La Bce prosegue con la sua politica accomodante

11 Giugno 2021, di Mariangela Tessa

di Andrew Mulliner, Head of Global Aggregate Strategies, Janus Henderson Investors

La BCE aveva già orientato i mercati verso un proseguimento dell’attuale programma potenziato di acquisto di asset fino a settembre e il meeting ha confermato le previsioni di chi suggeriva pochi scossoni. Tuttavia, la Banca ha notevolmente migliorato il dato sui livelli di crescita e di inflazione previsti nei prossimi due anni. Il proseguimento di una politica accomodante nonostante uno scenario in miglioramento è stato interpretato come un segnale “colomba”. Nonostante ci sia un fondo di verità, è rilevante notare che la BCE continui a prevedere un’inflazione ben al di sotto dei target fino al 2023; pertanto, non sorprende che la Banca abbia tenuto invariata l’attuale tenore accomodante della sua politica monetaria, senza presagi di cambiamenti imminenti.

In un certo senso, il fatto che la BCE continui a “sorprendere” i mercati con una direzione accomodante suggerisce che gli investitori e osservatori di mercato siano ancora preoccupati dal mini ciclo di rialzo dei tassi che la BCE aveva avviato nel 2011 proprio agli inizi della crisi del debito pubblico. La Banca aveva favorito una crescita temporanea dell’inflazione, nonostante i segnali di avvertimento sulle crescenti sfide che stavano sopraggiungendo in quel momento in Europa, per poi invertire la rotta e arrivare a ridurla a zero negli anni successivi. Questo errore ha macchiato la reputazione della Banca tra gli investitori e, nonostante un approccio ampiamente rivisto sotto la presidenza di Mario Draghi e Christine Lagarde, i vecchi pregiudizi sono duri a morire. Anche se frustrante agli occhi degli attuali leader politici, sembra che una reputazione di inaffidabilità possa amplificare l’efficacia dell’attuale policy. Forse a un certo punto gli investitori daranno alla BCE il beneficio del dubbio. Al momento potrebbero accontentarsi dei benefici collaterali