New York Times accusa Assange: “Manipolato da Mosca” contro gli Usa

1 Settembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Duro affondo del New York Times su Julian Assange che, secondo cui il fondatore di Wikileaks, sarebbe stato manipolato dall’intelligence di Mosca per pubblicare qualsiasi notizia contro gli Stati Uniti.

Lo rivela un nuovo dossier pubblicato ieri in cui si punta il dito sul fatto che, in questi anni, la “macchina” di Assange avrebbe criticato solo gli Stati Uniti risparmiando la Russia e il presidente Vladimir Putin.

“La Russia non è protagonista della scena mondiale come lo sono la Cina e gli Stati Uniti. E in ogni caso la corruzione del Cremlino è una storia vecchia. Tutti criticano la Russia. È noioso”, si e’ difeso Assange, aggiungendo che “non vi è alcuna prova concreta” che ciò che Wikileaks pubblica arrivi da agenzie di intelligence russe.

Per il quotidiano americano, la conferma della simpatia per la Russia di Putin, arriva nel momento in cui Assange critica il partito democratico, l’amministrazione Obama e Hillary Clinton, accusata di “aizzare un’isteria neo-maccartista sulla Russia”.

Nessun riferimento invece a Donald Trump, in linea, come sottolinea il Nyt, con la rinnovata affinità tra il magnate e il leader russo.

Ma non solo. Ripercorrendo la storia di Assange, il New York Times ricorda come nel 2011 il Cremlino abbia rilasciato un visto per Assange e abbia suggerito che gli venisse assegnato il Nobel per la pace. Putin stesso in effetti affermò come le accuse di molestie sessuali rivolte ad Assange fossero un’invenzione.

Assange risponde che:

“Wikileaks non ha nel mirino nessun Paese in particolare ma lavora per verificare il materiale che offre al pubblico, al quale piace avere barlumi nella corrotta macchina che cerca di governarlo”.

Ma il quotidiano newyorkese conclude: “Sia che questo accada per convinzione, per convenienza, o per coincidenza, le rivelazioni di documenti da parte di Wikileaks e molte dichiarazioni di Assange hanno spesso aiutato la Russia a scapito dell’Occidente”.

Fonte: New York Times