Guerra in Ucraina: impatti su energia e consumi. Chi vince e chi perde

6 Aprile 2022, di Redazione Wall Street Italia

La guerra in Ucraina sta producendo numerose conseguenze sul piano umano e sociale e su quello economico. Un report di Credit Suisse ha analizzato l’impatto a medio termine della guerra mossa dalla Russia in diversi settori, energetico e dei consumi in primis. Gli analisti inoltre hanno esaminato quali aziende siano destinate a trarre beneficio – e quali no – dalle conseguenze del conflitto.

I settori coinvolti dalla guerra in Ucraina

Tre i top picks per superare il conflitto russo-ucraino secondo CS.: LVMH (consumi discrezionali), Nike (consumi discrezionali),  Shell (energia). Passando ai settori, soffermandoci su quello energetico, i prezzi del petrolio, dicono gli analisti, potrebbero rimanere elevati ancora a lungo alla luce dell’aumentato rischio di interruzioni delle forniture. La continua forza del prezzo del petrolio va a sostegno delle società statunitensi di esplorazione e produzione (E&P), le cui quotazioni restano fortemente correlate ai prezzi del petrolio. Un’altra conseguenza del conflitto Russia-Ucraina è una nuova urgenza da parte delle nazioni europee di sostituire le forniture di gas russo con maggiori quantitativi di gas naturale liquefatto (GNL) dagli USA. Di conseguenza, continuano gli analisti di CS, i mercati globali del GNL potrebbero rimanere rigidi e dal 2024 in avanti sarebbe necessaria nuova capacità di GNL per far fronte a questa domanda incrementale. Ulteriore capacità di GNL dovrebbe provenire soprattutto dagli USA, che si prevede diventeranno il maggiore esportatore di GNL a livello globale entro il 2024, superando Qatar e Australia.

Altra conseguenza è sui consumi prevedendo un aumento generalizzato dei prezzi. I consumi discrezionali difatti sono tra i settori maggiormente colpiti dal recente sell-off in seguito all’escalation del conflitto. Sebbene l’esposizione del settore al mercato dei consumi russo sia inferiore al 5% delle vendite (anche nell’ambito dei beni di lusso), i timori per la stagflazione e il deterioramento della propensione ai consumi hanno pesato sul settore. Il settore dei beni di lusso ha dimostrato la propria resilienza nel corso di importanti shock dell’economia in passato e driver a lungo termine come la crescita della ricchezza globale e l’espansione del ceto medio nei mercati emergenti sembrano essere inalterati.

Poi c’è il settore dei viaggi. Dopo due anni di pandemia, il conflitto nell’Europa dell’Est porta nuove sfide. Alcuni itinerari potranno risultare penalizzati, altri favoriti. Pur in presenza di un aumento dei costi del carburante, le prenotazioni di viaggi restano forti con l’eliminazione di gran parte delle restrizioni ai viaggi.

L’impennata dei prezzi del petrolio inoltre avrà un probabile impatto sui costi di imballaggio e di trasporto. Questa nuova ondata di inflazione può influire sulle stime a breve termine (finché non sarà superata) oppure potrebbe cominciare a pesare sulla domanda. Detto questo, le imprese con margini lordi superiori (cosmetici e alcolici) o quote di mercato dominanti dovrebbero risultare meno penalizzate dalla crisi.