Consumi, la brusca frenata che “minaccia” il Natale 2022: per Confesercenti -2,5 miliardi di spesa

15 Settembre 2022, di Redazione Wall Street Italia

L’ombra del caro-bollette e dell’inflazione si allunga sul Natale (e non solo). Nell’ultimo trimestre dell’anno la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie si tradurrà infatti in una brusca frenata dei consumi: con gli attuali livelli di inflazione la spesa diminuirebbe di 2,5 miliardi rispetto al terzo trimestre 2022. A stimarlo è Confesercenti.

Molto deboli sono diventate anche le prospettive per il 2023, quando l’incremento dei consumi si fermerebbe al +0,6%, a fronte di un’inflazione che rimarrebbe superiore al 5% in media annua. Una frenata che rimanderebbe a data da destinarsi la ripresa dei consumi: a fine 2023, continuerebbero a mancare 28,6 miliardi rispetto al periodo pre-pandemia, con consumi che tornerebbero ai livelli del 2016.

Un pesante ridimensionamento del benessere delle famiglie, che devono ridurre la spesa e la gamma dei beni e servizi acquistati per far fronte all’aumento dei prezzi di energia e alimentari. Secondo rilevazioni Ipsos per Confesercenti il 73% degli italiani ha difficoltà o non riesce affatto a far fronte all’aumento delle bollette energetiche. E addirittura il 92% prevede di tagliare la propria spesa, a partire da quelle per ristoranti, bar, vacanze e abbigliamento.

A rimetterci anche le imprese, che si trovano schiacciate tra l’aumento dei costi per luce e gas e il rallentamento dei consumi. “L’energia è un bene primario che sta alla base dello svolgimento di ogni attività economica. Se questa si trasforma in bene raro, distrugge la rete delle imprese e mette in crisi la coesione sociale”, commenta la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise.

Insomma, le aziende a rischio crescono e la necessità di liquidtà per sostenere i costi aumenta, proprio in un momento in cui è in atto la virata restrittiva delle banche centrali per contenere l’inflazione. Tutto questo in un quadro macroeconomico globale davvero incandescente, che vede aumentare sempre più i rischi recessivi.