Borsa Hong Kong: rimonta delle Big Tech cinesi, sottoindice hi-tech +40% da minimi recenti

23 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

Impressionante rimonta delle Big Tech cinesi alla borsa di Hong Kong, con l’Hang Seng Tech Index – sottoindice di riferimento del settore dell’indice benchmark Hang Seng – che è rimbalzato di quasi il 40% dal minimo testato la scorsa settimana. Un rally spettacolare, che vede tuttavia l’indice rimanere ancora in calo di oltre -50% dai massimi testati nel febbraio del 2021 e in flessione di oltre -16% dall’inizio dell’anno. Oggi l’Hang Seng Tech index ha guadagnato il 2,05% a 4.749.12. A sostenere l’indice sono stati i buy sui titoli Alibaba, Meituan e NetEase, ma anche su Xiaomi, balzata dopo l’annuncio del colosso produttore di smartphone di procedere a un buyback azionario fino a un valore di 10 miliardi di dollari di Hong Kong, l’equivalente di 1,28 miliardi di dollari Usa. Xiaomi ha seguito praticamente le orme del gigante dell’e-commerce Alibaba che, proprio alla vigilia, ha annunciato la decisione di incrementare il valore del suo bayback azionario già programmato al valore di 25 miliardi di dollari, confermando la  più grande operazione di buyback mai lanciata prima da una società cinese quotata.La notizia ha fatto scattare i titoli tecnologici dell’Hang Seng Tech Index fino a +5%, grazie al rally di Xiaomi fino a +9% e di altri titoli, come Bilibili, volata fino a +15% nella sessione odierna.

Rimane l’ombra di quel commento degli analisti di JP Morgan guidati da Alex Yao che, sempre a metà marzo, citando il balzo dei casi di Covid-19 in Cina e la guerra in Ucraina, avevano definito il settore delle Big Tech “non investibile” per i 6-12 mesi successivi, tagliando contestualmente il rating di 28 azioni.Tra queste, compaiono i nomi di Alibaba, Tencent Holdings e Meituan: non investibili per l’aumento del rischi geopolitici e dei rischi macro. Una definizione, “non investibile”, che riporta alla mente quella proferita da MSCI in riferimento al mercato azionario della Russia, nei giorni immediatamente successivi all’invasione dell’Ucraina da parte del regime di Putin.

Tornando a Hong Kong, la rimonta dei titoli tecnologici cinesi segue i bruschi tonfi di metà mese, alimentati dai timori di un delisting dei colossi quotati alla borsa di New York dopo l’annuncio della Sec: le azioni avevano pagato – e potrebbero tuttora pagare – anche la posizione ancora poco chiara che la Cina ha preso nel conflitto tra la Russia e l’Occidente. 

I buy sono tornati grazie alle dichiarazioni del vice premier cinese Liu He a sostegno dell’azionario cinese. Liu, che ricopre anche la posizione di responsabile della Commissione finanze del governo, Nel presiedere lo scorso mercoledì una riunione dedicata alla stabilità finanziaria della Cina, Liu – che ricopre anche la posizione di responsabile della Commissione finanze del governo – avrebbe parlato anche di progressi nelle trattative tra Pechino e Washington che hanno per oggetto le azioni di aziende cinesi quotate a Wall Street.

“Finalmente i leader cinesi hanno rotto il silenzio, reagendo al recente sell off di mercato – aveva commentato la scorsa settimana Larry Hu, capo economista della divisione sulla Cina di Macquarie – Il tono della riunione è forte, e suggerisce che le autorità monetarie sono profondamente preoccupate del recente sell off dei mercati”. Le Big Tech non aspettavano altro che l’assist delle autorità: una volta confermato, i titoli hanno schizzato verso l’alto, complici anche alcune indiscrezioni secondo cui il governo di Pechino potrebbe allentare i controlli che hanno preso di mira le società tecnologiche. Il sentiment positivo, oltre che con i buyback, è sostenuto inoltre anche dalla fiducia in nuove misure di stimoli monetari da parte della People’s Bank of China, banca centrale cinese.