UniCredit e Intesa pronte all’addio alla Russia? Piazza Affari approva, titoli in corsa

16 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

UniCredit medita l’addio alla Russia, così come Intesa SanPaolo. A Piazza Affari i titoli di entrambe le banche italiane corrono, scattando sul Ftse Mib di oltre il 6%. Il sentiment sui mercati azionari globali è positivo, sorretto dalla speranza di un accordo per il cessate il fuoco in Ucraina tra Mosca e Kiev. C’è anche il fattore Cina a fare da assist. Ma UniCredit e Intesa fanno ancora meglio, sovraperformando il trend dell’indice Ftse Mib, che mentre scriviamo sale di quasi il 3%. Viene da pensare alla reazione del titolo Deutsche Bank, volato fino a +8% dopo l’annuncio della banca tedesco dell’addio alla Russia.

Deutsche Bank si è allineata così alle decisioni di Goldman Sachs, JPMorgan Chase e HSBC, che la scorsa settimana hanno annunciato tutte un piano per dire basta alla loro operatività in Russia.

Cosa decideranno di fare le due banche italiane?

La prima ad annunciare l’opzione della ritirata dal paese di Vladimir Putin è stata Intesa SanPaolo, la banca gestita dall’AD Carlo Messina.

“La nostra presenza in Russia è oggetto di valutazioni strategiche – aveva detto all’inizio di marzo un portavoce di Intesa Sanpaolo – Condanniamo totalmente quanto sta accadendo e siamo impegnati ad aiutare tutte le nostre persone in Ucraina fornendo accoglienza, nei Paesi in cui operiamo, ai colleghi ucraini”.

Intesa SanPaolo: i numeri sull’esposizione verso Russia e Ucraina

L’esposizione del gruppo bancario era nota: in Russia la banca conta 28 filiali di Banca Intesa, circa 970 dipendenti e 1 miliardo di euro di asset.

Il totale dei prestiti di Intesa Sanpaolo alla clientela russa ammonta a circa 5,6 miliardi di euro, ovvero l’1,1% del totale degli impieghi del gruppo. Intesa Sanpaolo, inoltre, è parte di una joint venture paritaria con la banca russa Gazprombank, la terza più grande del paese. Oggi Intesa ha emesso un comunicato illustrando in dettaglio anche la sua esposizione verso l’Ucraina, attraverso la banca interamente controllata Pravex Bank, le sue 45 filiali e circa 780 persone.

I crediti di Intesa SanPaolo alla clientela russa sono pari a circa l’1% dei crediti a clientela totali del Gruppo Intesa Sanpaolo – si legge nella nota – Oltre due terzi dei crediti alla clientela russa “riguardano primari gruppi industriali, contraddistinti da consolidati rapporti commerciali con clienti appartenenti alle principali filiere internazionali e da una quota rilevante dei proventi derivante da export di materie prime, con scadenze per la quasi totalità entro il 2027 e quindi entro il predetto orizzonte temporale di riferimento del piano energetico lanciato dalla Commissione Europea con “REPowerEU” e richiamato dalla Dichiarazione di Versailles”.

Il totale attivo delle controllate in Russia e Ucraina, dunque Banca Intesa e Pravex Bank, è complessivamente pari a circa lo 0,1% del totale attivo del Gruppo Intesa Sanpaolo.

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Orcel: valutiamo ritirata da Russia, fiducia su dividendi con un ma

Ieri l’annuncio di Andrea Orcel, ad di UniCredit che, parlando alla conferenza organizzata da Morgan Stanley, la Morgan Stanley European Financials Conference, a Londra, ha reso noto che Piazza Gae Aulenti sta valutando la ritirata dalla Russia.

La banca aveva comunicato i numeri sulla sua esposizione nei confronti del paese lo scorso 9 marzo.

“Stiamo considerando l’opzione di uscire, ma ovviamente dobbiamo trovare un equilibrio tra la complessità e le conseguenze delle attività” che gestiamo nel paese. L’impatto più grande – ha avvertito il ceo – sarà sul posto. Ci sono 4.000 persone (dipendenti), che consideriamo nostri colleghi…e ci sono 1.250 aziende europee che hanno mantenuto le loro filiali nei mercati dove siamo presenti e che aspettano che noi le accompagnamo nella loro decisione di svincolarsi” dalla Russia.

Orcel ha ribadito di credere che la banca riuscirà a centrare il target ghiotto di dividendi  che intende distribuire agli azionisti, in base a quanto si legge nel piano industriale lanciato a dicembre –facendo tuttavia anche qualche precisazione. Ovviamente, l’erogazione delle cedole non potrà non prescindere dal contesto dell’economia globale, che si avvia a un inevitabile deterioramento a causa della guerra tra la Russia e l’Ucraina. A tal proposito, UniCredit teme anche l’arrivo di una stagflazione e, in ogni caso, uno shock. Proprio per assorbire questo shock, l’asticella per le operazione di M&A, dunque per eventuali operazioni di fusioni e acquisizione, si è fatta più alta.

Nella nota odierna, Equita SIM ha riassunto quanto proferito da Andrea Orcel, ricordando i numeri sull’esposizione di UniCredit verso la Russia che la stessa banca italiana aveva comunicato all’inizio di marzo, poco dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio scorso:

“Nella mattinata di ieri, il ceo di UniCredit Orcel ha dichiarato che la banca sta svolgendo una urgente revisione della strategia in Russia. Tra le opzioni sul tavolo ci sarebbe anche l’uscita dal Paese. In un comunicato pubblicato ad inizio marzo, UniCredit aveva fornito una ampia disclosure sulle sue esposizioni in Russia, in particolare

  • Esposizione diretta a UniCredit Bank Russia (patrimonio netto) al netto delle coperture su cambi pari a 1,9 miliardi (2,5 miliardi al lordo), a fronte di 9.4bn RWA 
  • Esposizione cross boarder nei confronti di clientela russa (quasi interamente società multinazionali) pari a 4,5 miliardi (0,5% total asset UniCredit) al netto delle garanzie (1 miliardo), a fronte di 3 miliardi di RWA. Ad oggi l’esposizione verso le controparti colpite da sanzioni è pari a c.5%
  • Esposizione mark to market in derivati verso banche russe per 300 milioni.

“In particolare nello scenario worst-case in cui l’intera esposizione di UniCredit alla Russia venisse azzerata, – ricorda ancora Equita SIM – UniCredit aveva stimato un impatto a CET1 pari a c.200 punti base”.

“Ricordiamo che UniCredit ha confermato il cash dividend, che prevede un dividendo per azione di 0,538 per azione (6% yield). Per quanto riguarda il buyback, UniCredit aveva invece ribadito l’intenzione di procedere con il riacquisto di azioni fino all’importo di 2,58 miliardi (13% capitalizzazione di mercato) a condizione di mantenere il CET1 a un livello superiore al 13%“.