Banca Mondiale taglia outlook Pil globale. Non solo Russia: pesano inflazione, debiti, pandemia

19 Aprile 2022, di Redazione Wall Street Italia

Effetto guerra in Ucraina, ma non solo: gli economisti della World Bank – Banca Mondiale – hanno annunciato oggi di aver tagliato l’outlook sulla crescita del Pil globale nel 2022 di quasi 1 punto percentuale, dal +4,1% precedentemente atteso a +3,2%, dopo l’espansione del 2021, pari a +5,5%.

Oltre all’impatto che l’invasione russa dell’Ucraina sta avendo sull’economia mondiale, la Banca Mondiale ha elencato diverse altre ragioni, come la “diffusione delle varianti del Covid-19, insieme all’inflazione, al debito, e alle diseguaglianze”, tutti fattori che “intensificano l’incertezza”.

Nel report si legge che “la rapida diffusione della variante Omicron indica che la pandemia, probabilmente, continuerà a colpire l’attività economica nel breve termine. In più, una decelerazione notevole nelle economie principali – Stati Uniti e Cina – peseranno sulla domanda esterna nei mercati emergenti e in via di sviluppo. In un momento in cui i governi di molte economie in via di sviluppo mancano dei margini di azione per sostenere l’attività in caso di bisogno, i nuovi focolai del Covid-19, le persistenti strozzature delle catene dell’offerta e le pressioni inflazionistiche, così come le elevate vulnerabilità finanziarie in grandi aree del mondo potrebbero aumentare il rischio di un hard landing”.

“Il rallentamento – si legge ancora -coinciderà con un ampliamento delle divergenze nei tassi di crescita tra le economie globali e quelle emergenti/in via di sviluppo. La crescita delle economie avanzate è attesa indebolirsi dal +5% del 2021 al +3,8% nel 2022 e al +2,3% del 2023, a un ritmo che, sebbene in moderazione, sarà sufficiente a riportare i livelli della produzione e degli investimenti al periodo precedente la pandemia, in queste economie. Tuttavia, nelle economie emergenti e in via di sviluppo, la crescita è attesa rallentare dal +6,3% del 2021 al +4,6% nel 2022 e al +4,4% nel 2023. Entro il 2023 – si legge nel Global Economic Prospects della World Bank – tutte le economie avanzate avranno raggiunto una ripresa totale della produzione; l’output delle economie emergenti e in via di sviluppo rimarrà invece inferiore del 4% rispetto al trend precedente la pandemia”.

“Per molte economie vulnerabili – si legge ancora – la battuta d’arresto sarà anche più forte: in particolare, l’output delle economie dei paesi interessati dalla guerra sarà inferiore del 7,5% rispetto al trend del periodo precedente la pandemia”.

Per quanto concerne le stime sul Pil della Russia, la Banca Mondiale prevede una moderazione dal +4,3% del 2021 a un tasso di crescita del 2,4% nel 2022 e dell’1,8% nel 2023.

Nell’area euro, le previsioni sono di un rallentamento dal +5,2% al +4,2% nel 2022 e al +2,1% nel 2023.

Per gli Stati Uniti, l’outlook è di un indebolimento dal +5,6% dell’anno precedente al +3,7% nel 2022 e al +2,6% nel 2023.

Per la Cina si passa da un tasso di crescita dell’8% nel 2021 al +5,1% e +5,3%.

Il rapporto dell’istituzione mette in evidenza  il tarlo dell’inflazione:

“L’aumento dell’inflazione – che colpisce duramente soprattutto i lavoratori con redditi bassi – sta limitando la politica monetaria. In tutto il mondo e nelle economie avanzate, l’inflazione sta salendo a ritmi record dal 2008. Nei mercati emergenti e in via di sviluppo, ha raggiunto i ritmi più alti dal 2011”. Di conseguenza, “molti mercati emergenti e in via di sviluppo stanno ritirando misure di sostegno (all’economia) per contenere le pressioni inflazionistiche, e questo molto prima che la ripresa sia completa”.