Prezzo del petrolio, macigno sugli utili Eni

30 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

Analisi a cura di Saxo Bank

Il continuo calo del prezzo del petrolio incide in maniera consistente sui profitti delle società che si occupano di estrazione di petrolio e gas come Eni (ENI:xmil). La società italiana è impegnata nello sviluppo e nella produzione di petrolio, nella commercializzazione di gas, di energia elettrica e di gas naturale liquefatto (LNG) oltre che nella raffinazione e commercializzazione di prodotti petroliferi e petrolchimici.I principali dati pubblicati dalla società al termine del primo semestre 2015 sono stati i seguenti:

· Cash Flow di 3,37 miliardi di euro nel secondo trimestre, in calo rispetto ai 5.68 del primo ma stabile rispetto al dato del 2014 (nonostante i prezzi del petrolio molto più bassi)

· Indebitamento finanziario netto di 16.5 miliardi di euro a fine giugno con un leva dello 0.26 (0.22 a fine 2014)

· Utile operativo escludendo Saipem: – 41% (1.5 miliardi di euro nel trimestre)

· Utile operativo: -72% (0.76 miliardi di euro nel trimestre)

I dati quindi non sono stati di certo brillanti per Eni nei primi sei mesi del 2015 e il titolo in borsa ne ha risentito, con un calo dai massimi del 26 aprile, a 17,66 euro, di circa il 12%. La perfomance year to date mostra invece una leggera crescita del +6% che sottoperforma però l’indice italiano (ITALY40.I) che dall’inizio del 2015 è salito del 16%.La società a fine primo semestre 2015 aveva stimato un rafforzamento sulla crescita economica globale per il secondo semestre, crescita trainata dagli Stati Uniti. Tuttavia, l’incertezza intorno alla forza della ripresa dell’Eurozona, l’entità del rallentamento dell’economia cinese e di altre economie emergenti, così come il grado di stabilità dei mercati finanziari ha frenato parzialmente lo scenario previsto.

Eni per poter quindi recuperare redditività dovrà mostrare capacità nella rinegoziazione dei contratti di fornitura di gas, nella ristrutturazione e/o conversione della capacità produttiva legata al ciclo del petrolio per garantire efficienza dei costi e ottimizzazione del margine operativo.

A fine agosto è arrivata una buona notizia per Eni che ha scoperto nell´offshore egiziano il più grande giacimento di gas mai rinvenuto nel mar Mediterraneo. Il giacimento potrà avere un potenziale fino a 850 miliardi di metri cubi di gas e rappresentare quindi una delle maggiori scoperte di gas a livello mondiale. La zona è situata in un permesso detenuto da Eni al 100%, la società a seguito della scoperta ha dichiarato che il giacimento “potrà garantire la soddisfazione della domanda egiziana di gas naturale per decenni”. Probabilmente però questo giacimento potrà generare utili nel quarto ed ultimo trimestre del 2015 e nel corso dei successivi, difficile prevedere un impatto positivo per i dati del trimestre concluso il 30 settembre.

Le indicazioni offerte ad inizio mese su Eni da parte degli analisti che coprono il titolo sono: 9 Buy, 14 Hold e 10 Sell. I target price vedono il titolo ad un massimo di 20 euro ed un minimo di 11 euro, con il target medio a 12 mesi a 15,98 (+3,7%). Il titolo negozia attualmente a 15,40 euro, sotto la media mobile a 200 giorni (15,74) ma molto vicino al livello obiettivo degli analisti. Questo potrebbe quindi portare il titolo a continuare a negoziare al di sotto di tale livello se i dati, che saranno pubblicati il 29 ottobre prima dell’apertura del mercato, non convincessero gli analisti soprattutto nel caso di una nuova contrazione dell’utile operativo.