Russia: esodo di massa dai giganti del petrolio. L’addio di BP, Shell, Equinor: Rosneft e Gazprom ‘mollate’

1 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

L’invasione dell’Ucraina sta provocando un vero e proprio esodo di massa delle aziende occidentali dalla Russia, ribaltando quel fenomeno di corsa a investire nel paese che era stato innescato dal collasso dell’Unione sovietica del 1991.

Le sanzioni imposte a Mosca dai governi stranieri a seguito dell’attacco all’Ucraina – tra cui l’estromissione di alcune banche russe dallo Swift e la chiusura degli spazi aerei ai voli russi – hanno convinto diverse società che i rischi, sia finanziari che alla loro reputazione, sono troppo grandi da riuscire a giustificare la prosecuzione dei loro affari nel paese.

A dare il via alla carrellata degli addii è stato il principale investitore estero in Russia, il colosso britannico attivo anch’esso nell’oil BP che, nella giornata di domenica, ha annunciato a sorpresa di aver deciso di smobilizzare la quota detenuta nel colosso statale petrolifero russo Rosneft pari al 20% del capitale; una mossa che potrebbe tradursi in una svalutazione di $25 miliardi, tagliando la propria produzione di gas e di petrolio di un terzo.

Esodo annunciato, nelle ultime ore, anche dal gigante petrolifero Shell, che ha citato come motivazione “l’atto di aggressione militare senza senso” della Russia nei confronti dell’Ucraina.

Shell ha interrotto gli accordi di partnership con il colosso controllato da Mosca Gazprom. Interrotti anche l’accordo Sakhalin-II per la produzione di gas naturale liquefatto e la sua partecipazione al progetto del gasdotto Nord Stream 2, che comunque la Germania ha bloccato la scorsa settimana. Entrambi i progetti hanno un valore di 3 miliardi di dollari circa.

Ha reciso i loro legami con la Russia di Putin anche Equinor ASA, colosso energetico numero uno in Norvegia di proprietà dello stato, che ha reso noto un piano per iniziare a ritirarsi dagli accordi di joint-venture raggiunti in Russia, che hanno un valore di $1,2 miliardi circa.

A questo punto, gli unici titani dell’energia attivi in Russia con significative operazioni di trivellazione sono Exxon Mobil e TotalEnergies.