Borsa Mosca: il trading riparte con divieto short selling e no sell dagli stranieri. Nabiullina costretta a rimanere al suo posto

24 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Come preannunciato dalla Banca centrale russa, la borsa di Mosca ha riaperto i battenti oggi, dopo uno stop durato un mese, sebbene in modo parziale: il trading è ripartito infatti su 33 azioni, rispetto al totale di 50 titoli scambiati sull’indice azionario benchmark MOEX. Indice che è scattato subito all’inizio della sessione di oltre il 10%. I buy sono pilotati da una serie di divieti che la Banca centrale ha stabilito:

intanto, gli investitori stranieri non potranno vendere le azioni, in base a quanto stabilito già alla fine di febbraio, e neanche bond denominati in rubli OFZ almeno fino al prossimo 1° aprile. E’ stato istituito inoltre il divieto di short selling, ovvero di vendite allo scoperto. Gli acquisti si sono riversati immediatamente sui titoli del comparto oil, come Rosneft e Lukoil, volati rispettivmente del 20% e del 16%, mentre il titolo del colosso dell’alluminio Rusal ha segnato un rialzo di oltre +14%.

Bene anche Norilsk Nickel, in rally di oltre +22%. In ribasso invece le azioni della compagnia aerea russa Aeroflot, inizialmente precipitata più del 20%, poi in ribasso del 6% circa. L’ultima volta in cui la borsa di Mosca è stata aperta risale al 25 febbraio scorso, all’indomani dell’attacco all’Ucraina annunciato dal presidente Vladimir Putin. Il trading dell’indice MOEX, ripartito alle 9.50 ora locale, proseguirà fino alle 14 ora locale, in via ridotta.Tra i titoli scambiati nella sessione odierna compare anche quello della banca Sberbank.

L’altro ieri, per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, i titoli di stato russi sono tornati a essere scambiati sul mercato di Mosca. I bond di Vladimir Putin sono stati subito attaccati dalle vendite, scatenate dalla paura di imminenti default sul debito da parte della Russia. I tassi decennali degli OFZ sono balzati così al record di sempre, fino al 19,74%, per poi ritracciare grazie all’ intervento della banca centrale, che ha annunciato l’acquisto dei bond sovrani.

Nelle ultime ore sono state riportate indiscrezioni sulla posizione delicata in cui versa la presidente della Banca centrale russa, la governatrice Elvira Nabiullina. Secondo i rumor, Nabiullina avrebbe cercato di lasciare lo scranno più alto dell’istituzione subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ma Putin le avrebbe chiesto (leggi anche ordinato) di rimanere al suo posto. Una sua dipartita, spiega un articolo di Bloomberg riportando quanto riferito da fonti vicine al Cremlino, sarebbe stato visto dal presidente russo come un tradimento, considerato il rapporto stretto tra i due che dura da quasi 20 anni. Nabiullina, 58 anni, non ha rilasciato commenti, con il suo ufficio stampa che, a seguito della pubblicazione delle indiscrezioni, ha comunicato all’agenzia Tass che quanto riportato “non corrisponde alla realtà”. Un portavoce del Cremlino, anche, ha optato per il silenzio, non rispondendo alla richiesta di commenti: costretta a rispondere alle sanzioni che hanno colpito la Russia di Putin, Nabiullina – considerata tra i migliori banchieri centrali al mondo da Euromoney così come da The Banker – ha cercato di blindare il rublo alzando in primis i tassi di interesse alla fine di febbraio, poco dopo l’invasione dell’Ucraina, per la precisione più che raddoppiandoli dal 9,5% precedente al 20%. La mossa, secondo gli analisti, non riuscirà tuttavia a sventare il balzo dell’inflazione che aspetta al varco l’economia russa, con il tasso di inflazione che potrebbe volare fino al 25%, al record dal default sul debito russo avvenuto nel 1998.