Borse in tempi di guerra: per Ftse Mib terza settimana consecutiva di rialzi. Oltre il conflitto, cosa raccontano i mercati  

28 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

 

È trascorso ormai più di un mese (era il 24 febbraio) dallo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina dopo l’invasione delle armate russe. Immediata la reazione dei mercati finanziari che hanno cominciato la loro discesa, ma proprio come è accaduto nel 2020 con lo scoppio della pandemia dopo l’iniziale discesa si è assistito alla ripresa. Lo testimoniano le performance e i movimenti di Wall Street, con l’indice S&P 500 che nell’ultimo mese (dal minimo toccato l’8 marzo) ha registrato un rialzo di quasi il 9%, viaggiando sopra la soglia dei 4.500 punti.

 

Dai minimi toccati in chiusura lo scorso 8 marzo poco sopra area 22mila punti, l’indice guida milanese ha mostrato una crescita di circa il 12%. Nonostante il recupero a doppia cifra, il Ftse Mib si trova ancora sotto il 5% per tornare a quota 26.000 punti, livello pre-conflitto.

 

Il punto tecnico sul Ftse Mib (a cura dell’ufficio studi di Borse.it)

Il nostro indice di riferimento ha archiviato la terza settimana consecutiva di rialzi tornando sopra i 24.000 punti. Nel dettaglio, dopo aver violato al rialzo con il gap up del 16 marzo il livello dei 23.900 punti, l’indice di riferimento di Piazza Affari ha iniziato a consolidare l’area compresa tra 24.000 e 24.500 punti e nell’ultima settimana è da segnalare una forte riduzione dei volumi e della volatilità che si percepisce anche dai corpi delle candele che sono ora meno ampi rispetto alle settimane precedenti. In caso di prosecuzione del rimbalzo avviato dai minimi del 7 marzo i livelli di resistenza da monitorare e che potrebbero ostacolare un’ascesa dei prezzi sono prima 24.670 punti e un breakout con volumi di tale livello potrà spingere i prezzi verso i 25.000 punti livello che aveva funzionato bene in passato come supporto. Al contrario in caso di debolezza i supporti di breve sono prima a 24.300 punti poi area psicologica dei 24.000 punti e una mancata tenuta di tale livello potrà favorire una flessione dei prezzi verso 23.700 punti.

Cosa ci dicono i mercati, due punti di vista

Ma cosa sta accadendo sui mercati e cosa ci stanno raccontando? Bisogna partire dalla considerazione che il conflitto non è l’unico tema sul tavolo. Prima dello scoppio della guerra, gli investitori erano concentrati su due tematiche forti: l’inflazione e l’aumento dei tassi da parte della Federal Reserve (Fed). Proprio per contenere l’inflazione alle stelle (a febbraio quella statunitense è balzata al 7,9% a/a), la settimana scorsa l’istituto guidato da Jerome Powell ha annunciato il primo rialzo dei tassi (pari a 25 punti base) dal 2018. E diventano più hawkish le previsioni degli analisti sulle prossime mosse della Federal Reserve. La divisione di ricerca di Citi prevede ora una carrellata di strette monetarie, ciascuna di 50 punti base, nei mesi di maggio, giugno, luglio e settembre.

“Crediamo che le ragioni del rialzo degli indici statunitensi sia da ricercare in un atteggiamento abbastanza soft della Federal Reserve in politica monetaria. Il tanto temuto movimento aggressivo da 50 punti base di rialzo dei tassi di interesse sembra essere posticipato nelle prossime riunioni. Al momento a risentire delle decisioni della Fed è solo il mercato obbligazionario che ha mostrato una discesa dei prezzi dei bond e un forte aumento dei rendimenti”, afferma Filippo Diodovich, senior market strategist di Ig Italia. “Altre ragioni per gli acquisti sull’azionario statunitense è la limitata esposizione delle imprese americane nei confronti della Russia e il ritorno degli acquisti sul settore tech dopo che la Cina tramite il vicepremier Liu He ha fatto sapere che il processo di nuova regolamentazione per il settore privato tecnologico cinese sta terminando – aggiunge l’esperto -. In Europa gli acquisti sono più limitati per la maggiore esposizione delle imprese europee nei confronti dell’economia russa”.

“Il mercato ritiene che la guerra non possa durare ancora molto o perché si trova l’accordo o perché Putin sarà costretto a chiuderla. Per esempio, la conquista di Mariupol potrebbe essere qualcosa da vendere in patria come vittoria, avendo collegato la Crimea alla Russia e al Donbass”, commenta Michele Fanigliulo, responsabile soluzioni d’investimento presso la divisione digitale di Intermonte. “Inoltre, tanti fondi bilanciati che devono ribilanciare il portafoglio trimestralmente devono comprare equity (a fine marzo) per mantenere invariata la posizione. Infine, visto il forte calo in Borsa (vedi titoli cinesi) tante società hanno avviato i buyback”, aggiunge l’esperto sottolineando che “le criticità restano perché non è detto che le sanzioni di chiudano con un’eventuale pace in Ucraina e il rischio stagflazione in Europa è molto forte, negli Stati Uniti più lontano ma presente”.