Mancato taglio tassi in Cina: tonfo borse Shanghai e Hong Kong fino a -4%. Paura delisting Usa affossa NIO e Alibaba

15 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Azionario ancora sotto pressione in Cina, con perdite fino a -4%. Positiva la borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei 225 che è salito oggi dello 0,15%, a 25.346,48 punti. Mentre scriviamo la borsa di Shanghai arretra del 3,20%, Hong Kong scivola di nuovo di oltre -4%. Male anche Sidney con -0,83% e Seoul -0,86%.

Le borse di Shanghai e di Hong Kong continuano a scontare diversi fattori: le tensioni geopolitiche mondiali, con la guerra in corso tra la Russia di Putin e l’Ucraina di Zelensky, e il ruolo poco chiaro che la Cina intende ricoprire. Gli Stati Uniti, a tal proposito, hanno avvertito il governo di Pechino di non fornire alcun aiuto al Cremlino.

L’altra spina nel fianco della Cina è rappresentata dal forte balzo dei nuovi casi di Covid, che ha già costretto nel fine settimana alcune città tra le più importanti del paese, come Shenzhen e Jilin, a reintrodurre i lockdown.

Nella giornata di oggi la Commissione sanitaria nazionale ha annunciato più di 5.000 nuovi casi confermati di infezioni da Covid-19, più del doppio rispetto ai casi di ieri, che avevano già confermato il record dai tempi del lockdown di Wuhan.

In questa situazione, ha deluso la People’s Bank of China, banca centrale della Cina, che ha lasciato i tassi di riferimento sui suoi prestiti a medio termine (MLF) a un anno, che eroga ad alcune banche, invariati al 2,85%, dopo averli tagliati alla metà di gennaio per la prima volta dall’aprile del 2020 (dal precedente 2,95%).

E’ vero che la banca centrale ha allo stesso tempo proceduto a una iniezione su base netta di 100 miliardi di yuan di nuovi finanziamenti, che ha sostituito i fondi da 100 miliardi di yuan con scadenza nella giornata odierna.

Tuttavia, gli economisti si aspettavano più sostegni da parte dell’istituzione, almeno un taglio di 5-10 punti base dei tassi.

Gli esperti continuano in ogni caso a ritenere che la banca centrale cinese procederà a nuove manovre di politica monetaria espansiva nel corso del 2022, seguendo dunque un percorso diametralmente opposto a quello della Fed, della Bce e di altre autorità monetarie che, a fronte della fiammata dell’inflazione, sono pronte a staccare la flebo monetaria alle rispettive economie.

Tensione sui titoli di stato cinesi, con i tassi a 10 anni che sono saliti di 4 punti base al 2,8%, al record dall’11 febbraio.

Cina in primo piano anche con la carrellata di dati macro diffusa nella giornata di oggi, che ha messo in evidenza, nei mesi di gennaio e febbraio, un balzo delle vendite al dettaglio del 6,7% su base annua, molto meglio della crescita stimata al ritmo del 3%. Il dato ha riportato la performance migliore dal mese di giugno del 2021 e si è rafforzato in modo significativo rispetto al +1,7% di dicembre.

Tuttavia gli economisti temono un rallentamento dell’economia cinese a causa dei nuovi lockdown che hanno colpito alcune città cinesi, Shenzhen in primis.

Molto bene anche la produzione industriale che, nello stesso arco temporale, è balzata del 7,5% su base annua, decisamente meglio del rialzo pari a +3,9% atteso dal consensus degli analisti. La crescita è stata migliore rispetto al +4,3% di dicembre ed è avvenuta – così come nel caso delle vendite al dettaglio – al ritmo più sostenuto dal mese di giugno del 2021.

Boom degli investimenti in asset fissi della Cina che, nel periodo gennaio-febbraio, sono volati del 12,2% su base annua, ben al di sopra della crescita pari a +5% attesa dal consensus.

Infine, nel mese di febbraio il tasso di disoccupazione della Cina è salito al 5,5%, dal 5,3% di gennaio e rispetto al 5,1% di dicembre. Il dato viene considerato un indicatore imperfetto del mercato del lavoro cinese, in quanto non include i numeri relativi all’occupazione dei migranti, che in Cina sono decine di milioni.

Il tasso di disoccupazione dei giovani di età compresa tra 16 e 24 anni è balzato nel periodo di gennaio e febbraio al 15,3%, rispetto al 14,3% dei mesi di novembre e dicembre.

Per quest’anno, il governo di Pechino ha fissato un target del tasso di disoccupazione “entro la soglia del 5,5%”, rispetto al 5,1% del 2021.

A Hong Kong è andato di scena di nuovo il forte sell off sulle Big Tech cinesi, che rischiano il delisting da Wall Street. Nuovi sell off su Alibaba, che precipita di quasi -8%, su JD.com e NetEase. Molto male anche Nio, il titolo del produttore cinese di veicoli elettrici, altra azione scambiato sia alla borsa Usa che a Hong Kong, che crolla di quasi -9%.