Energia: Ue studia alternative al gas russo, possibile ritorno al carbone. Obiettivo emissioni si allontana

8 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

La crisi sull’eneregia legata al conflitto Russia-Ucraina ha messo in evidenza tutta la fragilità del sistema di approvvigionamento dell’Unione europea, che ora cerca di correre ai ripari cercando alternative per ridurre la sua dipendenza dal petrolio e dal gas russo. E proprio oggi Bruxelles dovrebbe presentare un piano per ridurre le importazioni di gas dalla Russia di circa 2/3 in un anno.

Un piano che potrebbe vedere il ritorno del carbone, l’ebnergia fossile più inquinante, in contrapposizione agli obiettivi di emissioni zero annunciati nei mesi scorsi. Lo ha ammesso nei giorni scorsi il commissario europeo Frans Timmermans, che in una intervista alla Bbc ha detto: “Il ritorno al carbone non è un tabù per uscire dalla crisi del gas”. Tra le proposte, anche l’aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto e l’impiego delle rinnovabili, certamente.

Ue propone piano gas

Il piano dovrebbe ricevere il via libera alla riunione del Consiglio europeo di giovedì e venerdì. La scorsa settimana, la IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, aveva pubblicato un piano in dieci punti che avrebbe consentito di ridurre di 1/3 la dipendenza dal gas russo entro un anno, con la possibilità di arrivare oltre il 50%, ma al prezzo di rallentare la riduzione delle emissioni. In questo quadro, l’Italia starebbe programmando di acquisire l’indipendenza dalle forniture russe in “due o tre anni”, dimezzando gli acquisti di gas russo già nel 2022.   Qualche giorno fa era stato il premier Mario Draghi a parlare per la prima volta di una possibile riapertura delle centrali a carbone nel nostro paese. Parole confermate oggi dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani secondo cui il governo sta “ragionando in un’emergenza epocale” e sulla ripresa delle centrali a carbone, “parliamo solo di quelle centrali, come Civitavecchia e Brindisi che sono ancora in funzione e si potrebbero mandare a pieno regime”. “Non riapriamo nulla, non riapriamo le centrali che sono chiuse perchè l’impresa non varrebbe la spesa” così Cingolani.