Ue pronta a rispondere a minacce gas Russia con maxi emissione bond per energia e difesa

8 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Dalla Russia di Vladimir Putin la minaccia che tutto il mondo paventava: il blocco delle forniture di gas che arrivano all’Europa attraverso il gasdotto Nord Stream 1. La minaccia è stata sbandierata dal vice premier russo Alexander Novak. Novak ha citato la decisione della Germania, il mese scorso, di fermare la certificazione del gasdotto Nord Stream 2: “Abbiamo oggi diritto di prendere una decisione speculare e di imporre un embargo sul gas che attraversa il gasdotto Nord Stream 1. Il vicepremier ha precisato che finora Mosca non ha preso alcuna decisione in merito, e che il gasdotto opera “al massimo della sua capacità”. Ma certo l’Europa, nota per la sua dipendenza dal petrolio e gas russi, trema. E trema al punto che si rende conto che ora più che mai deve agire per evitare che l’eventuale chiusura dei rubinetti di gas e petrolio dalla Russia si traduca in un caro-bolletta insostenibile per i suoi cittadini e per la sua industria, scatenando uno shock energetico senza precedenti e concretizzando lo spettro della stagflazione. Arrivano le indiscrezioni di Bloomberg, secondo cui proprio per scongiurare il disastro, l’Unione europea sarebbe pronta a presentare un piano per l’emissione congiunta di bond su larga scala per finanziare le spese di energia e difesa. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la proposta potrebbe essere presentata dopo la riunione di emergenza del Consiglio europeo, che si terrà i prossimi 10-11 marzo a Versailles, in Francia. I funzionari europei starebbero studiando il modo in cui l’emissione di debito congiunto potrebbe avvenire, valutando anche l’entità delle risorse da raccogliere.

“Dobbiamo trovare nuovi strumenti per far fronte ai nuovi problemi che questa crisi ha posto”, aveva detto ieri sera il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, in un intervento al Parlamento europeo. Sempre ieri, in risposta a quanto il segretario di Stato Usa Antony Blinken aveva detto – ovvero che l’Occidente starebbe valutando di imporre un embargo sul petrolio e sul gas russi – la Germania di Olaf Scholz aveva frenato sull’ipotesi di sanzionare le materie prime made in Russia.

Il cancelliere tedesco ha ricordato che una messa al bando delle importazioni di gas e petrolio russi rischierebbe di mettere a rischio la sicurezza energetica dell’Europa, aggiungendo che le importazioni energetiche dalla Russia sono al momento essenziali per le vite dei cittadini europei. “L’Europa ha deliberatamente esentato dalle sanzioni le forniture di energia che arrivano dalla Russi. Rifornire l’Europa di energia per la generazione del riscaldamento, per la mobilità, l’elettricità e l’industria non è qualcosa che possa essere assicurato in un altro modo, in questo momento. (Questa energia) è dunque di vitale importanza per garantire i servizi pubblici e per le vite di tutti i giorni dei nostri cittadini”. E sul no all’embargo, sarebbe favorevole anche il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Oggi la minaccia è arrivata invece direttamente da Mosca, che ha paventato anche prezzi del petrolio a un livello più che doppio rispetto a quello attuale, fino a 300 dollari al barile. Sempre il vicepremier russo Novak ha detto che è”assolutamente chiaro che la messa al bando del petrolio russo si tradurrebbe in conseguenze catastrofiche per il mercato globale”. “Il balzo dei prezzi del petrolio sarebbe imprevedibile – ha aggiunto (i prezzi) potrebbero arrivare a $300 se non oltre”.

Una risposta europea è quanto mai necessaria. Interpellato da Bloomberg, un portavoce della Commissione Ue si è rifiutato di rilasciare commenti, ma ha confermato che i funzionari europei continuano a monitorare la situazione e sono pronti a reagire al cambiamento delle circostanze. Il piano dell’emissione congiunta di bond, hanno riferito altri funzionari Ue, vedrebbe la Commissione europea emettere bond per poi canalizzare i ricavi agli stati membri sotto forma di prestiti, al fine di consentire ai paesi membri stessi di finanziare le spese da sostenere per la difesa e per l’energia.

Una opzione potrebbe essere quella di lanciare i bond replicando lo schema dei bond SURE, ovvero il piano che venne utilizzato per finanziare le iniziative a supporto dell’occupazione Ue a seguito dello shock economico seguito alla pandemia Covid-19. Ieri le parole di Blinken hanno portato il petrolio Brent a balzare a un passo da $140 al barile, a $139,13 durante le contrattazioni dei mercati asiatici, record dal luglio del 2008, con un rally pari a +20%, che si è poi affievolito nelle ultime ore proprio a seguito delle dichiarazioni di Scholz. Sempre ieri il WTI è schizzato anch’esso al valore più alto degli ultimi 13-14 anni, fino a $130,50. Sul mercato olandese, la paura dell’embargo contro le forniture russe ha portato i prezzi del gas naturale a testare un nuovo record di sempre fino al massimo assoluto di 345 euro al megawattora, con un balzo pari a +80%.

 

 

 

“Europe has deliberately exempted energy supplies from Russia from sanctions.dichiarato il vice capo del governo Alexander Novak, citato dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung.