Nuovo scudo anti-spread Bce, de Guindos allontana spettro OMT. Nuovo strumento sarà diverso anche da PEPP e APP

22 Giugno 2022, di Redazione Wall Street Italia

Il nuovo strumento anti-frammentazione dell’euro, o anche nuovo scudo anti-spread – nel caso specifico dell’Italia visto anche come salva BTP- dovrebbe essere diverso dall’OMT, ma anche dal PEPP (ovvero QE pandemico) e dall’APP, quest’ultimo programma di acquisto di asset conosciuto anche come QE tradizionale (destinato a scadere, come ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde, il prossimo 1° luglio).

Il nuovo strumento – ha precisato Luis de Guindos, vicepresidente della Bcedovrebbe essere diverso in quanto le circostanze non sono le stesse”.

L’OMT, ricordiamo, è l’acronimo di Outright Monetary Transactions (“OMT”), ed è un programa che implica l’acquisto, da parte della banca centrale europea, di titoli di debito sovrani nel mercato secondario, a certe condizioni. L’OMT viene preso in considerazione dall’Eurotower una volta che un governo di un paese dell’Eurozona chiede un aiuto finanziario.

Lanciato nel 2012, considerato dai suoi sostenitori alla stregua di uno strumento conferma del #WhateverItTakes annunciato dall’ex numero uno della Bce, Mario Draghi, proprio nell’estate di quest’anno, l’OMT, pur presente nella cassetta degli attrezzi della Bce, è di fatto uno scudo anti-spread, che non è stato tuttavia mai utilizzato, anche perchè considerato, soprattutto negli anni della pandemia, ormai strumento d’altri tempi. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa agli inizi di maggio lo stesso Fabio Panetta, esponente del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, aveva risposto così alla domanda sulla possibilità che l’OMT venisse sfoderato per far fronte alla crisi attuale, dove dominano in gran parte del mondo i timori sull’arrivo di una recessione, scatenata proprio dalle strette monetarie a cui banche centrali come Bce, Fed e Bank of England sono costrette a varare nel disperato tentativo di fermare le fiammate dell’inflazione:

“La lezione della crisi del debito sovrano è che in una Unione con una politica monetaria unica e politiche fiscali nazionali una restrizione monetaria può provocare effetti altamente indesiderabili, se la crescita è insoddisfacente. Dobbiamo evitare che con l’aggiustamento monetario emergano fenomeni di frammentazione finanziaria. Soprattutto se la frammentazione derivasse da cause indipendenti dalle politiche dei paesi membri, quali la pandemia o la guerra. Di fronte a una frammentazione finanziaria che ostacolasse la trasmissione della politica monetaria interverremmo con decisione. Ma l’OMT riflette una stagione diversa e politiche europee diverse. Il successo del nostro programma pandemico di acquisto di titoli e quello del programma europeo di investimento NGEU indicano che ci sono altre strade, fatte di flessibilità e di cooperazione, non di contrapposizione, tra Europa e stati membri”.

Panetta riassume la view della stessa Christine Lagarde che, nel periodo più buio della pandemia Covid-19, aveva fatto notare come lo strumento più adatto per far fronte alla crisi pandemica fosse il PEPP e non l’OMT, concepito nel 2012 dalla Bce per casi particolari.

Sarà, e così è stato. Fatto sta che la stessa Bce di Christine Lagarde è la prima a sapere che l’OMT, che sia diventato ormai roba del passato, , è di per sé già uno scudo anti-spread, visto però come fumo negli occhi dal mondo politico, soprattutto made in Italy.

E questo perchè l’OMT può scattare soltanto se il paese in questione fa richiesta del MES. Di questo ha parlato di recente, Veronica de Romanis, nell’articolo “Gli scudi anti-spread come Mes e Omt che la politica rifiuta”: pubblicato su La Stampa il 20 giugno scorso.

Uno scudo serve, non c’è dubbio – ha detto de Romanis – Chiarito questo aspetto, c’è da chiedersi perché crearne uno nuovo quando già ne esiste uno molto efficace. Si chiama Outright Monetary Transactions (Omt). Consiste in acquisti illimitati da parte della Bce dei titoli dell’economia sotto pressione previa adesione ad un piano di aggiustamento stabilito con il Mes. E, qui veniamo al punto. Il Mes, come è noto, non gode di una buona reputazione. Il motivo è semplice. E’ stato presentato come la mano armata della Troika, ossia quel gruppo di euroburocrati che ha imposto sacrifici e austerità alla Grecia. Questa descrizione della realtà è davvero fantasiosa visto che quando scoppiò la crisi greca il Mes neanche esisteva. Come spesso accade, il racconto vale più dei fatti”.

Di fatto, “il primo pacchetto di aiuti al governo ellenico arrivò attraverso prestiti bilaterali. Il Mes fu creato successivamente”.

Dunque il parallelismo Mes-Grecia intanto è frutto di una triste favola che continua a puntellarel’odio e lo scetticismo di certi italiani nei confronti di strumenti di cui alla fine sanno poco. E che permette a una certa politica di raccogliere consensi cavalcando, tanto per cambiare, la paura di spettri vari. E qui l’economista de Romanis cita la lotta contro il MES di Luigi Di Maio e del leader della Lega Matteo Salvini.

Il MES, scrive su La Stampa Veronica de Romanis, “contribuisce ad assicurare la stabilità dell’area dell’euro: non a caso si chiama Meccanismo di stabilità. Ma in Italia è diventato un tabù. Non lo abbiamo usato in passato. E non lo useremo in futuro. Ciò significa che non attiveremo neanche l’Omt. Una simile scelta ci pone in una posizione di forte vulnerabilità nei confronti dei mercati finanziari, ossia coloro che comprano il nostro debito pubblico. Stiamo dando un messaggio contraddittorio. Da un lato, segnaliamo che non ricorreremo mai all’attuale scudo anti-spread. Dall’altro, chiediamo a gran voce alla Bce di crearne uno. Nuovo, diverso, senza condizionalità. Il solito pasto gratis, insomma”.