Nel 2035 le auto a zero emissioni domineranno le vendite

23 Giugno 2022, di Redazione Wall Street Italia

L’Europa sta premendo il piede sull’acceleratore verso una mobilità sostenibile. L’UE punta a ridurre del 55% le emissioni di tutte le auto in circolazione entro il 2030. 

Guardando più avanti, al 2035, anno in cui il Parlamento UE ha fissato il bando alla vendita di auto a benzina e diesel, le vendite di auto dovrebbero vedere un netto predominio di quelle di veicoli a zero emissioni. Il report BCG intitolato Electric Cars Are Finding Their Next Gear, stima che i BEV (veicoli elettrici) rappresenteranno il 20% delle vendite globali di veicoli leggeri nel 2025 e il 59% nel 2035, ma a velocità diverse nei vati paesi dell’Unione. 

ITALIA PRONTA A CORRERE VELOCE VERSO L’EV  – La posizione rigorosa dell’UE sulle normative ambientali spingerà a oltre il 90% delle vendite di veicoli leggeri in Europa entro il 2035. Anche la diffusione negli Stati Uniti e in Cina progredirà rapidamente, a differenza del resto del mondo, dove i BEV rappresenteranno solo il 35% delle vendite. 

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2035 la quota di mercato prevista per le vendite di nuovi veicoli a zero emissioni sarà superiore all’85% del totale, mentre i mild hybrid e ICE sfioreranno il 10%, seguiti dai full hybrid con meno del 5%. Si stima che per veicoli leggeri in circolazione, la quota di mild hybrid e ICE passerà dal 98% del 2021 a circa il 60,6% nel 2035, mentre i veicoli a zero emissioni dall’1% saliranno a oltre il 27% del totale.

CASE AUTOMOBILISTICHE A TUTTA EV – Le case automobilistiche si stanno orientando verso i veicoli elettrici come mai prima d’ora: Toyota e Volkswagen hanno impegnato complessivamente 250 miliardi di dollari entro il 2030 in programmi per veicoli elettrici e batterie. I BEV diventano quindi sempre più sofisticati e il successo di molti operatori di settore ha contribuito a persuadere gli aspiranti acquirenti che i produttori saranno presenti anche dopo l’acquisto, con l’assistenza post-vendita. La domanda, infine, è aumentata anche grazie agli incentivi e al calo dei costi di proprietà. 

Stare al passo con la domanda per le case automobilistiche significa aumentare drasticamente i volumi di produzione e, in alcuni casi, riconsiderare i propri modelli di business, ad esempio aumentando le prestazioni dei motori elettrici e assicurandosi i diritti sulle tecnologie delle batterie di prossima generazione. Talvolta, inoltre, si utilizzano canali di vendita diretti al consumatore, si valuta la rigenerazione delle batterie e un approccio software-driven.

OSTACOLI ALL’ELETTRIFICAZIONE – Lo stop ai veicoli benzina/diesel dal 2035 mette l’UE sulla buona strada per azzerare le emissioni di CO2 nel suo parco auto entro il 2050. Cina e Giappone procedono spediti verso i rispettivi obiettivi, mentre è improbabile che il parco auto statunitense si trasformi abbastanza rapidamente da raggiungere l’obiettivo dichiarato di una riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030 (rispetto a uno scenario di riferimento del 2005).  Nonostante le prospettive rosee, due ostacoli potrebbero scoraggiare gli acquirenti e rallentare il ritmo di crescita del settore: la scarsità dei metalli necessari per la produzione di batterie elettriche rilevata nell’ultimo semestre, tra cui litio e nichel, i cui prezzi sono lievitati, e l’insufficienza di stazioni di ricarica che in alcuni Paesi sembra essere destinata a peggiorare nel prossimo futuro. Secondo l’analisi di BCG, negli USA saranno necessari 1,1 milioni di siti di ricarica pubblici nel 2025 e 2,3 milioni nel 2030 rispetto ai 100.000 del 2020.

Per Davide Di Domenico, Managing Director e Senior Partner di BCG, i costi non arresteranno il trend: “Le BEV sono ancora le più costose, ma non lo sono necessariamente le ibride né le plug-in. Bisogna inoltre considerare che ormai il total cost of ownership di un veicolo a batteria è inferiore a quello di un’auto con motore a combustione interna. Vero è che oggi i costi dell’elettricità sono alti e sulle batterie incide il prezzo del nickel, ma anche in questo caso si tratta di una parentesi, che secondo noi durerà massimo due anni.”