Stellantis, scoppia il caso maxi compenso del ceo Tavares. No azionisti, ma Elkann & Co sbandierano risultati record

14 Aprile 2022, di Redazione Wall Street Italia

Un compenso superiore a 19 milioni di euro a favore del ceo di Stellantis, Carlos Tavares, per il 2021: no e poi no, molti gli azionisti del colosso dell’auto che non ci stanno e che bocciano di conseguenza la politica di remunerazione prevista dall’azienda per i suoi managers e il suo AD Tavares.

Ieri l’assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio 2021 e la distribuzione del dividendo di 1,04 euro per azione, per un importo totale di circa 3,3 miliardi di euro. Ma non è tanto di dividendi e di risultati che si parla nelle ultime ore, riguardo a Stellantis, visto che è scoppiato il caso Tavares: la società ha preso atto della contrarietà dei soci, diramando un comunicato, in cui si legge che “l’Azienda prende atto del feedback derivante dal voto consultivo sulla Relazione della Remunerazione in conformità alla normativa olandese sulle Assemblee degli Azionisti, che è stato favorevole per il 47,9% e contrario per il 52,1% e spiegherà nella Relazione della Remunerazione del 2022 come si è tenuto conto di questo voto”. La questione è più che mai delicata, soprattutto se si considera, come riporta Automotive News in un articolo, il fatto che siamo nel vivo delle elezioni presidenziali francesi, in attesa del ballottaggio del prossimo 24 aprile, in cui si sfideranno l’attuale presidente Emmanuel Macron e la leader di estrema destra Marine Le Pen. Lo scarto tra i due è decisamente ridotto e nessuno esclude una vittoria di Le Pen, sebbene dai sondaggi emerga ancora il vantaggio del capo dell’Eliseo. Questioni come il compenso proposto per Tavares possono rinfocolare tuttavia sentimenti di rabbia contro il mondo Corporate, a vantaggio del populismo. “Queste situazioni contribuiscono e,. sfortunatamente, alla fine portano i cittadini a prendere posizioni estreme durante le elezioni”, ha commentato Christine Virassamy, funzionario del CFDT (Confederazione democratica francese del lavoro), lanciando un appello ai politici affinché adottino misure urgenti per stabilire un tetto ai compensi dei dirigenti, mentre Jean-Pierre Mercier, rappresentante del sindacato di estrema sinistra CGT ha definito la politica di remunerazione “indecente e rivoltante”. Ma Stellantis ha difeso il compenso proposto per l’amministratore delegato, giustificandolo con “i risultati record raggiunti nel 2021′ dal gruppo. Così, nel rispondere a una domanda sull’importo del compenso: “L’aumento di stipendio di Tavares rispetto a quello che aveva in Psa (prima della fusione) è da attribuire al fatto che Stellantis ‘è una azienda diversa e molto piu’ grande”.

L’agenzia Radiocor riporta che “la parte fissa della remunerazione di Tavares rappresenta il 19% del totale per il 2021, pari a 1,98 milioni di euro, mentre il restante 81% e’ composto da 7,5 milioni legati alla performance 2021, 2,4 milioni sono una voce legata al futuro pensionamento e 1,7 milioni sono legati alla riuscita della fusione tra Fca e Psa. Si aggiungono poi 5,6 milioni di euro legati al piano di incentivazione al 2026″. In generale, secondo quanto emerge dalla relazione finanziaria 2021 di Stellantis, il gruppo nel 2021 ha speso per la remunerazione dei membri del cda complessivamente 28,8 milioni di euro, di cui 4,5 milioni per la parte fissa e il resto come piani di incentivazione e compensazioni. Al presidente John Elkann sono stati corrisposti complessivamente 7,88 milioni di euro (860mila la parte fissa, pari al 20% del totale). Per quanto riguarda i manager, per il direttore finanziario Richard Palmer (già direttore finanziario di Fca) la cifra complessiva stimata è pari a 14,8 milioni di euro. Per gli eredi dell’ex amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, morto nel 2018, si stima che riceveranno 26 milioni di euro”.

Il sito Automotive News ha però ricordato i compensi dei ceo di altri grandi colossi dell’auto a livello mondiale. E non c’è alcun dubbio: quei 19, 15 milioni di Tavares troneggiano su tutti.

Il ceo di Stellantis diventerebbe il ceo del comparto auto con i compensi più alti di tutta l’Europa, con una remunerazione più che doppia rispetto al numero uno di Volkswagen, il ceo Herbert Diess, che guadagnò una somma di poco inferiore agli 8 milioni di euro nel 2020 e pari a €8,6 milioni per il 2021. Negli Stati Uniti la situazione è diversa, visto che l’ad di GM Mary Barra ha guadagnato nel 2020 $23,7 milioni, che corrispondono a 21,9 milioni di euro circa al rapporto di cambio attuale. 

E il Financial Times ha ricordato che l’AD di Ford Jim Farley, si appresta a incassare una cifra vicin ai 23 milioni di dollari.

Automotive News Europe ha calcolato che, se Tavares centrasse tutti i target stabiliti nei piani e nel piano degli incentivi, avrebbe diritto a ricevere più di 220 milioni entro il 2026.

A tal proposito, a soffiare sul fuoco è stato l’azionista di minoranza di Stellantis, Phitrust, che ha presentato un rapporto, da cui emergerebbe che in realtà la somma che Tavares percepirebbe nel 2021 sarebbe non di 19,15 milioni, ma di €66 milioni, soprattutto grazie alla stima elaborata sugli incentivi di più lungo termine a cui il numero di Stellantis avrebbe diritto, una quantità che anche l’azionista, così come il sindacato, ha definito “indecente”. Ma l’azienda è intervenuta immediatamente, parlando di un “un documento totalemnte falso”, in quanto basato soprattutto sui target al 2028 che Tavares dovrebbe comunque, a priori, centrare, e su calcoli effettuati principalmente sul valore del titolo Stellantis.

Per ora Tavares può stare relativamente tranquillo, visto che, come ha riferito una fonte interpellata dall’agenzia Reuters, il voto contrario arrivato dagli azionisti non avrà conseguenze sui compensi pianificati per il 2021, in base alle leggi olandesi, dove Stellantis ha la sede. “Il voto di oggi sulle remunerazioni ha valore soltanto consultivo, dunque il piano di remunerazione relativo a 2021 diventerà effettivo”. E lo stesso presidente di Stellantis, John Elkann, ha riferito che, se è vero che l’azienda prenderà in considerazione il voto degli azionisti, questo è comunque “una raccomandazione”. “Come cda siamo convinti che in una meritocrazia, premiare sulla base del criterio della performance sia elemento fondamentale della nostra politica – ha detto Elkann agli azionisti. Ma la questione è già diventata imbarazzo di Stato, nel bel mezzo delle elezioni presidenziali: come riporta Reuters Parigi, presente nel capitale del gruppo con BPIFrance, che detiene il 6,15% del capitale, è stata proprio tra gli azionisti che hanno votato contro la politica di remunerazione che comprende, viene precisato, oltre ai 19 milioni di euro circa, un pacchetto azionario del valore di 32 milioni di euro e compensi di lungo termine di 25 milioni di euro circa. Il caso ha immediatamente messo sull’attenti il governo francese, come dimostrato dall’intervento del ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, che ha definito ieri la remunerazione a favore del ceo “eccessiva“, aggiungendo però anche che la Francia non può imporre un tetto sui compensi dei dirigenti, in quanto in questo modo rischierebbe di provocare una fuga dei talenti dalle sue aziende.

“Questo compenso è eccessivo e deve portarci a riflettere sul livello dei compensi percepiti dai ceo rispetto a quelli dei salari percepiti dai dipendenti. Ma questo lo dobbiamo fare a livello europeo, perchè altrimenti perderemo tutti i brabi ceo che riescono a garantire solidi risultati”, ha detto, intervistato dalla televisione France 5.

Stellantis, come si sa, quarto produttore mondiale di auto, è nata dalla fusione tra FCA (Fiat Chrysler) e da PSA e conta tra gli azionisti principali la holding della famiglia Agnelli Exor, con una quota del 14,2%, la famiglia Peugeot (7,1%), lo stato francese (6,1%), Dongfeng Motor (4,4%) e Amundi (3,4%).

 

La questione della paga ‘indecente’ al ceo Tavares si scontra con i licenziamenti che comunque il colosso continua a portare avanti. L’azienda ha inviato due settimane fa una lettera ai dipendenti dell’impianto di assemblaggio Belvidere, alla stessa città di Belvidere, allo stato dell’Illinois e al sindacato americano del settore auto United Auto Workers, annunciando ulteriori tagli di personale della fabbrica, attraverso una combinazione di pre-pensionamenti per i dipendenti rappresentati dal sindacato e licenziamenti di dipendenti. Il portavoce ha reso noto che i licenziamenti inizieranno il prossimo 27 maggio del 2022, mentre il via ai pensionamenti dovrebbe scattare il 31 maggio del 2022. L’impianto di Belvidere, dove Stellantis produce la Jeep Cherokee SUV, è stato già colpito da migliaia di licenziamenti nel corso degli ultimi tre anni: cinque round di tagli alla forza lavoro sono stati lanciati soltanto nell’arco degli ultimi 13 mesi. L’impianto ha al momento all’attivo 1.812 lavoratori pagati a ora in un unico turno. Nel 2019, quando l’impianto era di proprietà di Fiat, la fabbrica contava più di 5.000 dipendenti, attivi in una giornata lavorativa suddivisa in tre turni. Un appello è arrivato anche dalla stessa fabbrica di Melfi: “La settimana scorsa le cose sono peggiorate ulteriormente, solo sul mio dominio siamo rimasti in 8, mentre prima eravamo in 10, così non riusciamo neanche ad allacciarci una scarpa o ad allontanarci un attimo per fare i nostri bisogni”, ha detto Angelo, dell’Unità Montaggio, che, in base a quanto riportato dal sito Basilicata24.it “aveva denunciato, lunedì scorso, i problemi per chi opera nella sua unità, dovute ad un mix produttivo voluto dall’azienda, e sempre più a prova di resistenza umana”.

“Sempre più schiavitù, ci manca solo il capo col frustino, perché oramai siamo arrivati allo stremo”. Proprio la scorsa settimana, ha denunciato Angelo al sito Basilica24.it, “i nuovi tagli di personale”su alcune linee. “Se a ciò aggiungiamo i licenziamenti con incentivo che potrebbero aumentare nei prossimi mesi –un paio di dubbi mi vengono” (…) .”O vogliono che ci licenziamo in massa, oppure vogliono fortemente ridimensionare il personale e finire di schiavizzare chi tra noi, per mancanza di alternative, non può far altro che rimanere sulla linea”.