Countdown ad annuncio tassi Fed. L’attenti di Ubs: stretta 75 punti base un errore, ecco perché

15 Giugno 2022, di Redazione Wall Street Italia

Countdown all’annuncio della Fed sui tassi, che arriverà oggi alle 20 ora italiana: nelle ultime ore sono circolate alcune indiscrezioni, riportate inizialmente dal Wall Street, secondo cui il Fomc – braccio di politica monetaria della banca centrale Usa – valuterà probabilmente l’opzione di procedere a una stretta di 75 punti, per arginare l’impennata dell’inflazione, che non dà segnali di aver toccato il picco.

Agli inizi di maggio, la Federal Reserve ha alzato i tassi di 50 punti per la prima volta in 20 anni, portandoli al range compreso tra lo 0,75% e l’1%.

Dai verbali relativi a quella riunione, è emerso che “la maggior parte dei partecipanti ha rilevato che ulteriori rialzi dei tassi di 50 punti base sarebbero appropriati nei prossimi due meeting”.

Ma ora, oltre a parlare di una stretta di 75 punti base, c’è anche chi vede un rialzo shock di 100 punti base. Mentre il WSJ che ha riportato che il Fomc “probabilmente considerà un aumento di 75 punti base”, rispetto alla guidance attesa fino alla scorsa settimana di 50 punti base, secondo Bloomberg la banca centrale guidata da Jerome Powell potrebbe spingersi anche più in là, nel tentativo di porre un argine alla fiammata dell’inflazione al ritmo più forte degli ultimi 40 anni.

Tutto è partito dalla pubblicazione dell’inflazione Usa misurata dall’indice dei prezzi al consumo che, invece di rallentare, si è rafforzato nel mese di maggio.

A quel punto, diversi analisti ed economisti tra i più noti hanno rivisto al rialzo le loro proiezioni sui tassi, paventando una stretta di 75 punti base per la giornata di oggi, al termine della riunione del Fomc: tra questi, anche Goldman Sachs, che prevede così che oggi i tassi Usa saranno alzati fino all’1,75%. L’inflazione al record degli ultimi 40 anni è stata confermata anche dallindice dei prezzi alla produzione, sempre di maggio.

Stretta Fed di 75 pb, alert UBS: sarebbe un errore

Paul Donovan, capo economista di Ubs Wealth Management, ha lanciato a tal proposito un alert nella nota “Don’t Feed The Trolls”.

Ovvero?

“La Fed ha comunicato chiaramente l’intenzione di alzare i tassi, in questo meeting, di 50 punti base. Lo scorso venerdì, l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo è salita in modo inatteso. Altri indicatori sull’inflazione sono scesi, e la Fed non si concentra sul CPI (indice prezzi al consumo). Nonostante questo – ha fatto notare Donovan – senza una guidance diretta della Fed, i mercati hanno deciso che ora c’è bisogno di una stretta di 75 punti base. Soddisfare queste aspettative provocherà un aumento della volatilità futura, facendo dell’indice dei prezzi al consumo il principale focus su cui si concentranno i mercati. Un eventuale rialzo di 75 punti base nella giornata di oggi significa che i futuri tentativi della Fed di dare segnali sulla direzione della sua politica monetaria si scontreranno con la frase, sui mercati, ‘Ma no, non dicono sul serio, ricordate cosa avvenne nel giugno del 2022 (oggi)'”.

Paul Donovan ha precisato nella sua nota che una stretta di 75 punti base “rappresenterebbe un errore di politica monetaria, in quanto andrebbe a violare la prima regola dei social media: per l’appunto, ‘Don’t feed the trolls'”, il noto meme rivolto ai cosiddetti troll, utenti di solito anonimi che tendono a pubblicare sui social messaggi provocatori oppure che nulla hanno a che fare con il tema oggetto di discussione, praticamente elementi di disturbo.

Fed, Swissquote: Bisogna stare peggio per stare meglio?

A dire la sua anche Ipek Ozkardeskaya, Senior Analyst di Swissquote, nella nota “Super-rialzi al via. Se bisogna stare peggio per iniziare a stare meglio (Fed docet)”: “La Federal Reserve (Fed) annuncerà oggi la sua ultima decisione sui tassi, ma la gran parte di questa corsa selvaggia è certamente fatta ormai; il mercato prezza in pieno un aumento di 75 pb secondo la decisione odierna. Gli investitori sanno che la Fed vorrà diventare più aggressiva sulla scia di un’inflazione difficile da allentare, e i dati alla produzione di ieri sono arrivati come l’ennesima conferma che l’inflazione ha ancora fiato per galoppare anche nei prossimi mesi. A questo punto la decisione di rialzare di 75bp è quasi presa, la Fed può solo confermare il verdetto del mercato” Ipek Ozkardeskaya continua, cercando di rispondere alla seguente domanda: “La Fed potrebbe sorprendere con un aumento di 50bp?”

Ecco la risposta: “Se la Fed dovesse sorprendere con un aumento di 50 punti base, il mercato sicuramente tirerebbe un respiro di sollievo e rimbalzerebbe. Pur tuttavia, l’obiettivo principale della Fed in questo momento è quello di domare l’inflazione e non di spingere al rialzo i mercati azionari. Pertanto, anche sopportare corsi di Borsa depressi potrebbe risultare necessario al fine di raggiungere tale obiettivo. Ora che la pillola da 75 punti base è stata inghiottita dal mercato, sarebbe irrazionale per la Fed non procedere con un aumento maggiore”.

Riguardo alle “proiezioni economiche e dot plot”, l’analista senior di Swissquote fa notare che “ieri l’aggressivo aumento delle aspettative hawkish della Fed ha spinto il rendimento a 2 anni degli Stati Uniti al 3,45%. Il rendimento a 10 anni ha flirtato con il 3,50%. L’S&P500 ha perso un altro 0,38%, mentre il Nasdaq ha ottenuto un piccolo guadagno dello 0,20%, ma dopo aver toccato un nuovo minimo da novembre 2020. I futures USA sono positivi questa mattina, ma il mercato probabilmente rimarrà teso fino a quando la Fed non confermerà la notizia di un rialzo di 75 punti base. Le proiezioni economiche aggiornate e il dot plot hanno un peso importante per le aspettative future. Tuttavia, essendosi già inflitto una punizione severa per l’aumento dell’inflazione, il mercato, anche in caso di una sorpresa da falco nelle proiezioni economiche e dot plot, non dovrebbe registrare importanti cali dei corsi”. In ogni caso, va ribadito che “una Fed hawkish non è un regalo per le altre banche centrali”.

Ovvero?

I maggiori aumenti dei tassi da parte della Fed e l’impennata del dollaro USA – ha concluso l’esperto di Swissquote – non sono certamente un regalo per le altre banche centrali. Infatti, il dollaro USA è una valuta base, e il rapido apprezzamento del biglietto verde fa aumentare il costo delle merci che gli altri paesi negoziano in termini di dollari USA sui mercati internazionali, a cominciare dal petrolio e dalle commodities. Di conseguenza, un dollaro USA più forte è una minaccia di inflazione più grande per il mondo. Questo è il motivo per cui le aspettative da falco della Fed hanno un potere di effetto domino maggiore sul resto del mondo. Il rendimento decennale tedesco continua a spingere al rialzo e l’EURUSD vede un supporto decente vicino alla soglia di 1,04. Il cable è scivolato sotto quota 1,20 e un aumento di 25 punti base della Bank of England (BoE) potrebbe non essere sufficiente per compensare una Fed così aggressiva e i rinnovati timori sulla Brexit. La sterlina più debole rende le azioni petrolifere britanniche più economiche per gli investitori stranieri. Tuttavia, oltre ai titoli energetici e di materie prime, gli investitori si sentono meno a proprio agio con le blue-chip britanniche poiché le rinnovate preoccupazioni sulla Brexit e il maggiore rischio di una guerra commerciale con l’UE potrebbero avere un grave impatto sulla City”.