Borsa Tokyo +4% dopo tonfo petrolio, a Hong Kong focus su Ipo NIO. Futures Usa giù, Bce attesa al varco

10 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

L’azionario asiatico è in forte rialzo, grazie al crollo della vigilia dei prezzi del petrolio. Stando ai dati dell’Agenzia internazionale dell’Energia relativi al 2020, la Cina, l’India, il Giappone e la Corea del Sud sono tutti paesi importatori di petrolio.

Il tonfo dell’oil ha portato la borsa di Tokyo a volare del 4% circa, +3,94% a 25.690,40.

Protagonista a Hong Kong l’Ipo del produttore di auto elettriche cinese NIO, salito nel primo giorno di contrattazioni del 2,6%. Il titolo è già quotato a Wall Street.

La borsa di Hong Kong sale dello 0,68%, Shanghai +1,46%, Sidney +1,10%, Seoul +1,73%.

I futures Usa sono tuttavia in ribasso dopo il rally della vigilia, che ha visto l’indice Dow Jones volare di 653,61 punti, o del 2%, lo S&P 500 guadagnare il 2,6% in quella che è stata la sessione migliore dal giugno del 2020 e il Nasdaq Composite scattare del 3,6%, nella migliore seduta dal novembre del 2020.

Al momento i futures Usa segnano una flessione compresa tra il -0,20% e il -0,29%, in attesa della pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti, termometro dell’inflazione Usa, che sarà reso noto alle 14.30 ora italiana.

Oggi è il Bce-Day: considerando lo stravolgimento dell’outlook sull’economia globale provocato dalle conseguenze della guerra tra la Russia e l’Ucraina e dalle sanzioni imposte a mosca, la narrativa è cambiata : se nell’ultima riunione Christine Lagarde non aveva escluso un rialzo dei tassi nel 2022, ora la presidente della Bce dovrà fare attenzione a ogni parola, in un contesto in cui aumenta sempre di più il rischio di stagflazione, che tra l’altro vede l’Europa tra i paesi più a rischio.

Prezzi del petrolio in rialzo dopo essere crollati alla vigilia fino a -13%.

Il contratto WTI è precipitato di oltre il 12%, o di 15 dollari, riportando la peggiore seduta dal 26 novembre del 2021, e chiudendo a $108,7 al barile. Il Brent è scivolato del 13%, o di $16,8, a $111,1, soffrendo il calo più forte dall’aprile del 2020, dopo il record dal 2008 testato nella sessione di lunedì, a oltre $139 al barile.