Tassi BTP, Bce deve intervenire con scudo anti-spread? Mario Monti: ìbasta con accattonaggio politica. Un po’ di dignità’

13 Giugno 2022, di Redazione Wall Street Italia

Accattonaggio VS dignità nazionale: sono le parole che l’ex presidente del Consiglio senatore Mario Monti proferisce, nel commentare in un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera la fiammata dei tassi dei BTP decennali – che oggi è un soffio dalla soglia del 4%, in rally fino al 3,947% -e dello spread BTP-Bund oltre quota 230 punti base.

Mentre gli investitori continuano a scaricare BTP a ritmi che non si vedevano da parecchio, mentre in tutto il mondo ci si interroga se non siamo per caso all’alba di una crisi dei debiti sovrani 2.0, mentre le banche italiane pagano caro il doom loop con i BTP, economisti e analisti si interrogano sulla necessità o meno della Bce di Christine Lagarde di intervenire.

D’altronde, proprio il mancato regalo da parte della Banca centrale europea ha portato l’indice Ftse Mib a capitolare del 5% venerdì scorso, sulla scia del boom dei tassi dei BTP, che si è scatenato subito dopo il BCE-Day, proseguendo anche nel Day After e nella sessione di oggi.

Da Lagarde niente nuovo bazooka, solo un impegno a parole ad agire contro il rischio di una frammentazione dell’area euro.

Certo, il sentiment di mercato, in generale, ha subìto un ulteriore deterioramento con la pubblicazione del dato relativo all’inflazione degli Stati Uniti, misurata dall’indice dei prezzi al consumo di maggio: il dato è salito dell’8,6%, su base annua, rispetto al +8,3% di aprile e oltre il +8,3% stimato dal consensus.

Ma è principalmente il rischio Italia che sta affliggendo la carta italiana.

C’è qualcuno che ritiene che il mercato stia mettendo alla prova Lagarde & Co, e che la Bce potrebbe decidere di intervenire con un nuovo bazooka, nel caso in cui lo spread BTP-Bund volasse fino a quella che molti ritengono essere la soglia pericolo. Una soglia pericolo che si fa, tra l’altro, sempre più vicina.

Ma non tutti sono d’accordo che la Bce debba intervenire, stavolta.

Tra di loro c’è l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, che proprio nel 2011, nel bel mezzo della crisi dei debiti sovrani che rischiò di far saltare l’euro, guidò l’Italia.

Il Corriere intervista il senatore, che fa notare subito le differenze tra la situazione in cui l’Italia e l’Eurozona versano oggi, e quella di più di dieci anni fa.

Poche le analogie, a parte il fatto che anche ora “si torna a parlare di scudo anti-spread”.

Ma più di dieci anni fa, fa notare Mario Monti, “lo spread toccò 574 punti. Furono avviate dure misure di risanamento. L’Italia non chiese che l’Europa la salvasse, ma solo che si tenesse conto che il nostro spread incorporava una grande parte non ‘fatta in casa’. Era il premio per il rischio-euro che, in quella situazione di crisi nell’eurozona, i mercati chiedevano a chiunque emettesse titoli in euro. E in misura maggiore per i Paesi che avevano i debiti pubblici più elevati, creati nel passato, anche se stavano conducendo politiche per ridurre il disavanzo”.

Ora, invece, lo spread è di poco superiore a quota 230 punti. E con “uno spread tutto ‘fatto in casa’, e in assenza di crisi nell’Eurozona – sottolinea il senatore – non siamo nelle condizioni più favorevoli per ‘pretendereche la Bce si allontani dalla rotta per favorire un Paese che si è messo da sé in questa situazione, pur fruendo di un governo particolarmente autorevole e dopo essere stato il Paese meglio trattato dall’Europa da diversi anni a questa parte (vedi quota dei fondi del Next Generation EU e enorme accollo di titoli da parte della Bce)”.

Quante volte è stato detto, di fatto, che la Bce aveva messo in sicurezza soprattutto l’Italia, assillata dal problema del debito pubblico?

Diversi gli italiani che stanno chiedendo però ancora aiuto, alla stessa Bce che hanno criticato in passato, sui social e anche nell’arena politica italiana.

Oggi si apprende dalle agenzie di stampa che la Lega, al termine di una riunione con il leader Matteo Salvini, chiede un tetto europeo allo spread. La Lega ha indetto una riunione su quello che ha definito “Attacco all’Italia”, con il Carroccio che l’ha così presentata:

“Dopo un’analisi sui referendum della Giustizia (con l’impegno di continuare la battaglia per le riforme) e in attesa dello spoglio delle Amministrative (dove si registra cauta soddisfazione per le notizie che danno il centrodestra in vantaggio), si farà il punto sulla preoccupante situazione economica dell’Italia”.

Sotto i riflettori le dichiarazioni rilasciate da Salvini nel fine settimana, a commento del boom dei tassi sui BTP:

L’Italia è sotto attacco – ha detto il leader della Lega – “Francoforte o Bruxelles vorrebbero fare dell’Italia una nuova Grecia portandosi via il malloppo, noi chiediamo al governo di reagire”.

Ancora prima, erano risuonate altre dichiarazioni al vetriolo:

“Alla Bce dicono che non compreranno più titoli di Stato italiani. Vuol dire che c’è qualcuno che sta speculando contro l’Italia e vorrebbe svenderci come la Grecia. La Lega è forza di responsabilità, per noi gli italiani vengono prima di tutti, lunedì faremo una riunione urgente perché stanno andando in fumo miliardi di risparmi e non lo possiamo permettere”.

Ha commentato negli ultimi giorni il forte sell off che si è abbattuto sull’Italia anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia:

Credo che l’iniziativa della Bce sia intempestiva, inopportuna e che tradisca una miopia nelle istituzioni europee, in quelle monetarie sulla quale molti dovrebbero interrogarsi”, aveva detto Meloni, parlando da Gorizia, continuando:

Il risultato dello spread all’indomani delle posizioni della Lagarde la dice lunga su quanto si riesca a capire il momento che si sta attraversando. Chiedo al Presidente del Consiglio e ai nostri rappresentanti nelle istituzioni europee di far sentire la loro voce. Non siamo ora in una posizione tale da rivedere il quantitative easing, che ci ha molto aiutato, in un momento in cui abbiamo insieme due shock, della pandemia e della guerra” .

Posizione diametralmente opposta, ovviamente, quella del senatore Monti, che sottolinea che “un conto sono richieste motivate, un altro l’accattonaggio. La dignità non fa parte anch’essa dell’interesse nazionale?” Ovvero?

Mario Monti spiega:

“È giusto che ogni Stato membro cerchi di influenzare la riformulazione delle diverse regole europee secondo le proprie visioni e convenienze. Ma si ha a volte l’impressione che componenti importanti della politica italiana siano contrarie al fatto stesso che tornino regole europee, sia pure emendate”.

Certo, la presidente della Bce Christine Lagarde “non ha specificato in concreto come metterebbe in opera uno ‘scudo antispread’ a favore dei Paesi per i quali il venir meno della droga spedita da Francoforte farebbe salire troppo gli spread”. Ed è “giusto – sottolinea l’ex premier – che in Italia si discuta molto di questo, ma attenzione: prima di tutto occorre un maggiore impegno da parte dei singoli Paesi più esposti“.

Insomma, Mario Monti ritiene che, prima dello scudo anti-spread, sia il caso di fare le riforme, anche perché “dal 2015 a oggi, con varianti da governo a governo, le riforme strutturali sono state spesso ritardate e annacquate, quando non si è cercato di cancellare quelle introdotte. La condiscendenza europea sui disavanzi si è spesso tradotta in spesa corrente (bonus in primis) più che in investimenti pubblici. Lo ‘scostamento di bilancio’, introdotto come eccezionale nella riforma costituzionale del 2012, è ora routine. Bene ha fatto il governo (Draghi), negli ultimi mesi, a palesare opposizione a nuovi usi disinvolti”.

Ma in definitiva, come condensa il pensiero di Mario Monti il quotidiano Il Corriere della Sera: “Basta con l’accattonaggio dei partiti sull’interesse nazionale, ci vuole anche un po’ di dignità”.