Lunedì nero anche per Wall Street: tonfo futures -900 punti, Nasdaq -3,5%. Shock Fed dopo trauma Bce?

13 Giugno 2022, di Redazione Wall Street Italia

Dopo il venerdì nero c’è anche il lunedì nero per l’azionario globale. Le vendite sulle borse e sui titoli di stato si ripresentano con l’inizio della settimana. Il panico che ha colpito i mercati azionari e dei debiti sovrani dell’area euro, sulla scia degli annunci arrivati dalla Bce di Christine Lagarde, e successivamente Wall Street, piegata dal dato sull’inflazione Usa, ha contagiato le borse asiatiche, con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo che ha perso il 3% e le borse di Hong Kong e Seul scivolate fino a -3,3% e -3,5%. L’indice Ftse Mib perde più del 2% dopo essere crollato venerdì scorso di oltre il 5%.

Prosegue la fiammata dei tassi dei Btp, con quelli a 10 anni che si avvicinano a un soffio dal 4%, a fronte di uno spread saldamente ancorato sopra quota 230 punti.

I futures sugli indici azionari Usa anticipano il peggio, con quelli sul Dow Jones che crollano di 900 punti circa (-2,73%), quelli sullo S&P 500 che scivolano del 2,9% e quelli sul Nasdaq che soffrono un tonfo del 3,5%.

Dopo essere riuscito a schivare il mercato orso tre settimane fa circa, l’indice S&P 500, che venerdì scorso ha chiuso a un valore inferiore del 19% rispetto ai massimi precedentemente testati, si avvia ad aprire la nuova sessione di Wall Street in mercato orso.

Occhio al trend dei tassi sui Treasuries Usa, nella settimana in cui la Fed di Jerome Powell annuncerà la propria decisione sui tassi, dopo il dato sull’inflazione Usa diramato lo scorso venerdì.

L’indice dei prezzi al consumo di maggio ha confermato ciò che gli ivestitori paventavano di più: ovvero che l’inflazione, negli Stati Uniti, non ha toccato il picco. La cattiva notizia si è aggiunta al panico scatenato dalla Bce di Christine Lagarde che, oltre a mostrarsi più hawkish sul fronte tassi, non ha fornito alcuno scudo anti-spread, mandando in tilt l’azionario e il mercato dei debiti sovrani dell’area euro, Italia in primis.

Il timore, sull’arrivo di una stagflazione nel mondo, ha messo KO i mercati, facendo volare i tassi dei titoli di stato.

In particolare, i tassi sui Treasuries Usa a due anni – quelli più sensibili alle decisioni di politica monetaria della Fed – volano di 15 punti base a oltre il 3,2%, al record dal 2007, in vista dell’ennesimo rialzo dei tassi atteso per questa settimana, con il Fomc – il braccio di politica monetaria della Federal Reserve- che si riunirà domani 14 giugno per annunciare la propria decisione sui tassi mercoledì 15 giugno.

All’inizio di maggio, la Fed ha alzato i tassi di 50 punti base, nel range compreso tra lo 0,75% e l’1%.

Le attese sono per una nuova stretta monetaria di 50 punti base. Nelle minute relative alla riunione del Fomc, è emerso infatti che “la maggior parte dei partecipanti ha rilevato che ulteriori rialzi dei tassi di 50 punti base sarebbero appropriati nei prossimi due meeting”.

Ma dopo il dato sull’inflazione di venerdì scorso, che ha indicato un aumento al tasso di inflazione dell’8,6% dopo il +8,3% di aprile, c’è anche qualcuno che inizia a scommettere su una stretta di 75 punti base.

La scorsa settimana lo S&P 500 è scivolato del 5,1%, mentre il Nasdaq Composite ha perso il 5,6%. Per Wall Street, si è trattato della settimana peggiore dal mese di gennaio.

Molto male la stessa seduta di venerdì, che ha visto il Dow Jones affondare di 880 punti, o -2,7% a 31.392,79 punti, lo S&P 500 cedere -2,91% a 3.900,86 punti e il Nasdaq scivolare del 3,52% a 11.340,02 punti.