Wall Street cauta assediata da numeri inflazione e timori Fed. JP Morgan in calo dopo trimestrale

13 Aprile 2022, di Redazione Wall Street Italia

Wall Street cautamente positivi, nonostante la delusione arrivata con la pubblicazione dei risultati di bilancio di JP Morgan. Il focus degli operatori di mercato rimane sull’inflazione Usa e dunque sulle possibili mosse della Fed di Jerome Powell: l’accelerazione delle pressioni inflazionistiche è stata confermata tra l’altro anche oggi, con la pubblicazione dell’indice dei prezzi alla produzione , volato su base annua a marzo dell’11,2%, dal +10% precedente, e oltre il +10,6% stimato dal consensus. Alle 16 circa ora italiana, il Dow Jones avanza dello 0,18% a 34.281 punti; lo S&P 500 sale dello 0,10% a 4.400 punti, mentre il Nasdaq riporta un progresso dello 0,41% a 13.426.

Il dato odierno relativo al PPI Usa conferma il rialzo dell’inflazione più sostenuto da quando il governo americano ha iniziato a diffondere l’indice, ovvero dal novembre del 2010.

Su base mensile l’inflazione è cresciuta dell’1,4%, oltre il +1,1% stimato.

L’inflazione core – ex prezzi dei beni energetici ed alimentari – è aumentata al ritmo annuo del 9,2%, molto oltre il +8,4% previsto dagli economisti. Su base mensile il PPI core è salito dell’1%, più del +0,5% stimato.

Inizialmente il dato ha fatto scattare al rialzo i tassi dei Treasuries Usa, che hanno poi ritracciato. Al momento, i tassi decennali scendono al 2,674%; quelli a due anni ritracciano al 2,309%, quelli a 5 anni scendono al 2,596% e quelli a 30 anni al 2,803%. Il trend dei tassi conferma come, a essere tornato alla normalità (tassi crescenti) sia stato anche il tratto della curva dei rendimenti tra 5 e 30 anni, che si era invertito nelle settimane precedenti per la prima volta dal 2016.

Rimane molto alta la volatilità sul mercato azionario Usa: ieri, dopo la diffusione dell’altro dato termometro cruciale dell’inflazione, quello dell’indice dei prezzi al consumo, Wall Street aveva puntato con decisione verso l’alto.

Ma dopo i buy iniziali, che avevano portato il Nasdaq a scattare del 2% circa, la borsa Usa ha chiuso la sessione in rosso: il Dow Jones Industrial Average ha ceduto 87,72 punti (-0,26%) a 34.220,36. Lo S&P 500 è sceso dello 0,34% a 4.397,45 mentre il Nasdaq Composite ha perso lo 0,3% a quota 13.371,57.

Il CPI (indice dei prezzi al consumo) è salito a marzo dell’8,5% su base annua, al ritmo più forte dal gennaio del 1982. Il dato ha accelerato il passo rispetto al +7,9% di febbraio, a un tasso superiore al +8,4% su base annua atteso dal consensus degli economisti. La componente core dell’indice dei prezzi al consumo è salita su base annua del 6,5%, rispetto al 6,4% di febbraio, ma a un ritmo inferiore rispetto al +6,6% stimato dagli analisti.

Su base mensile, l’inflazione è avanzata dell’1,2%, come da attese, in aumento rispetto al +0,8% precedente. L’inflazione core è salita invece su base mensile dello 0,3%, a un ritmo inferiore rispetto al +0,5% stimato e in decelerazione anche rispetto al +0,5% precedente. Il rialzo è stato inoltre il più contenuto dal mese di settembre, fattore che ha portato inizialmente gli investitori a sperare nel picco dell’inflazione Usa.

Dal dato è emerso tra l’altro che i salari degli Stati Uniti aggiustati rispetto all’inflazione sono scesi nel mese di marzo dello 0,8% su base mensile, arretrando del 2,7% su base annua.

Ma diversi economisti hanno sottolineato come, affinché si possa parlare di picco dell’inflazione, siano necessari alcuni presupposti, come il fatto che non ci sia una ulteriore escalation della guerra tra Russia e Ucraina.

Un alert è arrivato nelle ultime ore anche dal super falco James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis.
Tuttora insoddisfatto della conversione hawkish della Fed, Bullard è andato oltre:

“C’è un po’ di fantasia – ha detto – quando si parla di tassi neutrali” (ovvero di ‘neutral rate’, livello dei tassi che non stimola né frena l’inflazione). “I tassi neutrali non sono sufficienti a esercitare una pressione al ribasso sull’inflazione – ha spiegato il banchiere- Tutto ciò che fanno è interrompere la pressione al rialzo”. Il che significa, secondo l’esponente della Federal Reserve, che alzare i tassi sui fed funds “fino al livello neutrale non sarà sufficiente” a frenare l’impennata dei prezzi negli Stati Uniti.

Bullard ha chiesto di conseguenza alla Fed di alzare i tassi di 300 punti base entro il terzo trimestre di quest’anno.

Tornando al fronte societario JP Morgan, banca numero uno degli Stati Uniti per valore degli asset ha reso noto che, nel primo trimestre del 2022, l’eps è calato in modo significativo come aveva previsto il consensus, a un ritmo anche più forte, scendendo a $2,63 rispetto ai $4,50 del primo trimestre del 2021, al di sotto dei $2,72 per azione stimati dagli economisti. Il calo dell’utile è stato nel complesso pari a – 42% su base annua.

La banca ha annunciato un onere di $902 milioni dovuto agli accantonamenti effettuati in vista delle possibili eventuali perdite sui crediti. Nel complesso JP Morgan è stata costretta a ad accantonare quasi $1,5 miliardi tra asset legati alla Russia e asset che hanno sofferto le conseguenze di una inflazione più elevata.

Anche il fatturato di JP Morgan è sceso, attestandosi a $30,717 miliardi, pressocché in linea con le stime del consensus pari a $30,59 miliardi, rispetto ai $32,27 miliardi del primo trimestre dell’anno scorso.

“Rimaniamo ottimisti sull’economia, almeno nel breve termine. I bilanci delle famiglie e delle aziende così come le spese per consumi rimangono in buone condizioni di salute. Ma intravediamo diverse sfide dal fronte economico e geopolitico, a causa dell’elevata inflazione, dei problemi delle catene di approviggionamento e della guerra in Ucraina”, ha commentato il ceo Jamie Dimon. La banca ha annunciato anche che il cda ha approvato una operazione di buyback azionario da 30 miliardi di dollari. Il titolo JP Morgan scende del 2,7% circa.

I mercati guardano alle altre trimestrali diffuse dalla Corporate America: come quella della compagnia aerea Delta Air Lines, il cui titolo balza di quasi il 4%, guardando alla perdita trimestrale inferiore alle attese riportata dal gruppo. Delta ha anche annunciato che, per la prima volta e nel mese di marzo, il fatturato mensile si è confermato superiore ai livelli precedenti la pandemia Covid-19 per la prima volta.

Trimestrale migliore delle attese anche per BlackRock ( titolo in rialzo di oltre +1%). Il colosso del risparmio gestito Usa guidato da Larry Fink ha chiuso il primo trimestre del 2022 con un utile netto di 1,44 miliardi di dollari, ossia 9,35 dollari ad azione, contro 1,2 miliardi di profitti, ossia 7,77 dollari, di un anno fa. L’utile per azione (Eps) rettificato si è attestato a 9,52 dollari contro i 8,04 dollari registrati nel primo trimestre del 2021. Nel periodo in esame i ricavi sono invece saliti a 4,7 miliardi. Il mercato si attendeva un Eps di 8,7 dollari e un fatturato di 4,67 miliardi.