Liberarsi dal gas russo comporterà tanti costi extra per l’Europa

5 Aprile 2022, di Redazione Wall Street Italia

L’ambizioso progetto europeo per costruire la sua via d’uscita dalla dipendenza energetica dalla Russia si scontra con potenziali ritardi e miliardi di dollari di costi extra, mentre la guerra in Ucraina rende l’acciaio, il rame e l’alluminio scarsi e più costosi.

La fretta di sostituire i combustibili fossili russi sta spingendo il Vecchio Continente a concentrarsi sul sostegno dei flussi di gas naturale liquefatto (GNL) a breve termine e sull’aumento della generazione da fonti rinnovabili entro il 2030. La Germania costruirà due terminali di GNL, mentre la Francia vuole riprendere i colloqui con la Spagna per un gasdotto di collegamento, e il Regno Unito cerca più energia eolica, solare e nucleare. Eppure i prezzi dei materiali necessari continuano ad andare in una sola direzione.

Indipendente dalla Russia, a che prezzo?

Acciaio, rame e alluminio hanno toccato dei record negli ultimi 12 mesi, e il Bloomberg Commodity Spot Index è balzato del 46% nello stesso periodo. Picchi di prezzi che minacciano di rallentare imprese come il progetto dell’Unione Europea di triplicare la capacità eolica e solare in questo decennio, un investimento colossale che potrebbe richiedere circa 52 milioni di tonnellate di acciaio. “Questa guerra ha un impatto su tutte quelle aziende, compresi noi, che sono sulla soglia di fare investimenti di grandi dimensioni”, ha detto Fred van Beers, amministratore delegato di SIF Holding NV, che produce piattaforme in acciaio per le turbine eoliche. “Sta mettendo a soqquadro il nostro business case”.

L’UE ha importato circa 155 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia l’anno scorso, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia e ora all’indomani della guerra, vuole ridurre la dipendenza di due terzi quest’anno.

Circa 30 miliardi di metri cubi possono essere rimpiazzati da altri fornitori, con la differenza costituita da energie rinnovabili, nucleare e cambiamenti nel consumo, come ha detto l’AIE. Il piano di transizione della Commissione europea prevede l’installazione di 290 gigawatt di eolico e 250 gigawatt di solare. Il conto solo per l’acciaio però ammonta a 65 miliardi di euro (72 miliardi di dollari) ai prezzi di mercato attuali.

La Russia e l’Ucraina sono tra i maggiori esportatori di acciaio utilizzato nella costruzione di turbine e gasdotti. Mentre le fonti alternative sono possibili, i costi però sono del 50% più alti del normale, secondo Rysted Energy AS. Ad aggravare il problema c’è la decisione della Cina di bloccare il suo centro di produzione dell’acciaio di Tangshan nel tentativo di controllare un’epidemia di Covid-19.

Il rame è un altro ingrediente vitale e l’Europa ha bisogno di circa 7,7 milioni di tonnellate per raggiungere il suo obiettivo del 2030. Poi c’è l’alluminio necessario per i pannelli solari, le turbine e le reti a cui si collegano. L’Europa ha una carenza critica perché la produzione è calata dopo che l’aumento dei costi dell’energia ha ridotto i profitti delle fonderie.

La Russia è il più grande produttore al di fuori della Cina, con il suo alluminio raffinato che rappresenta circa il 5% della produzione globale. Il mercato era già stretto all’inizio di quest’anno, secondo BloombergNEF, e i prezzi hanno raggiunto un record a marzo. Il rischio che le spedizioni della Russia possano essere strozzate da potenziali sanzioni ha contribuito ad alimentare questi aumenti.

“Il mondo potrebbe dover andare avanti senza le forniture russe”, ha detto Andrew Forrest, presidente e fondatore di Fortescue Group Metals Ltd., in un’intervista. “È certamente fattibile, ma ci sarà un periodo di adattamento”.

Saranno necessarie più reti per consegnare enormi quantità di generazione rinnovabile dove l’elettricità è necessaria. Circa 1,5 trilioni di dollari in investimenti cumulativi dal 2020 al 2050 sono necessari per aggiungere nuove connessioni, secondo BNEF. Ma non si tratta solo di infrastrutture pulite. Il GNL sta ricevendo una spinta con i piani della Germania per due nuovi terminali già da quest’anno e i Paesi Bassi che si assicurano un’unità di stoccaggio e rigassificazione galleggiante a marzo. Anche l’Italia e l’Estonia stanno spingendo per creare rapidamente i loro.

Il Regno Unito e la Francia stanno pianificando una vasta espansione dell’energia nucleare.  “Tutti parlano di accelerare la transizione energetica, e tutti avranno bisogno degli stessi materiali”, ha detto Julian Kettle, vicepresidente senior per i metalli e le miniere alla Wood Mackenzie Ltd. Insomma la lista dei costi si allunga.