Lavoro: negli Usa è allarme “Workplace Bullying”, oltre 7 dipendenti su 10 coinvolti. E in Europa?

7 Febbraio 2022, di Redazione Wall Street Italia

In occasione della giornata nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo emergono dati preoccupanti relativi a un nuovo fenomeno che si sta diffondendo soprattutto negli Stati Uniti (ma non solo) e che riguarda i lavoratori. E’ il “workplace bullying“, tradotto il bullismo sul posto di lavoro, ovvero una forma di comportamento sociale di tipo violento e ripetuto nel tempo attuato nei confronti di colleghi e collaboratori.

Secondo il portale d’informazione americano, che riprende i dati del Workplace Bullying Institute, addirittura oltre 7 dipendenti su 10 (75%) dichiarano di essere stati bersagli o di aver assistito ad atti di bullismo sul posto di lavoro per un totale che va oltre i 79 milioni di dipendenti coinvolti solo negli Stati Uniti. Questo fenomeno, che può includere abusi verbali, condotte offensive, intimidazioni o aggressioni, può causare sia danni fisici sia un crescente stato di angoscia mentale, nonché alto assenteismo e rotazione dei dipendenti, bassa produttività e, di conseguenza, danni alla reputazione di un’azienda.

Il “workplace bullying” non è però un fenomeno che riguarda solo gli Stati Uniti, ma anche l’Europa. Entrando più nello specifico, ecco le indicazioni del portale britannico People Management: più di un quarto dei lavoratori coinvolti in un recente sondaggio afferma di essere stato vittima di vessazioni all’interno del proprio workplace. E ancora, secondo l’Irish Times il 9% dei lavoratori irlandesi ha subito atti di bullismo. Un’ulteriore conferma della diffusione di questo fenomeno arriva dal mondo social, dove il bullismo sul lavoro risulta un topic d’interesse: l’hashtag #workplacebullying, infatti, conta oltre 19mila contenuti pubblicati su Instagram per raccontare la problematica attraverso il web.

All’interno di questo scenario, emerge la figura del responsabile d’azienda, chiamato ad ascoltare il proprio team operativo per trovare soluzioni mirate a mantenere ottimale il benessere organizzativo dell’ambiente di lavoro. “La pandemia ha ulteriormente rafforzato una problematica già esistente – afferma Beniamino Bedusa, presidente di Great Place to Work Italia, – All’interno di ogni workplace è fondamentale avere, anzi percepire un clima aziendale ed organizzativo produttivo e stimolante. Per questo motivo, i capi d’azienda sono e saranno sempre più importanti”.