sempre più forte, con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin che appare sempre più pericolosamente vicina.

I futures sul Dow Jones scendono alle 13 circa ora italiana di oltre 220 punti (-0,65%), a 34.405 punti; i futures sullo S&P 500 arretrano dello 0,73% a 4.377 punti, mentre i futures sul Nasdaq perdono lo 0,93% a 14.111 punti.

Diverse nazioni, inclusi Stati Uniti e Regno Unito, hanno consigliato ai propri cittadini di lasciare l’Ucraina. Nelle ultime ore il presidente americano Joe Biden, stando a quanto ha riferito la Casa Bianca, ha detto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky che gli Stati Uniti, insieme agli alleati, “risponderanno in modo rapido e deciso” ad un’aggressione della Russia. E il segretario di Stato Usa Blinken ha ricordato che “nessuno dovrebbe sorprendersi se la Russia creerà un incidente per giustificare l’azione militare che aveva pianificato da sempre”, sottolineando che esiste la possibilità che Putin e i suoi ricorrano a un “falso pretesto” per invadere l’Ucraina.

“Il vero timore è che la Cina sostenga la Russia e che i rapporti tra la Cina e gli Stati Uniti continuino a deteriorarsi – ha commentato alla Cnbc Robert Cantwell, chief investment officer di Upholdings – Quello che davvero fa paura è come cambieranno le relazioni tra gli Stati Uniti e le altre superpotenze economiche. E’ questo che fa davvero paura ed è questo che inciderà sulle conseguenze economiche”.

La telefonata durante il fine settimana tra il presidente americano Joe Biden e il presidente russo Vladimir Putin, con cui Biden ha cercato di convincere Putin a non attaccare l’Ucraina, si è conclusa senza alcun risultato di rilievo.

Ci sono già alcune compagnie aeree che hanno interrotto i loro voli verso l’Ucraina.

Wall Street continua a fare i conti anche con la paura dell’inflazione: la scorsa settimana il Dow Jones e lo S&P 500 hanno perso rispettivamente l’1% e l’1,8%, mentre il
Nasdaq Composite ha ceduto più del 2%.

Nella sessione di venerdì, il Dow Jones è crollato di 503,53 punti (-1,43%); lo S&P 500 è scivolato dell’1,9% mentre il Nasdaq Composite è sceso del 2,8%.

Il sell off è stato scatenato dall’alert della Casa Bianca sul rischio che una guerra in Ucraina possa concretizzarsi in qualsiasi momento, e dunque dall’appello agli americani di lasciare il paese “immediatamente”. Ma c’è per l’appunto anche l’inflazione che continua ad assillare gli operatori di mercato, dopo che il dipartimento del Lavoro Usa ha annunciato lo scorso giovedì che l’indice dei prezzi al consumo è volato a gennaio del 7,5% su base annua, al record in 40 anni, ovvero dal 1982.

I titoli hi-tech, particolarmente sensibili ai tassi, sono stati affossati dal dato macro, che ha fatto schizzare tra l’altro i tassi sui Treasuries a 10 anni oltre la soglia del 2%, per la prima volta dal 2019.

Ad alimentare la paura di una Fed più hawkish sui tassi ci ha pensato il presidente della Fed di St. Louis James Bullard, che ha detto di essere aperto alla possibilità di una stretta monetaria di 50 punti base nel prossimo meeting di marzo e che ha espresso anche il desiderio che i tassi vengano alzati di 100 punti base, in totale, entro il mese di luglio.

E’ vero che, nella giornata di ieri, la presidente della Fed di San Francisco Mary Daly ha cercato di calmare i falchi, sottolineando che la banca centrale americana, a suo avviso, dovrebbe adottare invece un approccio “misurato” nei confronti dei tassi.

Detto questo, i futures sui fed funds scommettono su sette strette monetarie, nel corso del 2022, con una probabilità del 55%, secondo i dati del CME.

Intanto oggi, complice l’avversione al rischio, gli investitori si rifugiano nei Treasuries Usa decennali, facendo così scendere i tassi all’1,91%.