Borsa Tokyo +0,70% dopo forte ripresa Wall Street. Occhio a Pmi Cina, Beige Book Fed e boom petrolio

3 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso le contrattazioni in rialzo dello 0,70% a 26.577,27 punti. Positivo anche il resto dell’azionario asiatico, dopo la chiusura al rialzo di Wall Street, a eccezione della borsa di Shanghai, in calo dello 0,12%.

Bene Hong Kong e Sidney, in crescita dello 0,50% circa, molto meglio Seoul con +1,61%.

Nella sessione di ieri, il Dow Jones Industrial Average è balzato di 596,40 punti a 33.891,35 punti; lo S&P 500 è salito dell’1,86% a 4.386,54 punti, mentre il Nasdaq Composite è avanzato dell’1,62% a 13.752,02 punti.

Gli investitori continuano a monitorare gli sviluppi del conflitto tra Ucraina e Russia. L’alto commissario dell’Onu per i rifugiati Filippo Grandi ha comunicato che un milione di persone è fuggito dall’Ucraina da quando la Russia ha invaso il Paese. “In soli sette giorni abbiamo assistito all’esodo di un milione di profughi dall’Ucraina verso i paesi vicini”, ha detto Grandi.

Dal fronte macro della Cina, pubblicato l’indice Pmi servizi stilato da Caixin-Markit, rallentato a 50,2 punti a febbraio dai 51,4 punti di gennaio, per un soffio ancora in fase di espansione, in quanto superiore ai 50 punti, linea di demarcazione tra fase di contrazione (valori al di sotto) e di espansione (valori al di sopra).

I mercati continuano a essere condizionati dal balzo del petrolio, che ha testato nuovi record dopo le dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti, secondo cui l’amministrazione di Joe Biden starebbe valutando il modo in cui tagliare le importazioni di petrolio dalla Russia.

I prezzi del contratto sul petrolio Brent volano fino a $116,90 al barile, al record dall’agosto del 2013, mentre il WTI balza fino a $114,43, al nuovo massimo degli ultimi 11 anni. Entrambi i contratti segnano un rally del 3,5%.

Reso noto ieri il Beige Book, il rapporto sulle condizioni economiche degli Stati Uniti che la Fed pubblica otto volte l’anno, da cui è emerso che, dalla metà di gennaio, l’attività economica degli Stati Uniti è cresciuta a un ritmo tra il modesto e il moderato, e che le spese per i consumi si sono confermate in generale più deboli che nel rapporto precedente, a causa dell’impatto della variante Omicron.

“Molti distretti hanno segnalato che il balzo dei casi di Covid-19 ha temporaneamente interrotto le attività di business”. Dal Beige Book è emerso anche che “l’ampia e solida domanda di lavoratori rimane ostacolata dall’altrettanta diffusa indicazione della scarsità della forza lavoro” e, anche, che “alcuni distretti hanno segnalato una accelerazione dei prezzi”, a conferma della fiammata dell’inflazione in Usa.

“Tutti i distretti – si legge ancora – hanno notato che i problemi delle catene di approviggionamento e il livello basso delle scorte continuano a frenare la crescita”.

C’è stato inoltre “un certo indebolimento delle condizioni finanziarie”, mentre “l’aumento dei costi input è stato citato come il fattore che ha interesato diverse industrie, e che particolarmente significativi sono stati anche gli elevati costi dei trasporti”.