UniCredit resta in Russia o no? Orcel ha deciso. Le risposte della banca a nodo M&A, Mps e Banco BPM

7 Aprile 2022, di Redazione Wall Street Italia

Cosa ha deciso UniCredit di fare, in un momento in cui diverse banche hanno detto addio alla Russia di Vladimir Putin? Settimane fa Andrea Orcel aveva affrontato la questione, rendendo noto che Piazza Gae Aulenti stava valutando diverse opzioni, tra cui anche l’opzione di lasciare il paese. La risposta è arrivata, ed è contenuta del documento delle risposte che la società ha dato alle domande che le sono state poste in vista dell’assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti, in calendario nella giornata di domani, venerdì 8 aprile 2022. La domanda mette anche in evidenza le operazioni e l’esposizione della banca italiana verso la Russia. “Unicredit è molto esposta in Russia. State valutando di lasciare le attività nel Paese, anche perché incombe il rischio di una nazionalizzazione da parte del governo russo: una mossa, da parte di Mosca, che potrebbe avvenire sia come contro-sanzione sia per salvare gli istituti di credito locali che non possono più accedere ai capitali delle case-madri europee ? Ogni situazione è comunque diversa tra banca e banca. Il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, è stato esplicito: «Non si possono prendere conclusioni nel giro di una notte», ha detto a una conferenza organizzata da Morgan Stanley. «Dobbiamo considerare seriamente l’impatto e le conseguenze e la complessità del distacco completo di una banca dal Paese». Insomma, si stanno facendo i conti ma nessuna decisione è stata ancora presa ?”. Il quesito continua: ” Ci sono da considerare anche i destini dei quattromila dipendenti delle 79 filiali in Russia e «le 1.500 aziende clienti, di cui 1.250 sono europee, che stanno cercando di staccarsi dal Paese». Unicredit ha già spiegato che i prestiti concessi in Russia sono pari a 7,5 miliardi di euro e che nella peggiore delle ipotesi la perdita sarà di 1,9 miliardi. Un danno assorbibile, che – ha assicurato il banchiere – non cambia i piani di Unicredit ?”

La risposta è la seguente:

“Nelle ultime settimane ci è stato chiesto molte volte lo stato delle nostre attività di business in Russia. Vogliamo essere il più trasparenti possibile riguardo alle nostre azioni e alle nostre ragioni. Sarebbe molto facile dire che UniCredit sta uscendo dalla Russia. Farebbe notizia e sappiamo che è ciò che molte persone vorrebbero sentire. Ma dismettere una banca che impiega oltre 4.000 persone e serve più di 1500 aziende, 1.250 delle quali sono aziende europee, e assorbire uno shock che potrebbe raggiungere i 7,5 miliardi di euro, non può e non dovrebbe essere fatto dall’oggi al domani”.

UniCredit continua: “Naturalmente, siamo stati personalmente scioccati dalle atrocità della guerra condotta dalla Russia e il nostro pensiero è rivolto a tutti coloro che soffrono. Abbiamo una responsabilità verso tutti coloro che fanno affidamento su UniCredit. Dobbiamo considerare gli interessi dei nostri dipendenti in Russia, dei nostri clienti che operano in Russia, molti dei quali sono europei, e della salute generale del nostro Gruppo e di tutte le comunità che serviamo in tutta Europa. Il nostro principale compito è garantire la stabilità generale della nostra banca e la nostra capacità di servire le nostre comunità in tutta Europa. Pertanto, stiamo completando un’urgente valutazione interna dell’impatto, delle implicazioni e delle conseguenze di un’uscita sulla nostra banca. Non è possibile trarre conclusioni dall’oggi al domani, ma forniremo presto maggiori dettagli”.Occhio al downgrade di S&P sul rating della controllata russa di UCG, ovvero di UniCredit Bank AO. 

LEGGI ANCHE

La classifica delle banche più generose verso le big oil&gas in barba ai paletti green, ci sono anche Unicredit e Intesa

Guerra Ucraina: UniCredit e SocGen tra le banche europee più esposte verso la Russia. Ma quella più a rischio è austriaca

In risposta alle altre domande poste dagli azionisti, UniCredit rende noto che:

“Alla data odierna, l’Amministratore Delegato Andrea Orcel possiede n. 444.743 azioni UniCredit collegate alla remunerazione variabile per il 2021″ e che il Presidente Padoan alla data odierna non possiede azioni UniCredit”. Riguardo all’esposizione verso BTP e in altri titoli pubblici, emerge che “per l’anno 2021 l’investimento del Gruppo in titoli emessi da amministrazioni pubbliche (governi e amministrazioni pubbliche centrali e locali) è stato pari a 122.292 Eur/mln come evidenziato nel bilancio consolidato (43.121 EUR/mln relativi a titoli emessi dalla Repubblica Italiana). Sugli NPL, la banca risponde inoltre che “l’ammontare delle esposizioni in sofferenza nette al 31 dicembre 2021 (cfr pag. 303 del Bilancio Consolidato 2021) è pari a 1.276 milioni di euro (UniCredit Spa 513 milioni di euro, cfr pag.703 del Bilancio dell’Impresa)”, precisando che “tali importi si riferiscono al valore contabile dei finanziamenti e titoli di debito di tutti i portafogli contabili”. Sui compensi e le retribuzioni all’AD Orcel e ai managerm si legge che, “alla luce della nomina del nuovo Amministratore Delegato, la retribuzione annuale fissa per il ruolo è aumentata del 112% rispetto all’anno precedente. Invece, la retribuzione media fissa degli executive del Gruppo è rimasta sostanzialmente invariata rispetto allo scorso anno. Nel 2021 in Italia, la retribuzione media fissa dei dirigenti italiani – la cui numerosità si è peraltro ridotta anno su anno – è cresciuta del 5,9% rispetto l’anno precedente, quella degli altri dipendenti del 2,2%”.

LEGGI UniCredit, legame tossico Russia ha divorato effetto Orcel. Ghiotti dividendi a rischio, azionisti tremano

Viene precisato, anche, che “sempre in Italia le retribuzioni medie annue complessive (incluso il payout del variabile) sono aumentate dell’1,8% per i dirigenti, mentre per gli altri dipendenti sono diminuite dell’-1,9%” e che “il rapporto tra la retribuzione media dei dirigenti e quella degli altri dipendenti è pari a 4,2”. Non potevano mancare domande sulla strategia in termini di M&A che l’istituto intende perseguire, soprattutto dopo il , a cui è stato fatto di nuovo riferimento. In generale, alla domanda “Avete in progetto nuove acquisizioni e/o cessioni ?”, UniCredit ha risposto che “analizziamo e valutiamo costantemente il nostro portafoglio di attività, al fine di individuare opportunità di ottimizzazione o di crescita. In caso di operazione di natura straordinaria, ne daremo tempestivamente informazione al mercato nel rispetto delle leggi e dei regolamenti applicabili”. Sul caso specifico di Mps, alla domanda sulle ” vere ragioni del fallimento delle trattative con MPS e Banco BPM”, la banca taglia corto: “Le ragioni dell’interruzione dei negoziati relativi alla potenziale acquisizione di un perimetro definito di Banca Monte dei Paschi di Siena con il Ministero dell’Economia e delle Finanze sono state spiegate dall’Amministratore Delegato nel corso dell’audizione pubblica presso la Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Sistema Bancario e Finanziario, al cui resoconto stenografico si rimanda per ulteriori approfondimenti. Per quanto attiene alle indiscrezioni di stampa relative a Banco BPM, non commentiamo tali indiscrezioni e speculazioni”. Da segnalare che più volte il Ronaldo dei banchieri ha definito l’M&A un acceleratore della crescita, dunque non un obiettivo fine a se stesso.

A tal proposito, diverse sono state le voci di mercato sul presunto dossier Banco BPM: e sarebbero state tra l’altro proprio queste indiscrezioni, insieme al fattore Russia, a costringere Orcel a stroncare l’Opa sulla banca guidata da Giuseppe Castagna.

Tra gli analisti, Equita SIM aveva dato la sua benedizione al matrimonio, sottolineando che l’operazione avrebbe rafforzato in modo significativo il posizionamento competitivo di Unicredit in Italia in termini assoluti (quota di mercato dall’11% al 18%), specialmente al Nord (quota di mercato dal 10% al 20%), riducendo il gap rispetto a Intesa Sanpaolo. La sim milanese aveva calcolato in quei giorni che l’entità combinata avrebbe avuto un CET1 in area 13% e un buffer rispetto allo SREP di circa 400 punti base”. E invece niente. Così come è saltata, prima della guerra in Ucraina, e qualcuno ora dice per fortuna, l’ operazione Otkritie Bank, esempio di bailout record in Russia: operazione che era già stata bocciata dalla borsa, visto che il titolo UCG era stato colpito dalle vendite al diffondersi delle indiscrezioni sull’interesse verso una banca che qualcuno aveva ribattezzato Mps russa A tal proposito, nel documento sulle risposte assembleare, il nome di Otkritie è saltato fuori, con la domanda: “E’ vero che il governo Russo volesse venderci la banca russa Otkritie ? Quali erano le ragioni di tale nostro interesse? Le trattative sono state definitivamente interrotte, come sarebbe auspicabile ?”.

UniCredit ha risposto che “la definitiva interruzione delle analisi e la potenziale struttura dell’operazione (combinazione) sono già state confermate e discusse a fine gennaio, durante la presentazione dei risultati (FY2021) a cui si rimanda per eventuali dettagli”. Di fatto, era stato lo stesso Orcel a commentare il motivo per cui l’operazione non era andata a buon fine.

Domande sono state fatte anche in merito alle operazioni di buyback contemplate nel piano UniCredit Unlocked: “Come pensate di remunerare gli azionisti con l’acquisto di azioni proprie, considerato che ciò fa diminuire il patrimonio netto? Se le azioni acquistate non fossero eliminate, al contrario di quanto vi prefiggete, le distribuirete al management? “. UniCredit ha sottolineato che “le azioni acquistate nell’ambito del programma di riacquisto azioni proprie saranno oggetto di annullamento. L’acquisto e il successivo annullamento determineranno una riduzione del numero di azioni UniCredit in circolazione e pertanto, a parità di utile, ad un aumento dell’utile per azione”, confermando che “il prezzo di acquisto delle azioni proprie non potrà discostarsi in diminuzione o in aumento di oltre il 10% rispetto al prezzo ufficiale che il titolo UniCredit avrà registrato nella seduta di Euronext Milan del giorno precedente al compimento di ogni singola operazione di acquisto” e sottolineando che “tale limite è coerente con la prassi di mercato per operazioni similari”.