Bce non scherza contro l’inflazione: arriva maxi rialzo tassi di 75 pb. Lagarde non dimentica il debito, scudo salva spread rimane TPI

8 Settembre 2022, di Redazione Wall Street Italia

La Bce di Christine Lagarde sforna il maxi rialzo dei tassi di 75 punti base su cui i mercati avevano scommesso, confermando la sua lotta contro l’inflazione, che nell’area euro è salita ad agosto al ritmo del 9,1%. La stessa Bce non fornisce un assist ulteriore all’Italia e ai suoi BTP, facendo chiaramente intendere che lo scudo anti-spread è stato sfornato.

Certo, in caso di necessità, dice Lagarde, “siamo pronti a intervenire”, ma nessun regalo extra all’Italia, e nessuna attivazione del nuovo strumento TPI.

Il rischio Italia rimane dunque lo stesso, e i BTP non gradiscono, con i tassi decennali che, dal 3,83% delle 14.15 (momento in cui la Bce annuncia il maxi rialzo dei tassi) scattano a un passo dalla soglia del 4%, fino al 3,96%. Lagarde lancia tra l’altro anche un monito ai paesi dell’area euro, pronti a erogare nuovi aiuti alle imprese e alle famiglie, alle prese con l’inflazione, in particolare con il #caroenergia e il #carobollette.

“Le misure di sostegno fiscale volte a tamponare l’impatto dei prezzi energetici più alti dovrebbero essere temporanee e dirette alle famiglie e alle imprese più vulnerabili, al fine di limitare il rischio di far salire ulteriormente le pressioni inflazionistiche, e per rafforzare l’efficienza della spesa pubblica, e per preservare la sostenibilità del debito”.

Un attenti all’Italia, che rimane osservata speciale, nel pieno di una campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre, con alcuni partiti che promettono soldi a non finire?

Sul maxi rialzo dei tassi annunciato oggi, pari a 75 punti base, la Bce ha portato i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saranno innalzati rispettivamente all’1,25%, all’1,50% e allo 0,75%, con effetto dal 14 settembre 2022.

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Bce, Lagarde ammette la sua impotenza e fa mea culpa

Allo stesso tempo Lagarde ammette anche l’impotenza della Bce, dando ragione così in un certo senso proprio a chi continua a tartassare di critiche la Banca centrale europea per il percorso di normalizzazione di tassi – strette monetarie a cui ha dato il via per sconfiggere la piaga dell’inflazione:

“Io non posso ridurre il prezzo dell’energia. Non posso convincere i grandi player di questo mondo a ridurre i prezzi del gas. Non posso riformare il mercato dell’elettricità. Sono dunque molto contenta di vedere che la Commissione europa sta considerando diverse soluzioni a tal fine, perchè la politica monetaria non ridurrà il prezzo dell’energia”, ha detto Lagarde, mettendo in evidenza tutti i limiti dello strumento della politica monetaria. Strumento che non è certo la bacchetta magica capace di far sparire di colpo l’inflazione, per i consumatori e le aziende considerata alla stregua della tassa più crudele.

“L’inflazione degli Stati Uniti ha origine nella domanda – ricorda – , mentre l’inflazione dell’area euro è stata scatenata invece dall’offerta. Esattamente quanto aveva detto mesi fa Francesco Giavazzi, economista, consigliere economico e braccio destro del presidente del Consiglio, Mario Draghi.

“La Bce ha promesso di alzare i tassi in risposta all’aumento dell’inflazione, con lo strumento sbagliato”, aveva detto, stando a quanto riportato da Reuters, il consigliere economico di Draghi, nel corso di una conferenza che si era svolta a Roma – Noi non siamo alle prese con una inflazione che deriva dalla domanda domestica, così come sta avvenendo negli Stati Uniti. Noi abbiamo un’inflazione collegata al (balzo) dei prezzi del gas”.

Idem, oggi, Lagarde. Che ha fatto poi anche un mea culpa, interpellata durante la conferenza stampa in merito al grande errore che la Bce ha commesso nel definire transitoria l’inflazione. Ma Lagarde si è messa anche sulla difensiva:

“Com’è possibile un modello che preveda il Coronavirus? La guerra in Ucraina? Il ricatto dell’energia (da parte della Russia di Vladimir Putin)?. Mi prendo la colpa; ma non siamo stati solo noi a sbagliare”.

Di certo, Lagarde ha fatto di tutto per confermare la propria determinazione a porre un freno all’inflazione, rispondendo a una domanda sul tasso terminale (la cui determinazione, nel caso dell’Eurozona, rimane un mistero) che, se servisse, la Bce potrebbe decidere di alzare i tassi anche oltre (ovvero, visto che non se ne conosce l’entità?), e sottolineando anche, che il tasso neutrale non è né pari a zero né pari a dove ci troviamo ora.

“L’inflazione – ha ripetuto – è incredibilmente alta”, e si prevede che rimarrà oltre il nostro target (2%) per un periodo lungo di tempo”.

Tanto che lo staff della banca centrale è stato costretto a rivedere l’outlook sulla fiammata dei prezzi al rialzo (in media all’8,1% nel 2022, al 5,5% nel 2023 e al 2,3% nel 2024″.

Bce, Lagarde e il worst case scenario con stop totale gas Russia

Detto questo, il mercato ha scontato soprattutto il rischio recessione, che è stato illustrato dalla stessa presidente dell’Eurotower. Nello scenario di base, l’outlook sul Pil – si legge nello stesso bollettino della Bce – “ha registrato una marcata revisione al ribasso per la parte restante di quest’anno e per tutto il 2023, collocandosi al 3,1% nel 2022, allo 0,9% nel 2023 e all’1,9% “.

Ma esiste uno scenario decisamente peggiore, che è stato elaborato dagli stessi economisti della Bce: il cosiddetto worst case scenario che mette in conto per l’area euro una recessione per tutto il 2023, con stop totale gas Russia e razionamento energia. Ed è soprattutto qui che l’euro è caduto, scendendo dello 0,40% circa nei confronti del dollaro, facendo dietrofront rispetto alla parità che aveva debolmente riagguantato prima delle parole di Lagarde.

L’euro ha prezzato anche la dichiarazione con cui il numero uno dell’istituzione ha chiarito che la stretta monetaria di oggi, pari a 75 punti base, non deve essere considerata necessariamente la norma, visto che la Bce non si è prefissata per l’appunto alcun tasso preciso da raggiungere, oltre quello che permetterà all’inflazione di riscendere verso il target della Bce, pari al 2%, dal balzo al ritmo annuo del 9,1% incassato nel mese di agosto.

A proposito di euro, Lagarde ha rimarcato che non è compito della banca centrale puntare a un preciso rapporto di cambio, ma ha anche sottolineato che il suo deprezzamento ha contribuito ad aumentare le pressioni inflazionistiche.

Analisti: maxi rialzo tassi funziona con inflazione da shock offerta?

Wolfgang Bauer, gestore del Public Fixed Income Team di M&G Investments, ha commentato la mossa della Bce nella nota: “BCE: il più grande rialzo dei tassi nella storia sarà sufficiente a contenere l’inflazione?”, sottolineando che, “con la sua credibilità di guardiano della stabilità dei prezzi in Europa a rischio, la BCE ha optato oggi per il più grande rialzo dei tassi della sua storia. Tuttavia è in dubbio che la normalizzazione del processo con il primo passo di oggi di 0,75% avrà un effetto tangibile sull’inflazione nei prossimi mesi”. Ovvero? Bauer ha ricordato che “i prezzi in crescita sia dell’energia che delle altre materie prime si stanno facendo strada nell’inflazione core poiché i prezzi più elevati degli input costringono le aziende a passare i rincari, almeno in parte, ai loro clienti”. Di conseguenza, il gestore di M&G Investments ha messo in evidenza proprio l’ammissione di Lagarde: “Questa inflazione spinta dai costi, in gran parte causata dagli shock sul lato dell’offerta, è molto dura da combattere con gli strumenti di politica monetaria. Per dirla tutta, nemmeno il più ambizioso dei rialzi dei tassi da parte della BCE riaprirà Nord Stream 1. Verosimilmente, un tetto ai prezzi dell’energia, come quello ora allo studio nel Regno Unito, sarebbe lo strumento di politica più efficace in queste circostanze davvero singolari. Morgane Delledonne, Head of Investment Strategy Europa di Global X, ha commentato così le novità emerse oggi dalla Bce: “L’atteggiamento più aggressivo assunto da Francoforte è dovuto principalmente al costante aumento dei prezzi di energia e commodity e al rischio che questi vadano a ripercuotersi sul costo della vita quotidiana e sulle aspettative legate all’inflazione, come dimostrato dalle significative revisioni fatte su quest’ultima per il prossimo anno. Il lato positivo è che queste proiezioni non segnalano una recessione nella regione, ma piuttosto una combinazione di crescita bassa con uno scenario di inflazione elevata. Noi di Global X rileviamo movimenti interessanti lungo la curva dei rendimenti dei bond tedeschi. Non solo il front-end è salito di 13 punti base con il rialzo dei tassi, ma anche il long-end ha fatto lo stesso, suggerendo che le aspettative dei mercati sull’inflazione e sulla crescita a lungo termine si sono fatte più rosee. A seguito del meeting, la Bce ha inviato segnali contrastanti, ma in generale sembra sia stata la posizione dei falchi a prevalere. Probabilmente, il punto più importante che è emerso è stato quello più volte sottolineato dalla presidente Lagarde, secondo il quale l’inflazione prevista alla fine del periodo di proiezione del 2024 non dovrebbe essere all’obiettivo del 2% ma piuttosto del 2,3%, il che potrebbe potenzialmente giustificare più aumenti dei tassi, anche di ampia portata”.