Ucraina blocca esportazioni grano, avena per rischio ‘crisi umanitaria’. Allarme pasta e pane suona più forte

9 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Il governo dell’Ucraina ha annunciato di aver bloccato le proprie esportazioni di grano, avena e altre materie prime che sono cruciali per il rifornimento globale di cibo. Obiettivo: quello di assicurare che le sue risorse rimangano in territorio ucraino, per sfamare la popolazione. L’Ucraina rischia infatti una crisi umanitaria a causa dell’intensificarsi della guerra iniziata lo scorso 24 febbraio, con l’invasione da parte della Russia di Vladimir Putin.

Le nuove regole proibiscono le esportazioni di miglio, di grano saraceno, zucchero, bestiame e carne e altri cosiddetti prodotti secondari che derivano dal bestiame.

Così come ha scritto il ministro dell’Agricoltura ucraino Roman Leshchenko, il blocco delle esportazioni è necessario per prevenire una “crisi umanitaria in Ucraina”, stabilizzare il mercato e “soddisfare le necessità della popolazione”.

Già alle prese con i rincari dei prezzi di gas naturale, petrolio e benzina, l’Europa rischia di rimanere vittima ora anche di ulteriori rincari dei prezzi dei prodotti agricoli.

Nelle ultime ore Coldiretti ha lanciato l’allarme sui prezzi dei cereali, ricordando che sia la Russia che l’Ucraina sono tra i principali paesi esportatori di cereali, visto che insieme rappresentano il 29% dell’export di grano e il 19% di quello di mais.

“In una settimana, dall’inizio della guerra in Ucraina, il prezzo del grano è balzato del 38,6% ma ad aumentare del 17% e stato anche il prezzo del mais e del 6% quello della soia destinati all’alimentazione degli animali negli allevamenti – ha fatto notare l’associazione, sulla base delle quotazioni alla borsa merci di Chicago – Il contratto future più attivo sul grano ha chiuso a 11,91-1/4 dollari per bushel (27,2 chili) ai massimi da marzo 2008 mentre il mais a 7,6 dollari per bushel al top da 10 anni e la soia a 16,78 dollari per bushel. A pesare ha spiegato Coldiretti – è la chiusura dei porti sul Mar Nero che impediscono le spedizioni e creano carenza sul mercato”.

L’allarme sul grano e sulla pasta era stato lanciato da Coldiretti già a gennaio, quando l’associazione aveva avvertito che in Italia i costi delle semine per la produzione di grano destinato a pasta e pane erano praticamente raddoppiati per effetto di rincari di oltre il 50% per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni.

Ad aumentare – aveva precisato Coldiretti – erano stati anche i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare.