Ue: dopo il rally prezzi gas in calo. Operatori in attesa della prossima mossa della Russia

13 Maggio 2022, di Redazione Wall Street Italia

I prezzi del gas naturale in Europa calano dopo un rally innescato dalle interruzioni di una via di transito chiave attraverso l’Ucraina e dalle azioni di ritorsione di Mosca che hanno limitato le forniture alla Germania. Come riporta oggi Bloomberg, i futures di riferimento sono scesi fino al 5,3% mentre le spedizioni russe attraverso l’Ucraina sono calate questa settimana, ma potrebbero rimanere sostanzialmente stabili vicino al minimo dalla fine di aprile. “Se si mantengono intorno a questo livello, il mercato potrebbe ritenere che la situazione sia gestibile” ed evitare di fare offerte eccessive per le forniture, ha dichiarato in una nota EnergyScan, la divisione di analisi di mercato di Engie SA. Gli sviluppi degli ultimi tre giorni hanno gettato scompiglio sul mercato energetico europeo dopo un periodo di relativa calma, grazie al clima caldo e al flusso costante di gas naturale liquefatto. Questa settimana le spedizioni di gas verso l’Europa attraverso l’Ucraina sono state ridotte dopo che un punto di ingresso transfrontaliero chiave è stato messo fuori uso a causa dell’attività delle truppe sul terreno. Mosca ha poi emesso controsanzioni come ritorsione per le sanzioni dell’Europa sulla guerra in Ucraina, che hanno limitato le forniture a Paesi come la Germania.
Le restrizioni imposte da Mosca a un gruppo di società del gas sottratte al suo controllo dalla Germania minacciano anche di sconvolgere il mercato globale del GNL, mettendo in crisi un importante fornitore, la Gazprom Marketing & Trading Ltd., che ha già ricevuto un’offerta di gas. Inoltre, le sanzioni hanno preso di mira un gasdotto che attraversa la Polonia, eliminando un potenziale percorso di riserva per i clienti europei per ricevere il gas russo.
Tutto ciò avviene proprio mentre questo mese scadono i termini di pagamento per i principali acquirenti europei dal gas russo che ora è richiesto in rubli. Una decisione questa del Cremlino che ha causato non pochi grattacapi al mercato nelle ultime settimane, con la Polonia e la Bulgaria tagliate fuori per non aver soddisfatto le nuove richieste di pagamento. Ma sembra che si stia delineando una soluzione per gli altri paese. Aziende come il gigante tedesco Uniper SE si sono dimostrate sempre più sicure di poter continuare ad acquistare le forniture russe senza violare le sanzioni. L’italiana Eni non ha ancora aperto un conto in rubli, come hanno precisato fonti vicine, ma l’azienda sta lavorando con il suo team legale per crearne uno se necessario.