Stangata caffè, impennata prezzi con ‘spread tazzina’ al bar fino al 40% da una città all’altra

30 Maggio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Esplode in Italia il caro caffè. La tazzina al bar, rituale irrinunciabile per molti italiani, arriva costare 1,25 euro, con un aumento del 16% rispetto allo scorso anno. A rivelarlo Assoutenti secondo cui la palma del caro-caffè spetta al Trentino Alto Adige, con i bar di Trento che vendono l’espresso consumato al banco in media a 1,25 euro, 1,24 euro a Bolzano.

Caffè: dove costa di più in Italia

Anche a Cuneo il caffè costa 1,24 euro. In ben 3 province dell’Emilia Romagna (Ferrara, Ravenna e Reggio Emilia) l’espresso abbatte la soglia psicologica di 1,20 euro, così come in Veneto (Rovigo e Venezia), mentre a Padova e Vicenza il prezzo medio è di 1,19 euro. Il caffè più economico d’Italia è quello servito dai bar di Messina (0,89 euro), seguita da Napoli, città dove l’espresso è una tradizione storica (0,90 euro) e da due province calabresi (Reggio Calabria e Catanzaro, 0,92 euro). Inoltre, dice Assoutenti, solo 5 province, Napoli, Biella, Lucca, Novara e Macerata, hanno mantenuto stabile il prezzo medio del caffè, mentre in tutte le altre città italiane si registrano aumenti anche pesanti.

E nel futuro le cose non andranno meglio. È improbabile che i prezzi del caffè diminuiscano prima del prossimo anno. Così il presidente di Illycaffe Andrea Illy da Davos in un’intervista con Francine Lacqua su Bloomberg TV. “Non vedo le condizioni perché il prezzo scenda nei prossimi dieci mesi e probabilmente bisognerà aspettare la metà del 2023 prima che il prezzo inizi a scendere, se non succede nulla nel frattempo”.
Secondo il numero uno di Illy, i prezzi del caffè sono due volte più alti di un anno fa e questo, a causa del gelo e della siccità in Brasile, che hanno distrutto il 10% delle piante e compromesso un altro 20% della produzione. “Per quanto riguarda i costi, abbiamo una specie di tempesta perfetta, continua Illy, perché non si tratta solo del caffè, a causa dei cambiamenti climatici, ma anche del packaging, a causa della situazione generale. E c’è l’energia come conseguenza della guerra, poi ci sono i costi di spedizione come conseguenza dei problemi logistici”.