La Bce di Enria promuove le banche, ma chiede anche aumento capitale. E l’assist pandemico è al capolinea

11 Febbraio 2022, di Redazione Wall Street Italia

“Non posso commentare banche individuali. Quello che le posso dire è che le banche che hanno sperimentato un grosso impatto della crisi passata, e che ancora stanno gestendo l’eredità di quella crisi, sono riuscite a fare progressi, non solo in Italia, anche in Grecia, in Portogallo, in Spagna in Irlanda”. Ha risposto così Andrea Enria, numero uno del Consiglio di Vigilanza bancaria della Bce, alla domanda posta da Sky TG24 Business, sulla possibilità che le banche italiane più in crisi – Mps e Carige – venissero considerate ormai fuori pericolo.

Enria ha parlato ieri nel corso di una conferenza stampa indetta per commentare gli esiti degli esami Srep 2021. Esiti che negli ultimi giorni erano stati già comunicati da diversi istituti italiani, come UniCredit, Intesa SanPaolo, Banco BPM – quest’ultima oggi osservata speciale, oggetto di rumor secondo cui sarebbe entrata nel mirino di UniCredit –si parla di lancio Opa già nel weekend  -e Credem.

Da queste banche erano stati diffusi comunicati che certificavano come i requisiti di capitale imposti dalla Bce fossero stati “ampiamente” superati.

In particolare, nel caso di Credem, era emerso che il requisito di pillar 2 si era collocato tra i migliori in Italia e in Europa tra le principali banche controllate direttamente da Francoforte.

“Senz’altro la situazione è molto migliore di quanto temessimo solo un anno fa. La posizione patrimoniale delle banche è migliorata. Mentre un anno fa temevamo il materializzarsi di perdite a seguito della pesante recessione che è seguita alla pandemia – ha ammesso Enria – La redditività delle banche è rimbalzata a livelli pre-crisi, va detto che rimane debole strutturalmente, ma c’è stato un rimbalzo notevole”.

Detto questo, un avvertimento non è mancato: “L’impatto della pandemia, tuttavia, non é alle spalle e le banche devono essere consapevoli delle possibili conseguenze per i loro bilanci e rafforzare in particolare il controllo dei rischi e la governance”.

Anche perché c’è una bella sfida che le banche devono fronteggiare: il ritiro di tutte quelle misure di sollievo sul capitale che erano state varate all’insorgere della pandemia.

Nella conferenza stampa lo stesso Enria ha affermato che “il cuscinetto di capitale che abbiamo creato per le banche all’esordio della pandemia le hanno aiutate a continuare a dare credito a imprese e famiglie, oggi, con chiarezza, indichiamo il sentiero di ritorno alla normalità”.

Praticamente, queste misure di sollievo saranno eliminate alla fine dell’anno, togliendo un assist importante al settore.

La Bce ha inoltre chiesto alle banche dell’area euro per il 2022 “un marginale aumento del capitale detenuto”, come recita il comunicato.

La Sorveglianza ha deciso di aumentare lievemente i requisiti e gli orientamenti patrimoniali complessivi, che si collocano “in media intorno al 15,1% delle attività ponderate per il rischio, rispetto al 14,9% della valutazione pragmatica SREP 2020. In media i requisiti e gli orientamenti patrimoniali complessivi in termini di CET1 sono passati dal 10,5% a circa il 10,6% delle attività ponderate per il rischio”.

A tal proposito “il marginale incremento del capitale totale è stato determinato dai requisiti di secondo pilastro (Pillar 2 requirements, P2R), che sono saliti dal 2,1% al 2,3%. Ciò è principalmente riconducibile all’introduzione di un requisito specifico (un requisito aggiuntivo relativo alle carenze negli accantonamenti) imposto alle banche che non hanno effettuato accantonamenti sufficienti a fronte del rischio di credito sui crediti deteriorati (non‑performing loans, NPL) concessi prima del 26 aprile 2019″.

E’ stato precisato anche che le “banche che fronteggeranno attivamente le carenze nei propri accantonamenti rispetto alle attese della Bce potranno ridurre rapidamente il nuovo requisito aggiuntivo nel corso del 2022 senza dover aspettare la prossima valutazione Srep”.

A tal proposito “gli orientamenti di capitale di secondo pilastro (Pillar 2 guidance, P2G), che riflettono i rischi evidenziati nei risultati delle prove di stress, sono aumentati di 0,2 punti percentuali, passando dall’1,4% all’1,6%. Soltanto sei banche non si attenevano ai rispettivi P2G alla fine del 2021, peraltro per ragioni strutturali antecedenti alla pandemia”.

Riguardo alle misure di sostegno erogate all’inizio della pandemia, nel comunicato si legge che, “in virtù delle misure di sostegno della Bce, le banche possono utilizzare appieno le proprie riserve di capitale o i propri P2G fino alla fine del 2022. Come annunciato con un apposito comunicato stampa, la BCE si attende che entro il 1° gennaio 2023 le banche operino con livelli di capitale superiori a quelli definiti dai rispettivi P2G“.

Enria ha lanciato un avvertimento anche sulla questione degli NPL, ergo dei crediti deteriorati: 

“Il miglioramento che è stato ottenuto sulla qualità del credito è notevole. Ma non possiamo abbassare la guardia: la pandemia non è finita e alcuni settori sono stati duramente colpiti dalla crisi”.

E nella nota la Bce è ferma su questo punto:

“Le consistenze di NPL hanno continuato a diminuire, grazie soprattutto alla coerente esecuzione dei piani di riduzione e dismissione degli NPL da parte delle banche. La qualità del credito nei bilanci bancari è rimasta nel complesso piuttosto solida, in parte per effetto delle misure straordinarie di sostegno pubblico. Si riscontrano tuttavia alcuni segnali di deterioramento della qualità creditizia, in particolare nei settori economici che hanno maggiormente beneficiato delle misure di sostegno; questi andamenti dovranno essere tenuti sotto attenta osservazione”.

In generale, Enria ha sottolineato che “siamo sostanzialmente soddisfatti di come le banche abbiano sinora operato nel corso della pandemia. Hanno contribuito alla resilienza dell’economia dell’area dell’euro, continuando a erogare credito a famiglie e imprese. Tuttavia l’impatto della pandemia sull’economia non si è ancora esaurito. Le banche devono restare consapevoli delle possibili conseguenze per i propri bilanci e rafforzare, in particolare, i sistemi di controllo dei rischi e i dispositivi di governance”.

Illustrati altri punti deboli delle banche:

“I risultati emersi sul piano della governance interna indicano debolezze per quanto riguarda le capacità di indirizzo dei consigli di amministrazione e dispositivi di governance quali i sistemi di controllo dei rischi. Ciò può essere di ostacolo per la funzione di gestione dei rischi e la funzione di conformità alle norme, nonché per i piani di trasformazione informatica, impedendo la risoluzione di problemi di aggregazione dei dati. Numerose banche devono anche adottare misure per migliorare la composizione e l’idoneità complessiva dei propri organi di amministrazione, in quanto continuano a non valorizzare adeguatamente il tema della diversità (per quanto concerne ad esempio il genere e le competenze professionali). In questa ottica, la BCE ricorre a provvedimenti operativi per richiedere alle banche di dotarsi di politiche in materia di diversità e fissare obiettivi inerenti al genere”. Ancora: “al tempo stesso, la valutazione dei modelli di business mette in luce che la maggior parte delle banche non riesce ancora a generare utili superiori al costo del capitale. La redditività ha registrato un recupero nel 2021, ma nel complesso resta strutturalmente bassa. In questo ambito, gli aspetti problematici dal punto di vista della vigilanza riguardano principalmente questioni di lunga data, anteriori alla pandemia, come piani strategici insoddisfacenti e/o la loro inadeguata esecuzione”.