Effetto embargo Usa su petrolio Russia: borsa Tokyo debole, Shanghai e Hong Kong crollano fino a -3%

9 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Forti sell off sull’azionario asiatico, con la borsa di Shanghai che cede quasi il 4% e la borsa di Hong Kong che scivola del 3% circa. Debole l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo, che scende dello 0,36% a 24.709,84.

L’azionario mondiale guarda all’annuncio del presidente americano Joe Biden, che ieri ha reso nota l’intenzione degli Stati Uniti di imporre l’embargo sul petrolio, gas e forniture energetiche della Russia, in risposta alla sua invasione dell’Ucraina.

Nella giornata di ieri, il Dow Jones Industrial Average ha perso 184,74 punti (-0,56%), a 32.632,64. Lo S&P 500 ha ceduto 0,72% a 4.170,70 mentre il Nasdaq Composite ha segnato un calo dello 0,28% a 12.795,55. I futures Usa sono ora in lieve rialzo, tra il +0,22% di quelli del Nasdaq a +0,30 dei futures sul Dow Jones.

Dal fronte macroeconomico, reso noto il Pil del Giappone relativo al quarto trimestre del 2021, che è stato rivisto al ribasso, dalla crescita annualizzata pari a +5,4% risultata nel dato preliminare a un’espansione pari a +4,6%.

Il dato è stato peggiore in modo significativo rispetto al +5,6% previsto dagli economisti. Su base trimestrale, l’economia del Giappone è cresciuta dell’1,1%, meno del +1,4% atteso.

Il Pil del Giappone rischia la contrazione nel primo trimestre del 2022, sulla scia del balzo delle infezioni da Covid e a causa dell’impennata dei prezzi energetici, acuita dalla guerra in corso tra la Russia e l’Ucraina.

Resi noti anche i dati sull’inflazione della Cina.
Nel mese di febbraio, l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo è salita su base annua dello 0,9%, in linea con le attese, e come nel mese di gennaio. Su base mensile, il rialzo è stato pari a +0,6%. L’inflazione misurata dall’indice dei prezzi alla produzione è balzata invece su base annua dell’8,8%, rallentando il passo rispetto al precedente +9,1% ma superando il rialzo dell’8,7% previsto dal consensus. Su base mensile, il trend è stato pari a +0,5%.

Ieri Joe Biden ha annunciato il bando alle importazioni Usa di petrolio e gas russi:

“Sono qui oggi per annunciare che gli Stati Uniti stanno prendendo di mira la principale arteria dell’economia russa. Metteremo al bando tutte le importazioni di petrolio, gas ed energia russi – ha detto Biden, parlando dalla Casa Bianca – Questo significa che il petrolio russo non sarà più accettato dai porti americani e che il popolo americano sferrerà un altro attacco potente alla macchina da guerra di Putin”.

I prezzi del petrolio sono volati fino a quasi +8% dopo l’annuncio di Biden.

Il Brent è balzato fino a +7,7% a $132,75, prima di scendere dai massimi intraday, mentre il WTI è salito del 7% circa oltre quota $128. Mentre scriviamo, il WTI è in rialzo dell’1,5% a $125,62, mentre il Brent avanza dell’1,9%, a $130,56.

I prezzi rimangono a un valore inferiore rispetto ai record dal 2008 testati l’altro ieri, quando il WTI è schizzto a $130, e il Brent a $139,13.