Fed cauta non per gli Stati Uniti ma per paure internazionali

30 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

A cura di Marco Vailati, Cassa Lombarda

La Fed ha mantenuto i tassi invariati al minimo storico e la sua politica di reinvestimento dei titoli che giungono a scadenza. La Fed e’ in gran parte soddisfatta dell’evoluzione dell’economia interna, che descrive in miglioramento simile al precedente commento di luglio: espansione economica moderata, consumi e investimenti in aumento nonostante il canale estero debole, immobiliare e mercato del lavoro migliorati, inflazione ancora sotto l’obiettivo, ma stavolta evidenziata con le aspettative di mercato in movimento da basse a ulteriormente in riduzione e destinata a rimanere bassa nel breve termine anche se nel medio tornera’ a crescere verso il 2%. Tuttavia la Fed ha evidenziato che l’andamento dell’economia mondiale e dei mercati finanziari internazionali possono incidere negativamente sull’attivita’ e creare ulteriore pressione al ribasso sull’inflazione.

Ne consegue che la Fed aspettera’ ulteriori miglioramenti nel mercato del lavoro e soprattutto la ragionevole convinzione che l’inflazione sia orientata a tornare al 2% per avviare il rialzo dei tassi monitorando anche gli sviluppi internazionali. Dalla decisione presa e dal commento che l’ha accompagnata, si possono ricavare alcune considerazioni negative sulle attese di sviluppo dell’economia. Se la Fed pensa che l’economia US non puo’ sopportare oggi un aumento dei tassi, forse teme sviluppi dell’economia mondiale particolarmente negativi. L’abbassamento da 3,75% a 3,50% del tasso di lungo periodo nelle previsioni dei membri del Fomc denota la stima di un potenziale di crescita economica diminuito. La presenza di 4 membri del Fomc che nelle proiezioni dei tassi previsti non segnala nessun rialzo nel 2015 rafforza la prima considerazione. A parziale compensazione delle considerazioni illustrate sopra, si possono sottolineare due minori spunti positivi. Tra i membri del Fomc, uno (Lacker della Fed di Richmond) era a favore di un rialzo di 25bp gia’ oggi. Tra i 17 membri del Fomc, 13 propendono ancora per un rialzo entro fine anno.

Dal momento che le prime argomentazioni sono di maggior rilievo, e’ probabile che la reazione di breve dei mercati sia negativa su borse, commodity e Usd a causa della stima di minore crescita e della sua maggiore incertezza che si ricava dalla indicazioni della Fed. Dalle stesse consegue anche un supporto per i bond dato il prolungamento dell’attesa di bassa inflazione. Ricordando pero’ che 13 membri del Fomc restano a favore di un rialzo entro fine anno, e’ probabile che i movimenti del mercato non saranno eclatanti in attesa dello scorrere dei dati macro e delle future decisioni della Fed.