Crisi di governo: senza Draghi banche italiane in pericolo. Mps vittima illustre (ancora)

15 Luglio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Come si può blindare chi investe negli asset italiani, che si tratti di BTP, di banche come Mps – dossier cruciale mentre si attende la fine delle trattative tra il Mef maggiore azionista e il Dg Comp -, più in generale di di Piazza Affari, dall’ennesimo tumulto che sta scuotendo la politica del made in Italy?

Con il presidente del Consiglio Mario Draghi che ha rassegnato le dimissioni, e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che le ha rifiutate, sicuramente il giorno cruciale sarà mercoledì prossimo 20 luglio, quando Draghi si presenterà al cospetto delle Camere. Un giorno di per sé già clou, visto che precede la vigilia della riunione del Consiglio direttivo della Bce di Christine Lagarde e la scadenza del periodo di manutenzione del gasdotto Nord Stream 1, in un momento di gravi preoccupazioni su come l’Europa potrebbe tutelarsi in caso di stop totale di forniture di gas da parte della Russia di Vladimir Putin. Gazprom dovrebbe riattivare il flusso al 40% dopo i lavori di manutenzione e al 100% dopo la riparazione della turbina.

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Grande trepidazione per quanto annuncerà la Bce di Christine Lagarde: non solo un rialzo dei tassi di 25 punti base, come lei stessa ha detto, ma anche quello scudo anti-spread salva-Btp, sostanzialmente dunque salva-Italia, che la banca centrale ha assicurato che verrà lanciato la settimana prossima. E che ora, con la crisi di governo innescata da Giuseppe Conte, leader del M5S, sta provocando non pochi malumori nella comunità di investitori ed economisti.

In attesa di capire se Mario Draghi, in primis, vorrà continuare a fare WhateverItTakes per salvare l’Italia e riportarla sulla retta via con le riforme incise nel grazie al PNRR, la preoccupazione riguarda soprattutto le banche, a causa di quel doom loop tossico,o anche abbraccio mortale, che espone in particolare alcuni istituti di credito italiani – qui i NOMI delle più vulnerabili  -scontare più di altre società il rischio Italia.

C’è inoltre il dossier Mps: la banca senese, con il Tesoro che detiene il 64% in qualità di maggiore azionista, sarebbe pronta finalmente a lanciare l’attesissimo aumento di capitale necessario a restituirle credibilità sui mercati, prima di partecipare a una eventuale operazione di M&A, e dunque essere finalmente, secondo alcuni, privatizzata. Non per niente, nella giornata di ieri, con il Ftse Mib che ha pagato l’annuncio delle dimissioni di Draghi capitolando del 3,44% confermandosi la peggiore tra le borse europee, le vendite hanno affossato soprattutto le banche, come UniCredit che ha ceduto più del 6% e Intesa SanPaolo più del 5%. E a proposito di Mps, che ieri è affondata del 7%, il trend delle quotazioni rimane negativo anche oggi, con il titolo che segna una flessione superiore a -4%.

Un alert su Mps è arrivato d’altronde dalla stessa presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Carla Ruocco.

“Con la crisi di Governo il nuovo piano industriale di Mps rischia di andare a monte”. “Mandare il paese al voto in questo momento è un’idea scellerata – ha detto Ruocco ai microfoni di Siena TV – che genera problemi giganteschi al Paese e tra questi problemi dobbiamo annoverare anche Mps, che è comunque in una strada di recupero e di attivazione rispetto al piano industriale e rispetto alla fase nella quale l’asset si possa presentare agevolmente sul mercato in modo tale da non generare una disparità di potere contrattuale rispetto allo Stato e rispetto ai privati che dovessero essere interessati. Tutto questo va a monte se il Governo cade e si va alle elezioni. Il problema Mps che è in fase di risoluzione viene direttamente gettato sulle spalle dei cittadini nel peggiore momento possibile”.

Così Domenico Ghilotti di Equita SIM riassume e commenta quanto è avvenuto nelle ultime ore:

“Ieri il primo ministro Draghi ha presentato le dimissioni al Presidente Mattarella dopo che nel pomeriggio il DL Aiuti era stato approvato in Senato senza il contributo del M5S, uscito dall’aula al momento del voto. Draghi ha spiegato di dover prendere atto che la maggioranza di governo che lo aveva sostenuto fino ad allora, e necessaria per portare avanti le riforme, non esisteva più. Il presidente ha respinto le dimissioni e ha chiesto al premier di presentarsi in aula mercoledì prossimo per riferire in Parlamento in merito alle proprie decisioni. In questi giorni si verificheranno quindi se esistono spazi negoziali perché l`azione del governo Draghi possa proseguire, recuperando il pieno supporto del M5S. In caso contrario, gli scenari di governi alternativi (Draghi bis o governo istituzionale fino a fine legislatura) paiono poco credibili e si aprirebbe quindi la strada per elezioni anticipate (fine settembre/inizio ottobre)”. Ghilotti prosegue ricordando che, “dal cambio di marcia nella politica monetaria della BCE, il decennale italiano è salito al 3,2% dal 1,17% di inizio anno, con lo spread BTP-Bund che si è allargato fino a ca. 240bps lo scorso 14 giugno prima di scendere agli attuali 210bps (+80bps YTD) dopo la decisione della banca centrale di accelerare i lavori su un nuovo strumento anti-frammentazione (leggi scudo anti-spread). Nel 2011- 12 e 2018 lo spread aveva raggiunto rispettivamente 548 e 326bps, ma a nostro avviso oggi le istituzioni europee hanno a disposizione più strumenti per gestire lo spread (e.g. MES, OMT, PEPP)”.

Certo, “le tensioni e le incertezze sul fronte politico comportano dei rischi al ribasso sulla crescita e sul fronte finanziario. In questo scenario, riteniamo che siano da preferire titoli con maggior diversificazione internazionale e una struttura finanziaria solida (DiaSorin, Moncler, Campari, Reply), con protezione dall’inflazione (Inwit, Terna, Enav), mentre i titoli finanziari e ciclici sono quelli maggiormente esposti in negativo”.

Commenta la situazione anche Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia:

“Crediamo che i mercati stiano scontando una nuova soluzione di Governo con a capo sempre Draghi, visto che le alternative (governo traghettatore e nuove elezioni) sembrano essere troppo punitive per l’economia italiana in un momento così delicato sia dal punto di visto geopolitico (guerra in Ucraina) sia da quello economico (crisi energetica, requisiti per fondi PNRR, legge di bilancio, scudo anti-spread e rischi di recessione) e sia da quello sanitario (nuova campagna vaccinale per la quarta dose)”. Di conseguenza, sottolinea Diodovich, “riteniamo che una soluzione con Draghi a capo dell’esecutivo possa diminuire le tensioni finanziarie e riportare lo spread a 200 pb. Draghi a Palazzo Chigi sarebbe una soluzione molto favorita dalle istituzioni europee e garantirebbe un processo più accelerato per il programma della BCE per evitare la frammentazione finanziaria all’interno dell’Eurozona (il cosiddetto scudo anti-spread). Altre soluzioni potrebbero portare forti tensioni nel breve con uno spread BTP-Bund ben al di sopra dei 250 punti base che potrebbe spingersi anche verso i 300 pb in caso di elezioni anticipate (che si terrebbero probabilmente in ottobre)”

Intanto la politica, e anche i mercati, sperano nel Draghi bis.

“Ora bisogna agire. Siamo in mobilitazione permanente da qui a mercoledì – giorno del dibattito in Aula – per consentire che Draghi possa andare avanti. Faremo di tutto per avere un Draghi Bis libero dai condizionamenti che affronti le scelte necessarie al Paese”, ha scritto il leader di Italia Viva Matteo Renzi, nella sua e-news.

Così su Twitter il leader di Azione Carlo Calenda.

“Dobbiamo lavorare per un bis di Draghi. Lo richiede la sicurezza dell’Italia. Ma senza un chiaro impegno della Lega ad abbandonare la linea ‘diversamente 5S’ e la consapevolezza dalle parti del PD che Conte non potrà farne parte, è meglio astenersi ed evitare ulteriori figuracce”, scrive su Twitter.