Gas Russia: così l’America di Biden aiuterà l’Europa a spezzare il legame tossico con Putin

25 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Uniti nella lotta contro la Russia di Vladimir Putin, Ue e Usa hanno trovato l’accordo per cercare di recidere quel cordone ombelicale che lega l’Europa al petrolio e al gas russi. Con un comunicato congiunto, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden hanno annunciato la formazione di una task force congiunta, la “Task Force For Energy Security”.

Compito della task force sarà quello di garantire la sicurezza energetica a favore dell’Ucraina e dell’Unione europea per i prossimi due inverni, ma non solo. In che modo? Dagli Stati Uniti all’Europa dipendente fino a oggi e in tempi di guerra dal gas di Putin arriveranno nel corso di quest’anno almeno 15 miliardi di metri cubi in più di LNG (gas naturale liquefatto); in base all’accordo, gli Stati Uniti garantiranno forniture tali da soddisfare una domanda di gas naturale liquefatto (LNG) Usa di 50 miliardi di metri cubi l’anno almeno fino al 2030. Nel testo del comunicato congiunto si legge che “la Commissione europea lavorerà con gli stati membri Ue per assicurare una domanda stabile di ulteriore LNG Usa fino ad almeno il 2030 di 50 miliardi di metri cubi all’anno, consapevole che i prezzi delle forniture di LNG all’Ue dovranno riflettere i fondamentali di lungo termine del mercato, la stabilità tra la domanda e l’offerta, e che questa crescita sarà coerente con i nostri obiettivi condivisi di emissioni net zero. In particolare, la formula per i prezzi dovrà tenere in considerazione il prezzo spot del gas naturale del terminal Henry e altri fattori di stabilizzazione”.

“In questo modo l’offerta (americana) di LNG sostituirà quella che al momenro riceviano dalla Russia e, guardando in avanti, gli Stati Uniti e l’Europa assicureranno una domanda e un’offerta stabili di almeno 50 miliardi di metri cubi di LNG Usa fino al 2030”, ha confermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Bloomberg ricorda che l’Europa importa la maggior parte del gas russo attraverso i gasdotti, e che solo una piccola frazione arriva sottoforma di LNG: La Russia invia 150 miliardi di metri cubi di gas all’Europa attraverso i gasdotti: di questa quantità, circa 14-18 miliardi di metri cubi arrivano sotto forma di LNG. “Siamo uniti a ridurre la dipendenza dell’Europa dall’energia russa”, ha annunciato Biden nella conferenza stampa congiunta indetta con von der Leyen, che ha aggiunto che la consegna di 15 miliardi di metri cubi in più, quest’anno, “è un grande passo verso quella direzione”. Vale la pena ricordare che la Russia è il principale fornitore di gas naturale dell’Ue, incidendo sulle importazioni europee per più del 40%. L’Europa dipende dal petrolio e dal carbone della Russia, attaccata dalle sanzioni dell’Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina, avvenuta il 24 febbraio scorso. “So che eliminare il gas russo avrà un costo per l’Europa, ma non è solo la cosa giusta da fare da un punto di vista morale – ha sottolineato Biden – (l’accordo) ci consentirà di porci anche in una posizine strategica molto più forte”. L’annuncio è arrivato dopo le riunioni di Ue, Nato e G7 che si sono riuniti nella giornata di ieri. Voci di un aiuto Usa all’Europa erano arrivate già nelle ultime ore. von der Leyen ha rimarcato che l’obiettivo è quello di “ridurre questa dipendenza dai carburanti fossili russi e sbarazzarcene”. E che “questo può essere possibile solo attraverso…ulteriori forniture di gas, incluse quelle americane. In quanto europei vogliamo diversificarci dalla Russia verso fornitori in cui abbiamo fiducia, che sono nostri amici, che sono affidabili”. Nelle ultime ore il segretario Usa del dipartimento di energia Jennifer Granholm aveva già rassicurato sul fatto che gli Usa “stanno esportando ogni molecola di gas naturale liquefatto (LNG)” all’Europa. Tuttavia, diversi economisti avvertono che il mercato globale rischia già un deficit dell’offerta e la stessa Granholm ha detto che “solo forme di energia pulita offrirebbero soluzioni valide di medio-lungo termine a questi tipi di sfide”. Occhio all’articolo scritto da Clifford Krauss sul New York Times dal titolo indicativo: Why the US can’t quickly wean Europe from Russian gas, ovvero: Ecco perchè gli Stati Uniti non possono svezzare velocemente l’Europa dal gas russo”.

La volontà c’è tutta, ma ci sono anche questioni logistiche da affrontare: “L’amministrazione Biden vuole inviare maggiori quantità di gas naturale all’Europa, per aiutarla a rompere la dipendenza dall’energia russa. Tuttavia questa nobile ambizione sarà principalmente simbolica, almeno nel breve termine, perchè gli Stati Uniti non dispongono di una capacità sufficiente a esportare più gas e l’Europa non ha invece la capacità di importarne molto di più”. Che cosa significa? “Negli ultimi mesi gli esportatori americani, incoraggiati dal presidente Joe Biden, hanno già massimizzato la produzione dei terminali che trasformano il gas naturale in un liquido che possa essre trasportato facilmente in grandi cisterne. E hanno dirottato consegne inizialmente destinate verso l’Asia all’Europa. Ma gli esperti del settore energia hanno detto che potrebbero volerci tra i due e i cinque anni per costruire terminali su entrambe le sponde dell’Atlantico per espandere in modo significativo le esportazioni di gas naturale liquefatto, o LNG; verso l’Europa”.

“Nel breve termine, non ci sono davvero buone opzioni, oltre che implorare uno o due acquirenti asiatici di rinunciare alle loro cisterne di LNG a favore dell’Europa”, ha fatto notare Robert McNally, consigliere per l’energia durante l’amministrazione dell’ex presidente George W. Bush. Allo stesso tempo, una volta costruito un numero sufficiente di terminali, McNally ritiene che davvero gli Stati Uniti potrebbero diventare quell'”arsenale di energia” che libererebbe l’Europa dal ricatto del gas russo. Un altro grande problema è che il gas naturale, diversamente dal petrolio crude, non può essere caricato sulle grandi navi che attraversano gli oceani. Il gas deve prima essere liquefatto nei terminali per le esportazioni, principalmente in quelli del Golfo. Successivamente il gas liquido deve essere versato in tanker specifici. Quando le navi arrivano a destinazione, avviene il processo contrario per riconvertire l’LNG in gas”.

Ora, spiega ancora l’autore dell’articolo del New York Times, “un terminale adibito alle importazioni o alle esportazioni può costare più di 1 miliardo di dollari, e la pianificazione, l’ottenimento dei permessi e il completamento della costruzione può richiedere anni. Ci sono sette terminali per le esportazioni negli Stati Uniti e 28 terminali per le importazioni in Europa, che riceve LNG anche da fornitori come il Qatar e l’Egitto”. C’è poi la questione della lotta ai cambiamenti climatici. Che fine sta facendo, in questo contesto? “Qualsiasi sforzo di aumentare le esportazioni di gas naturale potrebbe anche inficiare gli sforzi di Biden e dei funzionari europei volti a combattere il cambiamento climatico. Una volta che nuovi terminali per le importazioni e le esportazioni saranno costruiti, probabilmente continueranno a operare per diversi decenni, perpetuando l’utilizzo dei carburanti fossili per un arco temporale molto più lungo di quello che molti ambientalisti considerano sostenibile per il benessere del pianeta” Insomma, come tutto, anche in questo caso è più facile a dirsi che a farsi.