Petrolio e gas Russia: Usa ed Europa valutano embargo, il Brent schizza fino a $140 al barile

7 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Embargo sul petrolio e sul gas naturale della Russia: una prospettiva che gela i mercati e una opzione che soprattutto l’Europa non avrebbe mai voluto considerare, in quanto già alle prese con il caro-bolletta e i prezzi in rialzo alla pompa. Ma la Russia di Vladimir Putin non arretra, in Ucraina i bombardamenti contro i civili non non si fermano e a questo punto l’Occidente è pronto a sferrare l’arma dell’embargo sul petrolio russo. Lo ha confermato ieri Antony Blinken, segretario di Stato americano, in un’intervista rilasciata alla trasmissione “State of The Union” della Cnn. Blinken ha ammesso che gli Stati Uniti e i suoi alleati stanno considerando l’eventualità di un embargo sul petrolio e sul gas russi. “Stiamo parlando ora con i nostri partner e alleati europei per valutare un modo coordinato di mettere al bando le importazioni di petrolio russo, garantendo che ci sia ancora un’appropriata offerta di petrolio sui mercati globali”, ha detto. Non solo. La Speaker della Camera Nancy Pelosi ha scritto in una lettera ai deputati democratici Usa che la Camera dei Rappresentanti sta “valutando una forte proposta di legge” per vietare l’import di petrolio russo. Una mossa, ha aggiunto Pelosi, che “isolerebbe ulteriormente la Russia dall’economia globale”, a seguito del suo attacco all’Ucraina.

La settimana è iniziata così con l’ennesimo rally scatenato dei prezzi del petrolio e del gas. Il petrolio Brent è balzato fino a un passo da $140 al barile, a $139,13 durante le contrattazioni dei mercati asiatici, al record dal luglio del 2008, con un rally pari a +20%, che si è poi più cje dimezzato nel corso delle ore.Il Brent sale ora del 7% circa attorno a $126,47.

Al momento scatta di quasi il 10%; il WTI avanza ora di quasi +7% a $123 circa, dopo essere balzato fino a $130,50, valore più alto, anche in questo caso, dal 2008.

A Piazza Affari va in scena un nuovo panic selling: gli investitori fuggono in particolare dall’Europa scontando le conseguenze peggiori per il continente che, in termini di approviggionamento di petrolio e di gas, ha sempre dipeso dalle risorse russe.

Kyle Rodda di IG ritiene che uno shock energetico nel mondo sia ormai assodato, e che gli interrogativi riguardino soltanto la sua intensità e durata, il timore ovunque è di una stagflazione, dunque di quella situazione macroeconomica caratterizzata da una crescita del Pil stagnante e, allo stesso tempo, da una fiammata dell’inflazione.

Dell’impennata dei prezzi del petrolio parla su Twitter il guru dei mercati Mohamed El-Erian, capo economista presso la compagnia assicurativa Allianz, che ritiene probabile l’imposizione di nuove sanzioni contro la Russia, visto quanto sta accadendo in Ucraina: “E’ difficile credere che queste sanzioni non saranno imposte, considerate le atrocità che la Russia sta commettendo contro l’Ucraina”.

E il capo economista di Bank of America Ethan Harris sottolinea che tagliare la maggior parte delle esportazioni russe di energia sarà “un grande shock per i mercati globali”, prevedendo che la riduzione dell’offerta russa di 5 milioni di barili potrebbe portare i prezzi del petrolio a volare fino a 200 dollari al barile.

Immediata anche la reazione del gas: negli Stati Uniti il prezzo nazionale del gas ha superato quota $4 al gallone per la prima volta in oltre dieci anni, fino a $4,009.

Il contratto benchmark UK National Balancing Point (NBP) è volato anche oltre quota 500p al therm, superando il precedente record di sempre testato lo scorso dicembre, mentre il gas olandese ha aperto al nuovo massimo di sempre, a 230 euro per megawattora.

Ha detto la sua sul pericolo di staglazione anche Bill Gross, co-fondatore di Pimco, aggiungendo che, con un tale rischio, non è il caso di acquistare azioni in modo aggressivo. Il noto investitore rivela che, in un contesto in cui la Fed si prepara a combattere contro il boom dell’inflazione, il suo timore è che troppe strette monetarie potrebbero davvero alimentare una pressione ribassista sui prezzi degli asset finanziari, in particolare azioni, provocando turbolenze sui mercati. “Credo che (le banche centrali) abbiano in un certo senso le mani legate riguardo a quanto possano fare, hanno abbassato (i tassi) così tanto. E l’inflazione ora è così alta in termini storici che sarà difficile alzare i tassi in modo eccessivo”, ha detto nella trasmissione della Cnbc “Worldwide Exchange”, intervistato da Brian Sullivan.

Sempre su Twitter El-Erian scrive “Considerando la situazione nel contesto, il petrolio è ora in rialzo di oltre il 60% nel 2022 (..) e non è l’unica commodity che ha assistito a balzi dei prezzi impressionanti, quest’anno. Ce ne sono molte altre…con effetti domino notevoli”.