Putin: ‘il gas della Russia solo con rubli’. Giavazzi: ‘pagare in euro, alt importazioni ipotesi da valutare’

24 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Volete il gas della Russia? Niente dollari o euro, pagate in rubli. Il presidente russo Vladimir Putin ha appena presentato in via ufficiale la sua ritorsione contro le sanzioni imposte dall’Occidente, facendo leva soprattutto sulla debolezza energetica dell’Europa che dipende fortemente dal suo gas. La notizia fa il giro del mondo, accompagnata da un’altra news: quella del piano Marshall sull’energia che il numero uno di JP Morgan, Jamie Dimon, ha proposto in un incontro privato al presidente americano Joe Biden. I leader di tutto il mondo commentano le parole del capo del Cremlino, la reazione dei mercati è immediata: i prezzi del gas scattano al rialzo in Europa di oltre il 30%, le quotazioni di WTI e Brent volano fino a +5%, anche se di mezzo qui c’è la notizia dello stop alle esportazioni di crude dal Caspian Pipeline Consortium (CPC) del Kazakhistan, non come ennesima ritorsione, ma a causa di danni provocati da una tempesta. Il vice ministro russo avverte che le forniture di oil potrebbero rimanere ferme per ben due mesi.

Nel frattempo, l’asset vincente dell’aut aut di Putin è il rublo che, subito dopo la notizia – arrivata ieri nel pomeriggio italiano – guadagna il 7% sul dollaro, tagliando così le sue perdite da inizio anno a -23%. Dall’invasione dell’Ucraina, la moneta è capitolata di ben il 40%.

L’obiettivo di Putin è proprio quello di blindare la valuta russa, affossata dalle vendite da quando la Russia ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio scorso, esattamente un mese fa, considerata ormai valuta paria così come paria sono considerati i titoli di stato made in Russia, che per le agenzie di rating sono ormai junk, ovvero titoli spazzatura.

Putin vuole costringere insomma l’Occidente a pagare in rubli soprattutto per rivitalizzare la moneta del paese, come ha spiegato a Politico Liam Peach, economista dei paesi emergenti in Europa presso Capital Economics, secondo cui la mossa rientra nel piano volto a “fare pressioni sui paesi occidentali, costringendo gli acquirenti esteri di gas russo a utilizzare i rubli, per aumentare il supporto al valore della moneta”.

Interpellato anche lui da Politico, James Huckstepp, analista di S&P Global Commodity Insights, ha osservato che “si tratta sicuramente di un fattore di rischio, che crea complicazioni agli acquirenti di gas russo europei”.

Tra le reazioni all’annuncio di Putin, si segnala quella di Francesco Giavazzi, consigliere economico di Palazzo Chigi, tra i più ascoltati dal presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha sfidato Mosca dicendo che, a dispetto di tutto, chiudere il rubinetto dell’import del gas russo “è una ipotesi da valutare”.

In un intervento al Forum economico Bloomberg che si è tenuto ieri a Milano, commentando le parole del presidente russo, Giavazzi ha detto che il “governo non ha preso alcuna decisione”, chiarendo tuttavia la propria posizione:

La mia opinione è pagare in euro: farsi pagare in rubli sarebbe un modo per aggirare le sanzioni, e quindi penso che continueremo a pagare in euro”.

D’altronde, ha aggiunto “andiamo verso i due mesi migliori dell’anno, aprile e maggio, quando l’Italia ha abbastanza energia idroelettrica e rinnovabile per ridurre a zero l’import di gas dalla Russia. Naturalmente, se lo facessimo, smetteremmo di riempire gli stoccaggi necessari per l’inverno: è un problema politico delicato, ma è il miglior momento dell’anno, e dunque penso che è ciò che dovremmo valutare”.

Ricatto Putin, Kuleba a Ue: non aiutate russi a uccidere ucraini

Non si è fatto attendere ovviamente neanche il commento dell’Ucraina, con il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba che in un twwet ha invitato i paesi europei a non accettare la richiesta di pagare il petrolio e il gas russi in rubli. “Se un Paese dell’Ue si inchinerà alle umilianti richieste di Putin di pagare il petrolio e il gas in rubli, sarà come aiutare l’Ucraina con una mano e aiutare i russi a uccidere gli ucraini con l’altra. Esorto i paesi a fare una scelta saggia e responsabile”, ha scritto Kuleba nel suo post. Il punto però è che, a dispetto delle sanzioni che sono state imposte contro la Russia, diverse sono state le nazioni europee che continuano a importare il gas di Mosca attraverso l’Ucraina. Il colosso dell’oil russo Gazprom, riporta l’agenzia Reuters, ha comunicato che le richieste sono state pari a 104,7 milioni di metri cubi il 21 marzo scorso. Sempre Gazprom ha comunicato che il 58% delle vendite all’Europa e ad altri paesi, stando ai dati del 27 gennaio, è avvenuto attraverso il pagamento in euro.

Jeffrey Halley, analista senior della divisione dell’ Asia Pacifico di OANDA, ha fatto notare che “il diavolo è nei dettagli, naturalmente, e gli importatori europei fanno giustamente notare che i termini di pagamento nei contratti di fornitura sono per il pagamento in valuta forte, per lo più dollari Usa ed euro. Buona fortuna nel farli rispettare, tuttavia, con la Russia che probabilmente risponderà che anche il congelamento delle sue riserve di valuta è illegale. Come sempre, i vincitori saranno gli eserciti di avvocati”.

Vontobel: da Putin mossa per allentare sanzioni su banche?

Kerstin Hottner, Portfolio Manager Commodities di Vontobel ha spiegato in una nota il significato dell’annuncio di Putin, rivolto ai cosiddetti “stati ostili”:

“Putin vuole costringere i ‘paesi ostili’ a comprare rubli per pagare le loro importazioni di gas. Questo aumenterebbe la domanda di rubli e sosterrebbe la valuta fortemente svalutata – si legge nel commento – La questione è, tuttavia, se sarebbe possibile per gli importatori di gas cambiare le loro valute in rubli in questo momento, poiché molte banche e anche la banca centrale sono sotto sanzioni. La Russia costringerebbe allora questi paesi ad allentare le sanzioni sulle banche”.

Ma “dubito che questo possa essere forzato. I paesi occidentali hanno finora mostrato un alto grado di unanimità sulle sanzioni. Attualmente, circa il 60% delle consegne di gas russo sono pagate in euro e il 40% in dollari americani. La questione è se sarebbe possibile cambiare a breve termine la valuta di pagamento per i contratti di fornitura parzialmente a lungo termine. Attualmente, sia la Russia che l’Europa hanno le mani legate quando si tratta di energia. La Russia ha chiuso il rubinetto del gas/petrolio solo una volta nella storia ed è stato durante la seconda guerra mondiale. Vogliono essere visti come un partner commerciale credibile e affidabile. La Russia sa che se chiudesse ora il rubinetto del gas all’Europa come ritorsione per le sanzioni, si rifletterebbe per sempre sul paese e lo escluderebbe come partner commerciale in futuro, mentre l’Europa (e l’Italia e la Germania in particolare) non può imporre sanzioni sul gas russo perché è troppo dipendente. Con questa spiegazione, Putin eviterebbe la questione dell’affidabilità, perché sarebbe ancora possibile ottenere il gas, solo in rubli”.

eToro: per ora difficile aumentare sanzioni su banche russe ancora escluse (Sberbank)

Commenta la questione anche Gabriel Debach, market analyst di eToro: “Materie prime energetiche nuovamente al centro dell’attenzione. Mossa in attacco, quella di ieri da parte di Mosca. Mentre in Europa si discute su nuove sanzioni, perfino energetiche, nei confronti della Russia, Putin ha informato come ai ‘paesi ostili’ sarà richiesto il pagamento in rubli per la fornitura di gas russo. Mossa che nell’immediato ha portato al ribasso la coppia dollaro-rublo – aggiungendo un supporto al rublo, in una situazione in cui la banca centrale russa è impossibilitata ad interventi sul cambio a causa delle sanzioni occidentali – ma soprattutto al rialzo i prezzi del gas europeo, saliti a 130 euro per megawattora (attualmente ritornati a 117), il più alto dall’11 marzo”.

“Il presidente russo Putin – ha continuato Debach – ha giustificato la mossa come risposta al congelamento dei beni russi all’estero da parte delle nazioni occidentali. Situazione complicata poiché i dati di settembre 2021 evidenziano come circa il 58% delle vendite di gas all’estero di Gazprom erano in euro e un altro 39% in dollari. Acquisti in rubli che renderebbero maggiormente macchinosa la fornitura, non solamente per le attuali sanzioni e le difficoltà di ottenere rubli, ma anche per una questione di rischio di cambio per le utilities europee. Un maggior incentivo, quindi, per l’Europa per cercare fonti alternative al gas russo, ma che nell’immediato rende invece difficile aumentare le sanzioni sulle ancora escluse banche russe (pensiamo a Sberbank). LNG al centro delle discussioni, ma che nella realtà non può rappresentare una vera alternativa immediata al gas russo, con solamente tre rigassificatori presenti in Italia. Tutto questo mentre in Norvegia continua l’interruzione non pianificata del giacimento di gas Troll, la quale potrebbe continuare per un tempo indeterminato”.

Debach ha ricordato che “il petrolio è stato un altro protagonista della seduta di ieri, con il Brent europeo e il WTI americano saliti del 5%, e con lo spread tra i due strumenti che riporta la maggiore distanza delle ultime 52 settimane, a $6,67 al barile. Ad innescare i rialzi sul greggio le notizie proventi dal Kazakistan e dall’America (oltre alle tensioni di sanzioni energetiche nei confronti della Russia). Sul primo fronte le preoccupazioni derivano dal blocco del terminal del Caspian Pipeline Consortium, che trasporta circa 1,2 milioni di barili al giorno, con la Russia che informa che le forniture di petrolio potrebbero essere interrotte per due mesi. In America, invece, i dati di ieri sulle scorte di greggio statunitensi hanno evidenziato una diminuzione di 2,508 milioni di barili con l’utilizzo delle riserve petrolifere strategiche statunitensi scese la scorsa settimana di oltre 4 milioni di barili – il più grande prelievo settimanale dallo shock petrolifero nel 2011 (primavera araba) e probabilmente ciò che ha contribuito a smorzare i rialzi della scorsa settimana. Rimanendo proprio in America, Biden perde supporto importante. I dirigenti del settore petrolifero e del gas americano hanno infatti criticato apertamente il presidente Biden per aver trattato l’industria come un ‘nemico per il popolo americano'”.