Inversione rialzista: un punto di vista su appiattimento della curva rendimenti

21 Aprile 2022, di Redazione Wall Street Italia

Sui mercati i radar restano puntati in diverse direzioni, tra cui quella del conflitto in Ucraina, del tema del surriscaldamento dell’inflazione e del ritmo d’azione della Fed in termini di rialzi dei tassi. Di seguito il commento di Ashwin Alankar, head of global asset allocation di Janus Henderson, che si concentra sul movimento della curva dei rendimenti.

La nuova tendenza del mercato a vedere in chiave pessimistica i più recenti sviluppi si è potuta rafforzare all’inizio di questo mese quando il rendimento dei Treasury USA a 2 anni è salito per poco sopra quello di quelli a 10 anni. Questa è stata la prima inversione dal culmine della guerra commerciale USA-Cina del 2019.  Con grande tempismo, chi prevedeva una fase di ribasso è venuto allo scoperto invocando un’imminente recessione. Il driver dell’inversione è stato il voltafaccia in senso restrittivo  della Federal Reserve alle prese con un’inflazione core del 6,4% su base annua. Con la Banca centrale statunitense che ha più che raddoppiato le proprie aspettative per il numero di rialzi dei tassi di 25 punti base nel 2022 – dai tre dello scorso dicembre ai sette della riunione di marzo – gli investitori si sono preoccupati che la Fed sia all’altezza della sua reputazione di “killer delle espansioni”.

Noi interpretiamo questa curva dei rendimenti invertita in modo diverso. Gran parte della delusione del mercato si basa sull’idea che la Fed abbia perso credibilità a causa della sua pessima decisione sull’inflazione transitoria e per aver distolto lo sguardo dal suo doppio mandato, dando priorità ai prezzi degli asset. Ma se il mercato pensasse che la Fed abbia davvero perso la rotta, ora saremmo testimoni di un irripidimento – non di un appiattimento – della curva dei rendimenti. Il fatto che gli aumenti dei rendimenti sui Treasuries con scadenze di 5 anni e più non abbiano tenuto il passo con quelli a 2 anni, a nostro avviso, significa che il mercato valuta credibile l’approccio della Fed all’inflazione.

Anche prendendo in considerazione le nuove capacità della Banca centrale statunitense di combattere l’inflazione, i mercati a termine pensano che i tassi reali (rendimenti nominali meno l’inflazione) rimarranno molto accomodanti – probabilmente ben al di sotto dell’1,0%. Questa idea sottintende il fatto che non solo la Fed dovrebbe agire tempestivamente nella lotta all’inflazione, ma che potrà farlo senza condannare l’economia statunitense a una recessione certa, dando un leggero colpo di freno all’economia stessa.