Wall Street: futures in rally, Nasdaq +2% con ritiro forse russe da confine Ucraina. Petrolio affonda, WTI -4%

15 Febbraio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street sfida i venti di guerra, e ci riesce al momento dopo la brutta sessione della vigilia, grazie alle notizie che arrivano dall’Ucraina.

Il ministero della difesa russo ha comunicato che le unità dei distretti militari meridionali e occidentali che erano state schierate per le esercitazioni militari nei pressi della frontiera ucraina stanno rientrando alle loro basi.

Immediato il balzo dei futures Usa, che scommettono sullo smorzarsi delle tensioni geopolitiche esplose tra la Russia di Vladimir Putin e l’Occidente sulla crisi in Ucraina.

Alle 13 circa ora italiana, i futures sul Dow Jones balzano di quasi 400 punti (+1,14%), a 34.869 punti; i futures sullo S&P 500 salgono dell’1,55% a 4.463 punti, mentre i futures sul Nasdaq riportano un rally di oltre +2% a 14.566 punti.

In premercato i buy scattano soprattutto sui titoli delle compagnie aeree e delle società che gestiscono viaggi in crociera, mentre scendono le azioni del settore oil, sulla scia del tonfo di quasi il 4% dei prezzi del petrolio, che rallentano la corsa grazie alle notizie parzialmente rassicuranti che arrivano dal fronte geopolitico.

Il contratto WTI scambiato a New York cede il 3,9% a $91,74 al barile, mentre il Brent fa -3,5% a $93,11.

L’attenzione dei mercati oggi è rivolta anche all’inflazione: alle 14.30 ora italiana sarà diffuso infatti l’indice dei prezzi alla produzione Usa di gennaio.

La scorsa settimana i timori sull’impennata dell’inflazione negli States sono stati rinfocolati dalla pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo, volato a gennaio del 7,5%, più delle attese, che erano per un aumento del 7,3%. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo degli States è salito al ritmo dello 0,6%, così come a dicembre, ma più del +0,5% stimato.

L’inflazione core misurata dalla componente core dell’indice dei prezzi al consumo ha accelerato anch’essa il passo, con un rialzo del 6%, dopo il +5,5% precedente e oltre il +5,9% atteso dal consensus. Su base mensile, il trend della componente core è stato di un aumento dello 0,6%, come a dicembre, ma oltre il +0,5% atteso.

Immediata è stata la scorsa settimana la reazione della borsa Usa, che è tornata a scontare le prospettive di una Fed ancora più hawkish.

Alert anche dal mercato del reddito fisso, con i tassi sui Treasuries a 10 anni che, sempre la settimana scorsa, hanno hanno superato la soglia del 2% per la prima volta dal 2019, salendo fino al 2,05%.

Oggi i tassi decennali sono in rialzo, tornando in area 2,04%, mentre i tassi dei Treasuries a due anni, che sono i più sensibili alle mosse della Fed, avanzano all’1,59%.

Wall Street è reduce da una sessione volatile: ieri il Dow Jones ha chiuso in ribasso di 171,89 punti, o dello 0,5%, dopo essere precipitato in giornata di oltre 400 punti nei minimi intraday; lo S&P 500 ha ceduto fino a -1,2%, prima di ridurre le perdite a -0,4%; il Nasdaq Composite è sceso dello 0,9% per poi terminare la sessione poco mosso.