Russia: per S&P è in default selettivo, Mosca costretta a cancellare le aste dei titoli di stato del 2022

11 Aprile 2022, di Redazione Wall Street Italia

Per S&P la Russia di Vladimir Putin è già in default: l’agenzia ha emesso infatti sul debito pubblico del paese un rating “selective default”, dopo che il Cremlino ha annunciato la scorsa settimana di aver rimborsato il debito dovuto ai titolari stranieri dei bond sovrani russi, di 650 milioni circa, in rubli. Mosca è stata costretta ad effettuare il default a causa della decisione del Tesoro americano di vietare l’accesso ai fondi della Russia depositati nei conti delle banche americane, dopo averlo consentito nelle settimane precedenti. Risultato:

La stessa JP Morgan, banca che aveva provveduto a gestire i precedenti pagamenti agli obbligazionisti, inviando i dollari del Cremlino a un agente che aveva poi versato le cifre ai detentori dei bond russi, è stata stoppata dal Tesoro. L’obiettivo di Washington è costringere Mosca a scegliere se accedere alle riserve in dollari presenti in Russia per evitare il default o se utilizzare i fondi per continuare a finanziare la guerra, in sintesi quello di costringere Mosca a ridurre le spese per il finanziamento della guerra in Ucraina.

Con il divieto di accesso stabilito dal Tesoro  il ministero delle Finanze russo è stata così costretta a pagare in rubli quanto dovuto ai detentori di due eurobond con scadenza nel 2022 e nel 2042 denominati in dollari , in quanto, aveva riportato Reuters, “una banca straniera si è rifiutata di procedere all’ordine di versare 649 milioni di dollari ai titolari del debito sovrano”.

Ma, ha messo in guardia S&P Global, gli investitori detentori dei titoli di stato russi, nel convertire i pagamenti ricevuti in rubli in dollari Usa, molto probabilmente non riusciranno a ottenere la stessa somma a loro dovuta da Mosca: fattore che equivale, per l’appunto, a un default, che sarebbe ufficiale una volta trascorso il periodo di grazia di 30 giorni.

Si tratterebbe il primo default della Russia su un debito contratto in moneta straniera in più di un secolo: l’ultimo default avvenne con la rivoluzione bolscevica del 1917, quando nacque l’Unione sovietica. Verso la fine degli anni ’90, Mosca aveva fatto sì default sul debito denominato in rubli ma non sui titoli di stato denominati in valute estere.

Ma è pur vero che il Cremlino non ha alcuna intenzione di issare bandiera bianca, visto che proprio ieri è arrivato l’annuncio dell’aumento delle riserve del governo di 273,4 miliardi di rubli (l’equivalente di $3,2 miliardi), dovuto alle vendite di petrolio e gas (quel petrolio e gas che l’Europa continua ad acquistare). I fondi, ha annunciato Mosca in un comunicato, verranno utilizzati “per varare misure volte ad assicurare la stabilità dell’economia a fronte delle sanzioni straniere”. L’aumento delle riserve, si legge ancora, avverrà attraverso il “fatturato aggiuntivo derivante dalle vendite di petrolio e gas del primo trimestre del 2022”. S&P è comunque scettica a priori, tanto da aver scritto nella sua nota di non credere che il Cremlino riuscirà a convertire in dollari i pagamenti già effettuati agli obbligazionisti in rubli. “E’ probabile che le sanzioni contro al Russia verranno ulteriormente aumentate nelle prossime settimane, ostacolando la volontà e le capacità tecniche della Russia di onorare i termini e le condizioni dei suoi obblighi ai detentori del suo debito estero”.

Il default della Russia viene considerato “quasi sicuro” da Mitu Gulati, professore di diritto specializzato nei debiti sovrani presso l’Università di Virginia intervistato dal sito Quartz. Ed è praticamente sicuro di un default di Mosca il mercato visto che la scorsa settimana dal trend dei cds (credit default swap), costo per assicursi contro il rischio di un default è emersa una probabilità di un default russo pari al 99%. Allo stesso tempo, viene data ormai come praticamente sicura una recessione dell’economia russa – , messa al bando dal mondo intero (o quasi).

Il Cremlino ha annunciato intanto che non ci sarà alcuna asta di titoli di stato russi, fino alla fine del 2022, a causa dei costi proibitivi. Lo riporta Bloomberg, facendo riferimento alle dichiarazioni che, stando al quotidiano ruso Izvestia, il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov avrebbe rilasciato: “Non abbiamo intenzione di andare sul mercato locale o sui mercati esteri, quest’anno – ha detto Siluanov al quitidiano – Non ha senso, visto che i costi di finanziamento sarebbero cosmici”.

Intervistato da Bloomberg Todd Schubert, responsabile della divisione di reddito fisso di Bank of Singapore, ha tuttavia rimarcato come i conti pubblici della Russia siano ancora solidi:

“Considerata la combinazione tra una posizione finanziaria solida e l’abilità di generare aancora un fatturato notevole grazie alle vendite di idrocarburi, il governo ha la flessibilità di astenersi dai mercati dei debiti pubblici nel prossimo futuro”. Tuttavia, ha fatto notare che “il punto non è se la Russia sceglie o no di emettere bond, il punto è se possa farlo o meno. Viste le circostanze, semplicemente il mercati per una qualsiasi emissione primaria (del debito sovrano russo) non c’è”.

Detto questo, da un punto di vista legale, il Cremlino potrebbe contestare il default, nel caso in cui l’evento si verificasse, adducendo come motivazione la presunta sopravvenuta impossibilità di adempiere ai suoi obblighi (a causa delle sanzioni?) . Gulati fa notare che, quando la sopravvenuta impossibilità è dovuta a una guerra, di norma il paese che fa richiesta di essere esonerato dal pagamento di un debito e dal conseguente default non è certo lo stesso che ha provocato la guerra. Certo, Mosca potrebbe replicare che sono state le sanzioni, non la guerra, a rendere impossibile il rimborso di quanto dovuto agli obbligazionisti. Ma è improbabile che la sua posizione venisse sostenuta da un qualsiasi tribunale occidentale.  Il mancato pagamento della somma dovuta in dollari potrebbe portare a questo punto Mosca al default, passato un periodo di grazia di 30 giorni”.